Tom Spanbauer.
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L'UOMO CHE SI INNAMOR DELLA LUNA.
Parte 1.
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Titolo originale: The man who fell in love with the moon. 1991.
Traduzione di: Paola Bertante.
2007. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Siamo a Excellent, nell'Idaho intorno al 1880: Shed (alias Duivichi-un-Dua)  un ragazzino mezzosangue che a soli dodici anni subisce violenza sotto minaccia delle armi da un uomo che poi uccide sua madre. L'orfano viene cresciuto dalla scandalosissima Ida Richelieu: prostituta, sindaco del paesino nonch proprietaria dell'Indian Head Hotel, leggendario albergo/bordello dipinto di rosa. Sotto la sua guida, Shed dapprima diventa quello che gli indiani chiamano un berdache (un sacro prostituto maschio), poi fa l'amore con Alma Hatch, ex venditrice di Bibbie e ora puttana di professione. In seguito,
dopo aver abbandonato Excellence per mettersi in cerca del significato del suo nome indiano, diventa amico e amante di Dellwood Barker, un originalissimo cow boy del Montana dagli occhi verdi e dall'animo del filosofo, che conversa con la luna e che potrebbe benissimo essere suo padre.
Quando, dopo diverse peripezie, fanno ritorno nell'Idaho, i due uomini si uniscono a Ida e ad Alma venendo cos a creare la pi bizzarra delle famiglie. E l'affetto profondo che la tiene insieme, per quanto circondato dalla brutalit e dalla ferocia di una terra di frontiera, costituisce il cuore di questo romanzo.
Ma la tranquillit del paesino  scossa dall'arrivo dei quattro fratelli di colore Wisdom, destinati a scatenare il razzismo bigotto dei mormoni locali che gi mal sopportano il colorito e libertino paesaggio umano che orbita intorno all'albergo di Ida. Ne nascer un conflitto esplosivo e tragico che porter Shed a perdere l'innocenza e a diventare dolorosamente adulto.
L'uomo che si innamor della luna  una sorta di favola, struggente e terribile, tragica e pervasa di humour, ricca di realismo e di magia, sul razzismo, sull'amore, sulla famiglia e sul sesso, ambientata in un Selvaggio West assolutamente inedito.
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L'AUTORE.
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Tom Spanbauer, nato nel 1946 a Pocatello, nell'Idaho,  cresciuto in una famiglia cattolica di agricoltori di origini tedesche, ha studiato all'Idaho University e poi alla Columbia University. Prima di trasferirsi sulla Costa Orientale ha trascorso tre anni in Kenia. Stabilitosi a New York ha intrapreso l'attivit di scrittore che lo ha reso famoso con il suo secondo romanzo, L'uomo che si innamor della luna. Si  poi trasferito a Portland, nell'Oregon, dove ha creato la leggendaria scuola di scrittura Dangerous Writing presso la quale si  formato Chuck Palahniuk. Ha scritto poi due altri romanzi (The City of Sky Hunters e Now is the Houi). Vive, scrive e insegna a Portland.
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L'uomo che si innamor della luna.
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Indice di questa parte.
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Libro Uno. C'era una volta: l'uccello corriere.
Libro Due. C'era una volta: il viaggio.
Parte prima: Dellwood Barker.
Parte seconda: Penna di Gufo.
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Fine Indice.
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A Mike Taylor,ca Mutt e a Jeff, a Dellwood e a Shed, ai chierichetti, a Ida e ad Alma, una famiglia,ccon tutto il mio affetto.
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Libro Uno.
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C'era una volta: l'uccello corriere.
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Se voi siete il diavolo, allora non sono io a raccontare questa storia.  non-io, Out-in-the-Shed, Fuori-nella-Baracca.
Questo  il nome che mi aveva dato lei senza neanche saperlo.
Lei  Ida Richilieu, e dopo i fatti del Devil's Pass hanno cominciato a chiamarla Ida Gamba-di-legno.
Credevo di chiamarmi anche Ehi-tu e Vieni-un-po'-qui-ragazzino.
Pi o meno per i primi dieci anni di vita pensavo di essere quello che dicevano queste parole tybo. Tybo significa "uomo bianco" nella mia lingua. E la mia lingua  poche parole che ricordo ancora.
Mia madre era un'indiana Bannock. Lavorava da Ida come donna delle pulizie, e tutte le volte che a un uomo veniva voglia di indiana. Cos ero nato io... o almeno credevo. Mia madre mi aveva chiamato Duivichi-un-Dua, che ha un significato, e ci dimostra che ero uno da portare un nome come quello, e non come Out-in-the-Shed, Fuori-nella-Baracca.
Ce ne ho messo di tempo a scoprire che cosa vuol dire il mio nome indiano. Anche perch non  Bannock, ma Shoshone, e nessun Bannock  mai stato capace di spiegarmelo.
Ho sempre pensato che mia madre fosse una Bannock. Forse, per, era una Shoshone. Perch, senn, mi aveva dato un nome Shoshone?
Mia madre  morta quando avevo appena dieci o undici anni. Ammazzata da un uomo che si chiamava Billy Blizzard.
Di lei ricordo che mi aveva dato quel nome e che mi diceva di non rispondere mai se qualcuno mi chiamava cos, perch poteva essere il diavolo in persona. Quando sentivo il mio nome, dovevo dire subito che non ero io. Un'altra cosa che ricordo di mia madre  il momento prima di addormentarmi, quando lei era solo un odore e una sensazione che non so spiegare a parole.
Quando  morta, ho preso il suo posto da Ida e ho cominciato a fare le pulizie e qualche altro lavoretto. Certe sere, fuori nella baracca, quando la luna brillava troppo e c'era troppo silenzio, e io sentivo solo il mio cuore che batteva e il
respiro che entrava e usciva in fretta da me, salivo in punta di piedi la scala sul retro dell'Ida's Place fino al piano di sopra e guardavo dentro la finestra di Ida. Lei era seduta nel cerchio di luce della lampada a cherosene che colorava la sua stanza di rosa. D'inverno Ida era tutta infagottata nelle trapunte.
D'estate non aveva addosso quasi niente. D'inverno e d'estate, a notte fonda, quando aveva finito di lavorare, la trovavi sempre nel suo cerchio di luce a scrivere diari che parlavano della sua vita e del suo lavoro di sindaco.
Osservare Ida nel suo cerchio di luce che scriveva storie di esseri umani con pennino e inchiostro era sempre bello. Ti dava l'impressione che c'erano segreti da scoprire, o storie che dovevi assolutamente ascoltare. Interrompeva quell'orribile
martellio che avevi dentro.
Una volta per poco non morivo congelato. Mi ero addormentato in piedi dietro la finestra di Ida. Credo di essermi addormentato, anche se non mi sembrava. Non avevo pi freddo, non guardavo pi dentro la finestra; ero nel cerchio di luce di Ida, il colore rosa sulla mia pelle, e me ne stavo disteso nel suo letto con il materasso di piume.
Ci sono rimasto, nel letto di Ida. Ogni tanto ero sveglio, e Ida scriveva nel suo cerchio di luce. Ogni tanto non-sveglio,
ed ero chiss dove, partito per quell'altro posto dove si va quando ci si addormenta.
Tornato definitivamente da quell'altro posto e passata la febbre, certe volte Ida mi lasciava dormire con lei nella sua stanza colorata, nel suo letto con il materasso di piume. Non dovevo dirlo a nessuno, e difatti ho sempre tenuto la bocca
chiusa. Quando Ida ti faceva promettere qualcosa, non si sgarrava. Prima, per, dovevo sempre lavarmi bene.
Una notte che stavo dormendo con Ida mi  successa una cosa che l'ha fatta svegliare. Lei diceva sempre che non riusciva a dormire se c'era un cazzo duro nella stanza.
Dopo quella notte che non era riuscita a dormire e dopo aver visto il mio cazzo duro - e conoscendo gi la mia storia, anche se avevo solo dodici anni - Ida ha pensato che mi sarebbe piaciuto il lavoro. Cos alla fine ho ereditato anche gli altri compiti di mia madre... cio, tutte le volte che a un uomo veniva voglia di indiano.
Nella lingua indiana si dice berdache. Ho sentito questa parola per la prima volta quando ho conosciuto Dellwood Barker, e lui mi ha raccontato la storia del berdache chiamato Donna Stupida, che lo aveva guarito e poi gli aveva insegnato a scopare.
Non so se berdache  una parola Bannock o Shoshone o semplicemente indiana. Ho sentito dire che  francese, per non conosco il francese, quindi non saprei.
Quel che conta  la parola. Dellwood Barker ha scandito bene le lettere, b-e-r-d-a-c-h-e mi ha spiegato significa uomo santo che scopa con gli uomini.
Le uniche parole tybo che conosco per dire "fuori nella baracca" - cio come sono io, che scopo con gli uomini - ormai non le uso pi. Un tempo s. Per me erano solo altri nomi per dire chi ero.
Dellwood Barker, per, ha cambiato tutto.  tornato nella mia vita dopo due anni che era scomparso e ha cambiato tutto: come mi chiamavo, chi pensavo di essere. Ha bussato alla porta della baracca.  entrato. Era lui, Dellwood Barker, l'uomo che credevo mio padre. Tutto  cambiato. Io sono cambiato.
Ero uno che si era innamorato.
L'ho amato subito, intensamente e per l'eternit.
"Eternit" era una delle parole di Ida. Una delle prime che mi ha insegnato.
Per l'e-t-e-r-n-i-t- mi aveva detto scandendo bene le lettere, significa per sempre.
Non avevo mai pensato di potermi innamorare, tanto meno di un bianco - e di mio padre, per giunta - e tanto meno per l'eternit.
Dellwood mi aveva detto che anche lui si era innamorato.
Per non era di me, non-io, che si era innamorato, no. E neanche di Alma Hatch, la bellissima donna-uccello dai capezzoli rosa, profumata di acqua di rose, che un giorno si era presentata all'Ida's Place e, davanti a tutti gli uomini del bar,
aveva pagato in contanti per passare un pomeriggio con il mezzosangue di Ida, fuori nella baracca; che aveva pagato per scopare con me e l'aveva fatto, e poi mi aveva cacciato via, senza neanche un'ala per volare.
Non di uno di noi: n di Ida Richilieu n di Alma Hatch n di me.
Sapete, Dellwood Barker era l'uomo che si innamor della luna.
Tutto  successo a Excellent, Idaho; cio, tra Excellent e Gold Bar, due villaggi poco pi a nord dei monti Sawtooth.
Excellent si trova nella valle della biforcazione settentrionale del fiume Payette, e Gold Bar dista da Excellent un giorno intero di viaggio a cavallo - se il tempo  buono - attraverso il Devil's Pass, che arriva molto in alto, fin dove non crescono pi alberi, e la neve rimane fino a met estate.
Sia Excellent che Gold Bar si chiamavano in modo diverso nei tempi di magra; cio prima della corsa all'oro che aveva investito Excellent nel '63 e Gold Bar nel '72. Il primo aveva un nome indiano che ho dimenticato e che significava Acqua-buona-e-bollente-che-esce-dalla-terra. Mentre Gold Bar era il solito Rock Creek, torrente sassoso. I nomi erano cambiati dopo la prima ondata di cercatori d'oro. Ma non solo i nomi. Praticamente tutto era cambiato. Queste montagne si erano riempite di tybo che scavavano, facevano esplodere le rocce, si ubriacavano, si sparavano a vicenda e si arricchivano.
La cosa era andata avanti cos per un po', poi l'oro era diventato sempre pi difficile e alla fine impossibile da trovare. Dopo dieci anni dall'inizio della prima corsa all'oro, a Excellent e a Gold Bar non erano rimaste pi di cento persone. Almeno cos raccontava Ida, che dovrebbe essere una fonte affidabile, visto che  stata sindaco di Excellent per parecchio tempo - prima dei mormoni, cio - nel periodo che la gente di qui chiama il Secondo Avvento, dal 1882 al 1902.
Ida, oltre che puttana e sindaco, era anche quella che aveva scritto tutte queste storie, per sentito dire o per esperienza
diretta, nei suoi diari. Mi aveva detto di bruciarli, appena prima della sua morte. Per io non l'ho fatto. Io e il dottor
Heyburn l'abbiamo ingannata per salvare i diari. Cos adesso la gente sa queste cose per certo, e non per averle sentite
raccontare in giro, visto che qui la maggior parte non sa fare altro che parlare e parlare.
La gente  fatta cos diceva Ida. Ha bisogno di parlare.
Non puoi impedirglielo. La gente parla e le storie prendono forma, e che cos' un essere umano senza una storia?
Io avevo ragionato su quel che lei aveva detto a proposito degli esseri umani e delle storie - cos come ragionavo su tutto quello che diceva - e in effetti era vero, come quasi tutto quel che diceva lei. Gli esseri umani, sia i tybo sia gli indiani, sono fatti cos.
La sola differenza tra le storie dei tybo e le nostre sta nell'argomento.
"Nostre", cio degli indiani, anche se io lo ero solo per met.
La met che mi piaceva pensare come l'"io" di non-io.
Gli indiani descrivono il mondo. Le loro storie raccontano perch il lupo si chiama lupo. Perch le zanzare sono diventate
esseri cos fastidiosi. Come l'alce ha ottenuto le corna, e quel che gli orsi dicono alle api quando desiderano il miele.
Raccontano che il fiume canta una canzone agli alberi e che gli alberi rispondono.
Gli indiani parlano della montagna ai cui piedi era stata costruita Excellent, Idaho - e dietro cui sorge il sole del mattino
- e dei motivi che ci spingono a fare certe cose. Le storie indiane dicono che  stata la montagna ad attirarci qui, a catturarci. Noi, magari, siamo convinti di essere qui per una ragione o per l'altra. Crediamo di fare semplicemente quel che
facciamo, ma in realt  lo spirito della montagna a catturare ogni cosa. I tybo la chiamano Indian Head, per il nome indiano non pu essere detto ad alta voce.
Ma visto che  non-io a raccontare la storia, ve lo dir.
Non so come si dice in indiano, per significa questo: Non-una-vera-montagna. Pu anche significare "per l'eternit", ma non chiedetemi perch.
I tybo chiacchierano d'oro, di soldi, dollari e dollari, ma in realt non parlano veramente di questo, al di l di quello che dicono.
Me l'ha spiegato Dellwood Barker anni fa: i tybo parlano di quel che saranno - a un certo punto del loro cammino e girato
l'angolo - parlano di s come se non stessero ancora vivendo.
Quasi tutti, con pochissime eccezioni diceva sempre Dellwood Barker, hanno paura di essere quel che sono adesso.
Anche Ida Richilieu era tybo, ma non parlava come loro. Usava le stesse parole, ma quel che diceva non era tybo. Cos Alma
Hatch e, come dicevo, anche Dellwood Barker: tre tybo che non erano tybo.
Ida Richilieu parlava dei monti Sawtooth e soprattutto dell'Indian Head. Parlava di questa valle fluviale e del Devil's Pass, di Excellent e di Gold Bar. Parlava di affari. Parlava di whisky, oppio, marijuana e sesso. Diceva di mantenere la pulizia e le promesse, e di andare avanti. Parlava di cazzi grossi e piccoli. Ida parlava del cazzo di Dellwood Barker. Parlava
del mio cazzo. Ida amava parlare di cazzi. Era la cosa di cui parlava pi volentieri, se si escludevano i mormoni,  soprattutto negli ultimi tempi.
Ida parlava di Alma Hatch, di Dellwood Barker e di me.
Per non parlava mai di quel che amava di pi. E cio del suo vecchio pennino con la boccetta d'inchiostro e dei suoi diari rilegati in pelle con le pagine dai bordi dorati che teneva chiusi a chiave nel grande scrittoio di legno, e del cerchio di luce in cui di notte si sedeva per scrivere.
Alma Hatch parlava d'amore. Parlava di cuori pieni d'amore.
Parlava delle sorgenti calde, di whisky, oppio, marijuana e sesso. Parlava di uccelli e uccelli volanti, e di libellule, insomma di tutte le cose con le ali. Parlava di Ida, di Dellwood e di me. Alma parlava dei suoi capelli. Faceva anche strani versi da animale e da uccello, e non solo quando scopava. Non si poteva mai sapere quando attaccava a gridare.
Dellwood Barker parlava di whisky, oppio, marijuana e sesso. Parlava di me, Ida e Alma. Parlava di berdache. Diceva che la gente non faceva altro che raccontarsi chi era. Parlava del suo cavallo Abramo Lincoln e del suo cane Metaphor. Soprattutto,
per, Dellwood Barker parlava della luna.
Dovreste chiedere agli altri di che cosa parlavo io, ma ormai  troppo tardi. Rimanevo quasi sempre zitto, credo, a parte
quando bevevamo o fumavamo oppio - Dellwood lo chiamava "polvere di stelle", e allora avevamo cominciato tutti a chiamarlo cos - e quando io bevevo e fumavo polvere di stelle, dicono che fossi capace di sfiancare anche i sordi a furia di parole, e che non si capiva un accidenti di quel che dicevo. In quei casi, anzich Fuori nella Baracca, mi chiamavano Fuori dal mondo o Fuori di testa.
Gli altri abitanti della valle, persino quelli di Gold Bar - tutti tybo - quando non parlavano di quel che sarebbero diventati, parlavano di Ida Richilieu, di Alma Hatch, di Dellwood Barker e di me. E non raccontavano solo storie, ma anche
leggende.
Persino io le ho sentite. Storie su di me, voglio dire leggende.
Una diceva che ero bravo come una donna a soddisfare un uomo fuori nella baracca, ma io vi dico subito che non  vero niente.
Non c' donna al mondo capace di fare quel che facevo io l fuori, e se qualcuno lo nega vuol dire che  un mormone.
Un'altra leggenda dice che con la luna giusta le gambe di Ida Richilieu se ne vanno in giro da sole in cerca delle altre
parti di lei, che intanto cantano la sua canzone preferita: Come take a trip in my airship and we'll visit the man in the moon, vieni a fare un giro sul mio dirigibile, che andiamo a trovare l'uomo della luna.
Ce n' una sulla chiesa dei mormoni: la chiesa nuova di mattoni in cui non vuole entrare nessuno perch  infestata dai fantasmi.
La leggenda di Billy Blizzard... che non morir mai.
Quella dei gemelli di Ida: che sono per met Ida e per met qualcos'altro.
Un'altra leggenda che ho sentito diceva che Alma Hatch era la donna pi bella della Terra e che non si erano mai visti capelli tanto splendidi al mondo. Era talmente bella che la notte in cui era morta congelata sul Devil's Pass i condor volevano posarsi su di lei per beccarle gli occhi, ma non ci riuscivano.
Non osavano avvicinarsi perch nei suoi occhi aperti e congelati vedevano qualcosa che per loro era come il volo.
Poi c' anche quella sulle sue grida notturne da animale e da uccello. Le ho sentite persino io. Non  mai esistito un
suono tanto triste.
Ho sentito dire anche che Dellwood Barker era un cowboy pazzo da legare, una testa bacata e bollita, un ubriacone balzano,
temerario e stregato dalla luna. Potete anche crederci, se volete. Come la maggior parte delle storie di qui, contiene una parte di verit. Per quanto mi riguarda, vi ho gi detto com'era Barker per me. A parte quello, credo di non aver mai conosciuto una persona gentile come lui, indiana o tybo.
Come diceva Ida a proposito di storie del genere: Bisogna tenere conto della fonte... una storia su un pazzo raccontata da un mucchio di pazzi dovrebbe dar da pensare...
E poi c' la leggenda di William B. Merrillee, uno dei dodici apostoli della Chiesa di Ges Cristo dei Santi degli Ultimi
Giorni, che aveva avuto una visione in cui la sua gente doveva andare a Excellent, Idaho, e diventare proprietaria di una
miniera d'oro.
Il rogo dell'Ida's Place e di quelli che c'erano dentro.
La caccia aperta contro i Wisdom Brothers.
Il reverendo mormone tybo e lo sceriffo tybo trovati impiccati poco dopo l'incendio all'Ida's Place, le teste infilzate da
orecchio a orecchio con una baionetta.
Un'altra dice che certe notti si sentono le nostre risate. Come quando ridevamo come pazzi perch eravamo una famiglia.
L'ho sentita persino io, e tutte le volte che mi capita di sentirla finisco sempre e comunque per scoppiare a ridere come un matto. A volte penso che quando dicono di sentire le risate, in realt sentono solo me.
Poi c' la leggenda di quella notte. Della notte che era giorno di paga a Gold Bar, e noi eravamo ancora a Excellent.
La leggenda che parlava della gara che avevamo fatto per vedere chi si divertiva di pi: uomini o donne. Di quanto avevamo bevuto. Di quanto avevamo fumato. E riso forte. Di come Alma Hatch aveva iniziato a gridare come un'aquila.
Di come Ida si era messa a ballare sul bancone, o su quel che ne era rimasto dopo l'incendio, ancora sulle sue gambe, con
il suo vestito bianco in mezzo a tutto quel nero. Di come Dellwood Barker aveva attaccato il mulo alla rovescia. Che  un segno di morte.
Della strana nube che aveva avvolto il Devil's Pass quella notte e di come, dentro quella nube, era nevicato forte.
Di chi aveva vinto la gara.
Ha vinto Ida, credo. Lei aveva perso solo le gambe. Alma la vita. Dellwood Barker la testa.
Io, alla fine, li ho persi tutti.
Tutto quel che rimane di loro  questa storia, insieme a me che la racconto.
Solo quando li ho persi tutti ho saputo la storia che avrei dovuto sapere sin dall'inizio e ho scoperto che le cose non
stavano come avevo sempre creduto io, e cio che io non facevo quel che pensavo di fare e che, alla fin fine, non ero assolutamente quello che pensavo di essere.
Solo quando li ho persi tutti ho capito che non aveva nessuna importanza se le cose stavano in un modo o nell'altro.
Come diceva sempre Ida, le storie migliori sono quelle vere, e la verit  che noi eravamo comunque una famiglia, migliore
di qualsiasi famiglia di mormoni: Dellwood Barker, Ida Richilieu, Alma Hatch e io.
Una famiglia.
Il ricordo pi vecchio che ho di me  di quando giocavo all'uccello corriere. Ci giocavo cos tanto che alla fine non sapevo
pi distinguere il gioco da me. La verit  che ci gioco ancora, a corriere.
Il gioco cominciava quando mi alzavo la mattina. Bisognava far piano perch le ragazze e i clienti dormivano ancora, soprattutto Ida, che aveva il sonno leggero. L'impresa pi difficile era uscire dalla stanza 11, dove stavamo io e mia madre.
La porta faceva un rumore del diavolo. O la aprivi piano oppure forte, facendo un fracasso che nel sonno Ida avrebbe scambiato per il vento o per un mucchio di neve che cadeva dal tetto di lamiera. Era meglio aprirla piano, ma la mattina mi scappava sempre la pip e muoversi piano era un tormento.
tor men t o mi aveva spiegato Ida scandendo le lettere significa troppo doloroso, e certe volte  bello.
I miei compiti erano tagliare la legna, accendere la stufa della cucina e quella panciuta del bar. Sullo sportello del forno
della stufa in cucina c'era scritto "Kalamazoo". Su quella del bar non c'era scritto niente. Per Ida la chiamava Thord
Hurdlika, dal nome del fabbro che l'aveva costruita apposta per lei. Invece di farsi pagare, Thord si era messo d'accordo con lei. Poteva scopare gratis all'Ida's Place per tutta la vita e, il sabato, bere whisky a met prezzo.
Un altro mio compito era portare l'acqua nelle camere. La pompavo dal rubinetto rosso vicino all'abbeveratoio per i cavalli,
poi ne trasportavo due secchi lungo Pine Street e poi su per le scale, dopo di che riempivo le brocche di porcellana bianca senza rovesciare niente e ne portavo una per camera, che erano cinque: cinque brocche per cinque stanze.
Dovevo anche prendere i vasi da notte e rovesciarli nel buco del gabinetto che c'era fuori, e poi di sciacquarli, a volte
ripulendoli con una spazzola di crine per togliere le macchie.
Chiamavo il mio gioco corriere, pensando all'uccello che si chiama cos. Una volta mia madre aveva detto a un cliente che le piaceva il corriere per il suo trucchetto. Quando c'era una volpe o un coyote, fingeva di avere un'ala spezzata, cos
quelli lo inseguivano e si allontanavano dal suo nido. Un giorno ho visto una femmina di corriere e l'ho inseguita.
Ha fatto proprio cos: ha finto di avere un'ala spezzata per farmi allontanare dal suo nido.
Pensavo che era molto intelligente a fare quella cosa.
Io assomigliavo molto a quell'uccello.
Giocare all'uccello corriere significava cercare qualcosa senza sapere che cosa. Era il corriere che cercavo.
Per il trucco era anche che se facevi vedere che stavi cercando il corriere, non lo trovavi mai.
Dovevi essere tu il corriere.
Un altro trucco del gioco era che se non volevi essere visto da una persona, quella non ti poteva vedere.
Non poteva prendere l'uccello, trovare il nido, vedermi.
Il gioco del corriere cominciava quando finivo i lavori.
Aprivo lentamente la zanzariera sulla veranda di dietro.
Sentivo lo scricchiolio e poi via, bisognava scappare in fretta.
Superavo il gabinetto, il mucchio di cenere, la baracca e infine il cancello, poi puntavo verso Chinatown seguendo il vecchio recinto di filo spinato fino all'Hot Creek. Tre salti per attraversarlo, sempre sugli stessi sassi. Li avevo messi apposta nel letto del torrente. Poi, sempre correndo a precipizio, passavo davanti alla prigione con le porte sempre aperte e senza prigionieri, a parte il sabato sera, e raggiungevo la casa del dottor Ah Fong, a Chinatown, che sembrava un mucchio di casse di legno incastrate una sull'altra. La sua era la cassa di legno pi vicina alla strada da cui cominciava Chinatown. Le altre seguivano la curva della terra fino all'Hot Creek e poi andavano in salita.
A Chinatown giocare al corriere era grande. Entravo di nascosto, guardandomi intorno e scrutando ogni cosa. scru ta re
mi ha spiegato poi Dellwood Barker, significa toccare con gli occhi tutte le cose che stai guardando.
Scrutare: i sacchi di iuta stesi in alto tra una cassa di legno e l'altra, le lische di pesce sulla strada, l'odore del cibo cinese misto a quello dell'incenso bruciato e, a volte, la loro musica.
Per l'ho scoperto solo pi tardi che cosa rendeva grande il gioco del corriere a Chinatown, gi per gli scalini che portavano alla stanza fumosa e ai letti, quando mia madre era morta e io ero cresciuto.
Ma la cosa che ricordo meglio di quando ero piccolo  il gelato.
La domenica il dottor Ah Fong aveva il gelato. Mia madre mi portava nel suo negozio a gustare quel sapore domenicale.
Il mio preferito era alla ciliegia. Anche quello di mia madre. Ricordo soprattutto una domenica di primavera, dal dottor Ah Fong c'erano anche Ida Richilieu, Grade Hammer, Ellen Finton e tutte le altre donne. Eravamo seduti al sole, perch all'ombra faceva troppo freddo, e mangiavamo tutti gelato alla ciliegia, che era rosa: quelle donne nei loro vestiti con le tette che ballonzolavano su e gi, rosa come il gelato, quelle femmine che ridevano, parlavano e mangiavano il gelato.
Superata di corsa Chinatown, raggiungevo il cimitero. Era il mio posto preferito per giocare al corriere. Il bosco era stato
tagliato e rimanevano solo i grandi alberi della foresta vergine: undici pini contorti che salivano in cielo. La luce che
cadeva sulle lapidi ti dava pi di ogni cosa una sensazione da corriere, se si escludevano il fuoco, le sorgenti calde e lo
spogliatoio.
Il cimitero era diviso in due parti: quella in cui erano sepolti i tybo - con le tombe cintate e i nomi incisi sulle lapidi -
e quella dove erano sepolti i cinesi, le prostitute, gli assassini e i poco di buono. Ida Richilieu diceva che quella era la sua parte. Anche la mia.
Il cimitero era il posto migliore per sedersi a scrutare Non-una-vera-montagna. Non c'era niente in mezzo. Solo tu che guardavi e la montagna.
Dopo il cimitero, la corsa proseguiva fino al campo aperto.
C'era un grosso abete a cui ci si poteva appoggiare. Era un campo di erba fienaiola che rimaneva verde per una settimana al massimo e poi era sempre d'oro, soprattutto nel tardo pomeriggio. Guardando a ovest mentre il sole calava si vedeva solo oro.
Non l'oro a cui pensano i tybo, ma la luce dell'oro, il corriere, e quando lo guardavi toccava i tuoi occhi che scrutavano.
Il fiume era sempre di un colore diverso: blu, verde o grigio.
In primavera era marrone e scuro. A volte era nero e a volte cos limpido che se ti avvicinavi potevi vedere tutti i sassi sul fondale, i pesci e la tua faccia che guardava.
L'acqua era fredda. Anche quando era pieno agosto e avevi le palle che odoravano di linfa di pino. Nel fiume, con i piedi e le gambe che urlavano, il sangue ti scorreva dentro velocissimo, cercando di allontanarsi il pi possibile dal fiume.
Salivo fino al punto che chiamavo nido e mi gettavo dalla
grande roccia di granito, volando nell'aria, nel cielo azzurro
fino all'acqua blu verde grigia nera limpida, gi nel buco del
fiume, e poi uscivo in fretta e rimanevo in piedi sotto il sole,
nudo, respirando e ansimando, con il cuore che batteva.
Ma era soprattutto alle sorgenti calde che il corriere faceva
il trucchetto dell'ala spezzata. Quando arrivavi sull'argine
del fiume, dove la terra scendeva verso l'acqua, potevi vedere
il fiume, ma non le sorgenti calde. Ma se solo facevi un
passo nella direzione giusta e guardavi un po', davanti ai
tuoi occhi c'era lo spettacolo pi bello del mondo: acqua
bollente che sgorgava da un lato e scorreva sulle pietre e poi si
schiantava forte sul grosso masso al centro e infine nel bacino
pi largo. Quando i raggi del sole colpivano l'acqua era
tutto uno scintillio di arcobaleno. Difficile battere l'arcobaleno nel gioco del corriere.
Libellule e ragni d'acqua.
Di notte, la luna cambiava ogni cosa.
A dire il vero la luna  il sole che ti fa il trucchetto. A volte,
quando la camera 11 era occupata, rimanevo sul fiume per
giorni e notti di seguito. Mi accampavo, preparavo fuochi, rimanevo
vicino alle sorgenti dell'acqua calda che straripava
dagli argini, camminavo lungo la riva, nel fiume, catturavo
pesci, giocavo a quel gioco. L si potevano vedere tutti gli
animali che c'erano: il coguaro, il puma, la lince rossa, il gattopardo
americano, il castoro, il ghiottone, il tasso, il cervo
virginiano, l'antilope, l'alce - persino quello d'Alaska - la
puzzola, la volpe, il coyote, il lupo, il jack rabbit dalla coda
bianca, l'orso... proprio tutti. Persino gli animali che escono
solo di notte e nella nebbia del mattino.
Tornando di corsa al villaggio, ancora in cerca del corriere, il
primo edificio che incontravo era la scuola dei bambini mormoni.
Io non ci potevo andare. E neanche volevo. Mia madre
aveva provato a mandarmici, ma le avevano detto che mi
ammettevano solo se andavo a vivere con una famiglia di
mormoni. Mia madre, che con quelli ci era cresciuta, aveva
detto: Al diavolo!. Preferiva un figlio indiano deficiente, piuttosto che un figlio mormone.
Non conoscevo nessun bambino tybo. Ce n'erano solo cinque
o sei e si assomigliavano tutti, solo che alcuni erano maschi
e alcune femmine, e mi fissavano sempre con la bocca
aperta... ma solo quando il mio corriere glielo permetteva.
Vicino alla scuola c'era la chiesa dei mormoni. Sia la scuola
che la chiesa erano dipinte di bianco e avevano un recinto
come quello che c'era intorno ad alcune tombe: uno steccato, sempre dipinto di bianco.
Superata la scuola e la chiesa dei mormoni, appena dopo
la fattoria di Moosman, cominciava Pine Street. Subito a sinistra,
c'era l'Hot Creek, e poi l'Indian Head Hotel: l'Ida's Place.
Anche questo era bianco, l'unico edificio pitturato del villaggio,
a parte quelli dei mormoni. Davanti all'Ida's Place
c'era l'albero che aveva dato il nome alla via: un pino ponderosa
grosso e solitario, con il tronco largo come quattro uomini
in cerchio che si tengono per mano con le braccia aperte.
Dall'altra parte della via c'era la bottega del barbiere, dove
quasi tutti gli uomini del villaggio si incontravano e si raccontavano
delle storie. D'inverno si sedevano intorno alla
stufa panciuta del negozio, d'estate sulla panchina che c'era
fuori. Vicino a questa c'era un palo dipinto di blu, rosso e
bianco, con i colori che gli giravano tutt'intorno. Fuori dal
barbiere c'era l'abbeveratoio dei cavalli e il pozzo con il rubinetto
rosso e il manico della pompa. Di fronte c'era una passerella
di legno che arrivava fin dove si fermava la diligenza,
cio all'ufficio postale. L davanti era appesa la bandiera americana.
All'Ida's Place era la prima cosa che vedevi quando guardavi
dalla finestra della stanza 11: la bandiera.
Io mi arrampicavo sul palo a cui era appesa per sentire il
corriere. Era l sul palo, non sulla bandiera.
In estate la posta arrivava due volte alla settimana con la
diligenza da Owyhee City e Mountain Home. In inverno la
portava un postino con gli sci attraverso il Devil's Pass.
Fern Hurdlika, la moglie di Thord Hurdlika, era il capo
dell'ufficio postale e anche il barbiere. Si dice che quei due
sapessero tutto quel che c'era da sapere su ogni abitante della
valle, dato che Thord faceva il fabbro per l'intero villaggio
e Fern tagliava i capelli e apriva la posta di tutti.
Dopo l'ufficio postale c'era il negozio di Stein e la drogheria
di North. Io non potevo entrare in nessuno dei due. Dovevo
andare alla porta sul retro, come faceva mia madre,
perch eravamo indiani. Stein e North erano ricchi e non abitavano
pi a Excellent, ma a Boise City. Facevano lavorare
della gente per loro a Excellent. Ogni anno, in primavera,
Stein e North arrivavano con un bel po' di carri pieni di scorte,
e tutti correvano a comprare la roba nuova.
Una volta mia madre si era agghindata come una bianca,
si era legata i capelli in alto e messa uno dei loro cappelli in
testa, e poi era andata al negozio di Stein. Era entrata direttamente
dalla porta principale. Il vecchio Stein l'aveva presa
per i capelli e trascinata fuori - nello spazio tra il suo negozio
e quello di North, cio nel punto in cui in primavera si raccoglieva
l'acqua proveniente da Pine Street - l'aveva gettata
nella pozza fangosa e tutti si erano radunati l a ridere. Per
Stein soffriva: mia madre gli aveva assestato almeno un calcio
nelle palle. Lui cercava di far finta di niente, ma si vedeva
da come stava in piedi che stava soffrendo.
Poco dopo Ida Richilieu scende in strada con lo schioppo
in mano, diretta verso il negozio di Stein, e Stein lo sa. Lui
cerca di parlarle, ma lo sapevano tutti che era impossibile
farla ragionare quando era in quello stato. Allora North esce
dalla sua drogheria con il fucile in mano, e io lo centro con
un sasso grande pi o meno come il mio pugno chiuso. Lui
cade a terra e gli parte il colpo in canna, che gli buca la zanzariera.
Stein cerca di scappare, e Ida gli scarica una raffica
di pallettoni nel culo. Dicono che per sei mesi non  pi riuscito a sedersi.
Poi Stein denuncia Ida Richilieu, e lo sceriffo Archibald
Rooney di Sawtooth arriva qui a cavallo e va in giro a fare
domande. Per non fa niente a Ida, perch lei gli offre whisky
e ragazze gratis; e poi Stein non piaceva per niente allo
sceriffo Archibald Rooney, come a nessuno degli abitanti di
Excellent, perch apparteneva a quella trib tybo che chiamano ebrei.
Anche Ida Richilieu era della stessa trib tybo. Anche lei era ebrea.
Per questo avevo tutto il diritto di aprirgli un altro buco
del culo, a quel vecchio bastardo ripeteva sempre Ida.
A volte l'uccello corriere ti portava dietro l'angolo, oltre il
negozio di Stein. Facendo un pezzo di strada, appena prima
di arrivare alla bottega del fabbro Thord Hurdlika, trovavi lo studio di Doc Heyburn.
L dentro c'erano sempre delle persone - soprattutto donne
- sedute in attesa di essere visitate dal medico. Il pi delle
volte, per, aspettavano invano, perch Doc Heyburn era
sempre all'Ida's Place ubriaco fradicio. Mai visto un uomo
capace di stare in piedi dopo aver bevuto cos tanto... neanche
Ida Richilieu. Non riuscivo a farmi un'idea su di lui. Non
parlava quasi mai e, quando si ubriacava, non si capiva praticamente
niente di quel che diceva; lui per se ne fregava se
lo capivi o meno, se ne stava in piedi al bancone a parlare da
solo ad alta voce, a dire alla gente quello che un giorno sarebbe diventato.
In fondo alla via c'era l'unico edificio di pietra del villaggio.
Era la bottega del fabbro Thord Hurdlika. Passavo molto
tempo a giocare al corriere con le pietre della parete rivolta a
sud. Le pietre erano lisciate dal fiume e quasi tutte grosse come
la mia testa e pi chiare della mia pelle. La parete rivolta
a sud era il posto pi bello in cui sedersi sotto il sole di primavera
a Excellent. Le pietre assorbivano il sole, e se ti sedevi
l davanti con gli occhi chiusi, come una pietra, lo assorbivi anche tu.
Tutte le volte che passavo di corsa davanti all'edificio di
pietra, vedevo quasi sempre Thord Hurdlika l fuori, impegnato
a ferrare un cavallo o a battere l'acciaio. Ogni tanto entravo
dentro, mi sedevo, facevo andare il mantice e scrutavo.
I piedi di Thord Hurdlika erano grossi come tutto il mio corpo.
Anche le sue braccia.
C'era un mucchio di corrieri americani nella sua bottega,
con il fuoco acceso nella forgia, lui che sudava e modellava il
ferro. I pochi capelli che gli rimanevano sembravano incollati alla testa.
Thord Hurdlika non parlava molto con me n con nessun
altro che non fosse lui stesso. L'ho osservato molte volte, ed 
questo che faceva: all'improvviso smetteva di lavorare e agitava
le braccia, muovendo le labbra come se stesse parlando
a della gente che si era raccolta intorno a lui per ascoltarlo,
anche se non c'era anima viva. Secondo me stava cercando
di capire qualcosa. Dellwood Barker diceva che era il classico
esempio d'uomo che  quel che  perch continua a raccontarsi com'.
Thord Hurdlika portava sempre guanti di cuoio quando
lavorava e non se li toglieva mai, faceva cos persino molto
tempo prima di sposarsi. Si dice che si spalmasse della vaselina
su ogni dito, in modo che le sue mani rimanessero morbide
per la sua futura moglie. Poi, quando io avevo circa dieci
anni, Thord Hurdlika finalmente ha sposato una donna di
Idaho City chiamata Fern Thurman; un'estate, sulla veranda
davanti della casa di Thord, Fern Thurman  diventata Fern Hurdlika.
Mi ero sempre chiesto se fosse vera la storia delle mani di
Thord. Qualche volta mi  venuto in mente di domandarlo a
Fern. Per non l'ho mai fatto.
Poi, quando sono diventato pi grande, la notte in cui
Thord Hurdlika  venuto nella baracca, gli ho guardato subito le mani.
Le storie migliori sono quelle vere diceva Ida Richilieu.
Nel punto in cui Pine Street fa una curva a S - appena dopo
la bottega di Thord Hurdlika - l all'angolo c' la scuderia
di Damn Dave, dannato Dave. Li il corriere era sempre grande.
Non so quando abbiano cominciato a chiamarlo in quel
modo. Da che mi ricordo, l'hanno sempre chiamato cos.
Damn Dave e Damn Dog, il suo dannato cane: il classico bastardino
bianco e nero dalle orecchie flosce, sempre allegro e
scodinzolante, che ti sorrideva con la lingua fuori per invitarti a giocare.
L'unica creatura al mondo - a parte sua madre - capace
di amare cos tanto Damn Dave poteva essere solo un cane bastardo diceva Ida.
Li si vedeva sempre insieme, quei due. Damn Dave, con il
suo naso e le sue orecchie, i suoi capelli neri ormai brizzolati
e il corpo smilzo. E il suo dannato cane smilzo, con le sue
orecchie, il suo naso e il suo pelo grigiastro. A volte era difficile distinguerli.
I tybo li chiamano ritardati diceva mia madre di Damn
Dave. E per loro non  una bella cosa aggiungeva. Gli indiani,
invece, li considerano santi. Questi dannati tybo non ti
sopportano se non sei identico agli altri.
Damn Dave non ha mai detto una sola parola; a parte alla
fine, cio. Era sempre buono e gentile, non dava mai fastidio
a nessuno, n lui n il suo cane. Faceva bene il suo lavoro alla
scuderia, tenendo sempre un ricambio di cavalli freschi per la diligenza.
Per c'era una cosa che nessuno voleva che succedesse a
quei due. E cio che si ubriacassero. Allora Damn Dave cominciava
a ridere. Era come sentire dei gatti che scopavano.
E quando lui rideva, il cane attaccava a ululare.
Probabilmente  cos che si sono guadagnati il loro soprannome,
ridendo e ululando ubriachi di notte.
Da ubriaco Damn Dave rideva perch gli veniva il cazzo
duro, al contrario di quel che capita a quasi tutti gli altri uomini,
che prendono la cosa molto sul serio. Se lo afferrava e
si sganasciava dalle risate, mentre Damn Dog ululava senza
sosta. Andavano avanti cos per tutta la notte.
Oltre a essere il proprietario della scuderia, Damn Dave
possedeva un carro per trasportare in giro la roba della gente.
Era anche un apicoltore, e quando c'era uno sciame chiamavano
sempre lui. Sapeva persino affumicare la carne, in
un affumicatoio sul retro della stalla. Andava a raccogliere
legna di melo nella valle e con quella affumicava i prosciutti.
Certi giorni si sentiva l'odore del prosciutto affumicato di
Damn Dave fino a Gold Bar.
Al villaggio, il gioco del corriere finiva l. Non c'erano altri
posti in cui andare di corsa, a parte quelli che vi ho descritto.
Ogni tanto, per, quando volevo restare fuori per pi di un
giorno e avevo voglia di qualcosa di nuovo, risalivo Gold
Hill - la stessa montagna dove si trova il Devil's Pass, ma
dalla parte opposta. Lass le cose erano molto diverse e bisognava
stare attenti. I tybo che ci abitavano prendevano molto
sul serio il loro oro, e rischiavi di beccarti una fucilata se
calpestavi il pezzo di terra sbagliato.
Sul fianco delle montagne c'erano delle buche in cui gli
uomini entravano e da cui non uscivano per tutto il giorno.
C'erano grossi edifici di legno con tetti di lamiera, grandi focolari
all'interno e il fumo che usciva. In primavera ai giacimenti
alluvionali si lavorava dall'alba al tramonto. I tybo facevano
passare l'acqua dentro scatole di legno sistemate su
gambe anche loro di legno - le chiamavano sluice boxes - che
finivano sempre ostruite dalle pietre, e allora i tybo dovevano
salirci sopra e imprecando toglievano le pietre lanciandole
da tutte le parti. In inverno dovevano spalare la neve dai condotti.
Tutte le volte che andavo su Gold Hill e li guardavo lavorare,
avevo la conferma che i tybo erano completamente pazzi.
Seicentomila tonnellate aveva detto una volta Ida.
Quando l'hanno finita di scavare quella montagna, avevano
tirato fuori seicentomila tonnellate di oro grezzo.
Poi c'era lo spogliatoio. L i minatori andavano a cambiarsi.
Ogni mattina salivano su per la montagna a piedi, oppure,
pagando due monete, si facevano dare un passaggio a cavallo,
andavano allo spogliatoio e si mettevano i vestiti da
minatori. Una volta finito il lavoro, tornavano allo spogliatoio
e si lavavano sotto la fila di docce, tutti nudi sotto l'acqua
e poi in giro per le stanze. C'erano tybo di tutti i tipi. Il
corriere era grande anche allo spogliatoio. A volte fin troppo.
Alla fine mi girava la testa, mi batteva forte il cuore e sentivo solo il rumore del mio respiro.
C'era la finestra della stanza dove gli uomini si spogliavano
e quella da cui li potevi guardare mentre facevano la doccia.
Dentro c'era il vapore. Mi piaceva moltissimo osservare
le schiene e i culi bianchi di quegli uomini. Non perch volevo
scoparli - ai tempi non sapevo niente di quelle cose - ma perch erano belli.
Potevi anche strisciare sotto lo spogliatoio e ascoltare. Gli
uomini che si spogliano e si vestono insieme parlano sempre alla stessa maniera.
Un paio di volte, dalla finestra appannata dal vapore della
stanza in cui gli uomini si spogliavano, ho visto e sentito delle
cose che secondo me nessuno al mondo, a parte quei due,
avrebbe dovuto sapere. Fuori io, un bambino di otto o nove
anni, che, di notte, guardavo dalla finestra appannata; dentro,
una lampada a cherosene, un cerchio di luce, e due uomini
adulti che tremavano, si toccavano e parlavano d'amore.
Insomma, il gioco dell'uccello corriere era quello: girare
per tutta la valle e guardare le cose senza essere visto, cercare
tutto quel che non conoscevi e dovevi conoscere; scrutare
la gente, il mondo, in cerca della storia migliore, della verit.
Nel frattempo, Non-una-vera-montagna, la montagna dietro
a cui sorge il sole, giocava al corriere con me. Era lei a farmi
credere che quel che cercavo era veramente quel che cercavo.
Il trucchetto dell'ala spezzata, l fuori. Io che cercavo me
stesso l fuori.
Una storia pazza su gente pazza raccontata da un pazzo.
Dovrebbe dar da pensare.
Ida Richilieu aveva comprato l'Indian Head Hotel nel 1882,
ma viveva nella valle dal 1872, quando era arrivata insieme
al suo novello sposo, il fornaio Vinitio Luchese. Si erano sposati
nella citt di New York quando lei aveva quattordici anni.
Una volta preso il cognome del marito, era venuta con lui
in questa valle con l'idea di sfornare il pane e cercare l'oro.
Almeno cos pensava lei. In realt, era stata catturata dallo
spirito della montagna.
Vinitio e Ida avevano comprato un forno a Boise City, lo
avevano portato a Excellent con il carro e avevano iniziato la
loro attivit di fornai sul retro della drogheria di North.
Vinitio Luchese cuoceva il pane, lo metteva nella vetrina sul retro
- insieme a un'immagine del Sacro Cuore di Ges - e aspettava
i clienti. Che non arrivavano mai.
Questo prima che Excellent si chiamasse Excellent, dopo
la prima corsa all'oro e prima del Secondo Avvento, quando
nei dintorni non era stata ancora avvistata nemmeno una pepita.
Qui c'erano solo debitori, reietti e rifugiati.
I mormoni erano gli unici che avevano un po' di soldi.
Ma i mormoni non comprano pane cattolico.
A quanto si dice, Vinitio Luchese era un bestione dal cazzo
piccolo, soggetto ad attacchi di depressione e amante dell'opera
italiana. Un giorno che non aveva venduto neanche una
pagnotta si era arrampicato sull'Indian Head e si era buttato
di sotto. Aveva cantato un po' di arie d'opera prima di lanciarsi
nel vuoto... tutto nudo. Si dice che era un tenore e che
non ce l'aveva pi grosso del mignolo di un uomo normale.
Quando sono diventato pi grande ho chiesto a Ida di
parlarmi di suo marito perch stavamo fumando polvere di
stelle a Chinatown. Non ricordo tutto quel che mi ha detto.
Per ricordo l'espressione dei suoi occhi quando gliel'ho
chiesto.
Un grande cuore troppo gonfio di mal d'amore. Si sentiva
nel pane che preparava e nella sua voce quando cantava.
Sentirlo cantare ti spezzava il cuore.
Ida era seduta nella penombra, su un letto del dottor Ah
Fong. Il fumo della polvere di stelle le circondava la testa come
una nube intorno alla cima di una montagna.
Mi sono innamorata due volte in vita mia mi dice. La
prima di un grosso panettiere con la voce bellissima, l'anima
tormentata e il cazzo piccolo. Non  per niente bello avercelo
piccolo per un italiano, per niente.
Odio i mormoni dal giorno in cui sono andata a raccogliere
il corpo di mio marito spiaccicato sulle rocce. Come se
ci fosse bisogno di scuse per odiare quei maledetti - i santi
degli ultimi giorni - che stronzate! In quel momento ho deciso
di vendicarmi. A costo di rimetterci la vita.
Sono fatta cos. Non chiedermi di cambiare.
La seconda volta mi sono innamorata di un'anima ancora
pi tormentata ed era solo un bambino. Era cos giovane
che non sapeva neanche di avercelo, il cazzo.
Gli uomini fuori di testa e il loro cazzo. Paul Bunyan e il
suo grosso bue azzurro. Non li capir mai, gli uomini. Il loro
cazzo. Le donne non hanno niente di paragonabile, nessuna
parte del corpo che abbia un'importanza cos assoluta e a cui
dedichino cos tanto tempo. Qualcosa di vagamente simile
potrebbero essere i capelli, anche se in realt non lo sono per
niente.
Ah, l'umanit! Giuro che non vorrei mai avere un cazzo
tra le gambe per tutto l'oro del mondo! esclama.
Vinitio Luchese le aveva lasciato millecinquecento dollari,
una volta pagate le spese del funerale. L'aveva fatto cremare
dal dottor Ah Fong e poi aveva mandato le ceneri a Napoli,
in Italia. Vinitio le aveva lasciato il carro, i muli e tutti gli attrezzi
da minatore.
Ida aveva cominciato cos a mantenersi nell'unico modo
accessibile a una donna non istruita - come diceva lei - e cio
sgobbando e trasportando la roba con il suo carro.
Dopo dieci anni - pare - dal giorno in cui aveva spedito le
ceneri di Vinitio a Napoli, in Italia, Ida si era riappropriata
del proprio cognome da ragazza, aveva venduto all'asta gli
attrezzi di Vinitio, comprato l'albergo dal municipio di Excellent,
ancora prima che si chiamasse Excellent, si era tenuta
il carro e i muli per le consegne, aveva abbellito l'edificio e si
era messa al lavoro senza perdere tempo.
Il nome dell'albergo era Indian Head Hotel, per tutti lo
chiamavano Ida's Place. Era l'unico albergo di Excellent.
Impossibile non vederlo, essendo, come dicevo prima, uno dei
tre edifici dipinti del posto e l'unico che non apparteneva ai
mormoni. Si trovava proprio di fianco all'Hot Creek ed era
una casa di legno a due piani fatta con verande di sopra e di
sotto, davanti e di dietro. Queste avevano parapetti e pilastri
circolari. Sette scalini di legno separavano Pine Street dalla
veranda davanti. La porta d'ingresso aveva due finestre ovali
sui battenti; sempre chiusa d'inverno e sempre aperta d'estate,
dava sul saloon principale. Tutte le finestre dell'albergo
avevano delle persiane che un tempo erano state verdi.
Sopra la veranda del piano di sopra, sul davanti, c'era il
cartello con la scritta "Indian Head Hotel" che aveva bisogno
di una riverniciata.
Ida non voleva uomini sporchi tra le sue lenzuola pulite,
cos a un certo punto durante il Secondo Avvento, lei e il dottor
Ah Fong avevano radunato un po' di gente per costruire
un bagno di fianco all'albergo, dall'altra parte del torrente
Hot Creek. C'era una grossa vasca di latta e il pavimento era
fatto di sassi di fiume ricoperti di legno. Anche le pareti erano
di legno - assi e mattoni rotti - mentre il tetto era di lamiera.
Ida si era trasferita nell'albergo appena sei mesi prima che
su Gold Hill scoprissero l'Excellent Lode, il filone eccellente.
Fu allora che cominci quello che la gente di qui chiama il
Secondo Avvento.
Seicento milioni di tonnellate di oro grezzo.
E Ida Richilieu era l, pronta a fornire i suoi servizi.
Era fatta cos. Era diversa da tutti gli altri tybo che ho conosciuto
- sia uomini che donne - a parte Alma Hatch e
Dellwood Barker. Forse perch apparteneva alla trib degli
ebrei. Per non credo. Credo che fosse fatta cos e basta.
Ida non andava mai a sbandierare in giro che era diversa
- cio ebrea - per non lo negava. Diceva che erano affari
suoi e basta. Che certe cose sono personali ed  meglio non
parlarne.
Pare che si capisse subito che era ebrea per come maneggiava
il denaro e perch aveva comprato un'attivit commerciale
e non si considerava meno in gamba di qualsiasi uomo
al mondo, vivo o morto, e questo  tipico delle donne ebree,
a quanto si dice.
Ida era la prima ad ammetterlo: Sono fatta cos.
Ida Richilieu diceva sempre che era fatta cos e aggiungeva:
Non chiedermi di cambiare.
Diceva anche: Ah, l'umanit!.
E ancora: Il mazzo di carte  truccato per fregarti. Tienilo
ben presente.
Una donna ha la sua dignit.
Per non parlare di: Mantieni le promesse e la pulizia, e
va' avanti.
E: Le storie migliori sono quelle vere.
Una cosa per  certa: andare d'accordo con Ida Richilieu
non era facile. Era un vero tormento. Eppure io ci ho sempre
provato, fino alla fine.
C' una parola che mi aveva insegnato Dellwood.
p-e-n-e-t-r-a-r-e mi aveva detto scandendo le lettere,
significa infilare il cazzo in un buco, oppure scoprire quel
che c' dentro una cosa o il suo significato profondo, o entrare
vincendo una forte resistenza.
 quel che ho fatto per tutta la vita con Ida; non nel senso
che ho cercato di infilare il cazzo nel suo buco di donna, bens
nel senso che ho cercato di scoprire quel che c'era dentro di
lei, cio di vincere la sua resistenza. Per lei ne faceva sempre
tanta e non solo con me. Credetemi, ci sono storie - anzi, leggende
- risalenti a molto prima che io nascessi, sulla sua resistenza
bizzosa. Non c'era uomo, donna o bestia nella valle
che non la temesse; a parte un'altra creatura umana altrettanto
bizzosa e resistente.
Mia madre non aveva paura di Ida Richilieu.
Conosco una storia che lo dimostra: la lotta nel fango. Ida
diceva che non era mai successo niente di simile e che ero solo io che facevo andare la bocca.
Stavo sbirciando da dietro il gabinetto esterno. Ida e mia
madre stendevano il bucato.
Ida Richilieu dice a mia madre: Un cliente sta aspettando
Princess. E siccome la signora non ha cos tanti clienti, mi
sa che dovrebbe muovere le chiappe in fretta e salire alla
stanza 11.
Il vero nome di mia madre, quello indiano, era Umori di
Bisonte, per all'Ida's Place la chiamavano tutti Princess, che
stava per Indian Princess, principessa indiana.
Mia madre - che alla sua maniera indiana era una specie
di ebrea anche lei - non ci pensa neanche a muovere le
chiappe in fretta e continua ad appendere il bucato come se
Ida Richilieu avesse parlato solo perch aveva la lingua in
bocca.
Il cielo era di un azzurro intenso con le nuvole bianche, la
terra cominciava a sgelare ed era piena di pozzanghere. C'era
fango dappertutto e mucchi di neve sul lato delle cose rivolto
a nord o nei punti molto in ombra. Anche le lenzuola
che mia madre e Ida stavano stendendo erano bianche, bianche
come nuvole. Cos bianche, alla luce del sole, da fare male
agli occhi. C'era l'odore del gabinetto e il mucchio di cenere
della stufa, per si sentiva anche il profumo delle
lenzuola. Ero l in piedi con le mani appoggiate al legno grigio
del gabinetto e guardavo le due donne.
Non dimenticher mai la faccia di mia madre quel giorno
di sole davanti alle lenzuola stese, e neanche quella di Ida.
Ero sorpreso, sembrava minuscola vicino a mia madre. Per
fare le pulizie durante il giorno si metteva sempre un "vestito
buono", come diceva lei, con tanto di sottogonna e grembiule
sopra, e non dimenticava mai il rossetto. Sfregava le
scale con il vestito buono e le maniche arrotolate. Puliva in
continuazione, spolverava, scopava, faceva il bucato, stirava.
Mai conosciuto un essere umano che lavorasse tanto. Pretendeva
che gli altri facessero lo stesso, me compreso.
Ida era una vera spilorcia quando era il momento di distribuire
la paga, o almeno cos dicevano le. ragazze che lavoravano
per lei. Una spilorcia, altra ragione per cui si sarebbe
dovuto capire subito che apparteneva alla trib tybo degli
ebrei.
s-p-i-l-o-r-C-i-a mi aveva spiegato mia madre, significa
avara. Ecco perch mia madre non muoveva le chiappe in
fretta.
Cos, in quel giorno di sole con le lenzuola appese dietro
la casa, Ida le va vicino e, visto che Princess non le d retta e
continua imperterrita a stendere il bucato, anzich correre
dal cliente al piano di sopra, le tira un ceffone. Allora Princess
la afferra per i pettinini dei capelli e la scaraventa nel
fango.
Non era certo la prima volta che mia madre si arrabbiava,
ma prima si era sempre arrabbiata solo con me. I miei occhi
non l'avevano mai vista arrabbiata, dato che in quei casi li tenevo
sempre abbassati. Ma quel giorno che aveva gettato Ida
Richilieu nel fango non era infuriata con me, e i miei occhi
non avevano paura, perch la rabbia che avrebbero visto non
era contro di me e quindi hanno guardato tranquillamente.
Non avevo mai visto un bisonte, ma sapevo che aveva
proprio quell'aspetto l: i lunghi capelli neri di mia madre, i
suoi occhi scuri, le spalle, le cosce, le gambe e la testa alta appartenevano
a un bisonte. Mia madre era grande come un
bisonte.
Ida Richilieu era ridicola seduta nel fango con la sottogonna
fuori dal vestito buono che fissava mia madre bisonte.
Di l a poco si raduna tutto il villaggio. Anche Stein e
North. Vedo Stein che scommette con North. Anche Doc
Heyburn punta un dollaro. Thord Hurdlika arriva di corsa
con la bocca che si muove pi veloce delle gambe.
Che cos' tutto questo baccano?! grida.
Quando raggiunge il filo del bucato, lo vede con i suoi occhi
e fa la sua scommessa. Poco dopo dalle finestre del piano
di sopra sbucano le teste di Ellen Finton e Gracie Hammer.
Puntano su Ida. Sembravano due gazze da quanto
gridavano.
Ida riesce a rialzarsi in piedi, poi prende la rincorsa e colpisce
Princess alla mascella. Il mio cuore si ferma. Mia madre
sbatte le palpebre, arretra, ma non cade a terra. Dopo di che
Ida la colpisce di nuovo.
Allora mia madre si trasforma in un puma, e Ida uguale.
Per un po' vanno avanti a gridare, a strepitare, a graffiarsi e a
rotolarsi nelle pozzanghere fangose. Ida sbraita parole sconosciute,
probabilmente nella lingua della sua trib tybo, e
mia madre sbraita in Shoshone o in Bannock o quel che era.
Le lenzuola bianche erano tutte schizzate di fango e alcune
erano cadute nel pantano.
Cominciano ad arrivare persino dei mormoni. C'era un
bel po' di gente. Quando guardo di nuovo, Ida Richilieu e
mia madre si sono fermate e si fissano respirando forte; a vederle
cos, con i vestiti, i capelli, la faccia, le mani e le scarpe
infangati, non gli avresti detto neanche il tuo nome.
Poi Ida scoppia a ridere. Poco dopo le due donne-puma
urlanti sono l abbracciate che ridono come matte, con la bocca
spalancata che non fa nessun rumore.
Subito dopo vanno al bar - sembrano due carri finiti in un
fosso - e, anche se ai tempi gli indiani non potevano entrare
nei locali, Ida offre un whisky a Princess, e non la finiscono
pi di ridere, e restano nel bar fino a sera con tutti gli uomini
tybo che le guardano.
Quella notte Ida e Princess si aiutano a vicenda a lavarsi
nella vasca della casa del bagno con tante bollicine e l'acqua
bollente che appanna le finestre. Dormono nello stesso letto
della stanza di Ida.
E da quel momento in poi sar sempre cos.
Non ne abbiamo mai parlato. Certe cose sono personali ed
 meglio non parlarne.
Avevo la stanza 11 tutta per me... a parte quando Princess
aveva un cliente per la notte.
Le storie di Ida erano sempre la verit, nient'altro che la verit.
Il vangelo diceva Dellwood Barker, il vangelo secondo
Ida.
Raccontava sempre soprattutto quella del boa di piume.
Non so quante volte l'avr sentita. Per la verit, ogni volta
era diversa.
Guai se glielo dicevi, per.
La storia racconta della prova cui mi aveva sottoposto mia
madre quando ero neonato per vedere che cosa sarei diventato.
 una cosa indiana e funziona cos: si posa il neonato -
maschio o femmina - su un letto a pancia in gi. Da una parte
si mette un arco con una piuma e dall'altra una zucca e
una cesta. Se  un maschio e prende l'arco e la piuma vuol
dire che  un maschio come se lo immaginano i tybo e che
avr la storia di sesso da essere umano pi conveniente per
un maschio. Se  una femmina e prende la zucca e la cesta
vuol dire che  una femmina che avr la storia di sesso da essere
umano pi conveniente per una femmina.
Ma se un maschio prende la zucca e la cesta o se una femmina
prende l'arco e la piuma, per i tybo vuol dire che della
loro storia di sesso da esseri umani  meglio non parlarne.
Nella lingua degli indiani ci sono parole per indicare i
bambini che fanno la scelta meno frequente. Non le conosco,
per so che non sono come quelle dei tybo. Significano o "uomo-cesta"
o "donna-arco". E poi c' berdache.
Cos Ida raccontava la storia della mia prova.
Princess chiama tutte le ragazze nella sua stanza: c'ero io,
Ellen Finton, Gracie Hammer e lei stessa.
Quattro eccellenti puttane di Excellent, Idaho, e il bambino.
Princess mette un arco e una piuma da una parte del letto,
dove c'era il piccolo. E una zucca e una cesta dall'altra.
Poi ci dice: "Guardate!", e noi guardiamo. Il bambino se ne
sta l immobile. Noi continuiamo a guardare. Lui rimane l
ancora un po'. Quasi non ci spero pi di vedere la prova. All'improvviso,
per, il neonato si gira. Era la prima volta che
lo faceva in vita sua! Noi rimaniamo senza fiato, esultiamo e
gli parliamo come si fa con i bambini. Poi fa una cosa da non
crederci, da non crederci proprio: alza la manina verso di
me! Proprio cos! Afferra il mio boa di piume... Il mio boa di
piume!
Tutte le volte che arrivava a questo punto del racconto Ida
si interrompeva per ridere, si dava uno schiaffo sul ginocchio,
tossiva e riattaccava a ridere. Cercava di raccontare la
fine della storia, per non ci riusciva mai perch rideva troppo.
Alla fine diceva: Non ha preso l'arco e la piuma... Ha
preso il boa!.
Mia madre  morta cos: ammazzata di botte da Billy Blizzard.
Almeno credo. Difficile dire che cosa le fosse successo da quel
che rimaneva del suo corpo quando la primavera dopo l'ho ritrovato
su Non-una-vera-montagna, dove viveva lui.
Ci  venuto quattro volte qui a Excellent, Billy Blizzard. La
prima, nel 1884, quando si  messo con Ida Richilieu, e io
non ero ancora nato. La seconda, intorno al 1889, quando
aveva scoperto la religione, declamava il Libro dei Mormoni
e diceva di chiamarsi fratello William. La terza, pi o meno
cinque anni dopo, quando  tornato a cercare Ida.  stata la
volta che mi ha violentato e ha ammazzato mia madre. La
quarta volta lo credevamo gi morto. Quella volta non era
lui. Quella volta Billy Blizzard era un altro.
La prima volta che l'ha visto Ida Richilieu aveva addosso
il vestito azzurro. Da quel giorno, quando le veniva voglia di
innamorarsi, si metteva sempre quello, il vestito azzurro.
Era un ragazzino di circa tredici anni. Era aprile e, nel
1884, la primavera era in anticipo. Billy Blizzard arriva
all'improvviso da Boise City davanti alla porta di Ida Richilieu
e vuole pagare. Lei lo guarda e si innamora. Me l'ha raccontato
lei stessa a Chinatown, quando io ero gi un po' cresciuto
e le mie orecchie ci sentivano bene, anche se stavamo fumando
polvere di stelle. Quella  stata l'unica volta che mi
ha parlato di Billy, a Chinatown, distesa sul letto con le lenzuola
e i cuscini rossi, a fumare polvere di stelle. Senn erano
discorsi troppo personali. Che era meglio lasciar perdere.
Non so che cosa aveva mi dice. Era un ragazzino selvatico,
sexy, sembrava un po' ebreo, o italiano... Forse era per
quello. Gli uomini scuri mi hanno sempre fatta impazzire.
Ma non era solo il suo aspetto. Aveva qualcos'altro. Difficile
dire che cosa. Era come se si fosse avvicinato troppo al
fuoco. Non aveva niente da perdere, cos non aveva paura di
niente. Non aveva paura di me. Mi ha guardata dritto negli
occhi, senza battere ciglio. Ho capito subito di essermi inguaiata.
Mi sentivo le ginocchia molli e sudavo come una
scrofa in calore.
Ah, l'umanit!
Dopo aver visto Billy Blizzard Ida ha bisogno di un po' di
tempo per ricomporsi e chiede a mia madre, Princess, di aiutare
il giovanotto a fare il bagno.
Penso spesso a mia madre nel bagno che strofina la pelle
dell'uomo che un giorno l'avrebbe uccisa.
Finito il lavoro, Princess porta Billy Blizzard da Ida Richilieu.
 da l che comincia la rovina.
Ho scopato finch non ce l'avevo in fiamme dice. Quel
ragazzino era come una donna con il cazzo. Mai provato
niente di simile. Non gli era ancora cresciuto del tutto, il cazzo.
Praticamente non aveva peli sulle palle. Sapeva anche di
bambino, e ti assicuro che l'ho assaggiato proprio tutto.
Ida racconta che la mattina Billy Blizzard rimaneva nel
suo letto mentre lei si alzava presto come al solito, si metteva
il vestito buono e puliva tutto il giorno. Poi scopavano tutta
la notte. E avanti cos per pi di una settimana.
Il villaggio intero ne parlava. Ida Richilieu non era mai
stata pi di venti minuti con un uomo, a parte il marito.
Poco dopo, per, Billy e Ida cominciano a litigare.
In continuazione racconta Ida. Come cane e gatto.
Ehi, tu, vieni un po' qui, ragazzino! gridava Ida, rincorrendolo
con la scopa; lui con una bottiglia di whisky e un vasetto
di colla in mano, il naso sporco di colla e quella
sua faccia da pazzo.
 stata una benedizione per tutti quando il padre di Billy
Blizzard  venuto a cercarlo a Excellent racconta Ida.
Un giorno guardo fuori dalla finestra e vedo una carrozza
molto elegante che si ferma davanti alla mia porta e un
uomo distinto che scende. Quando entra nel bar, mi metto il
vestito bianco e mi trucco in fretta, corro sul pianerottolo e
poi scendo le scale con grazia, come una signora.
Dice che  il giudice Parker Blizzard di Boise City e che
cerca suo figlio Billy.
I signori si riconoscono subito prosegue Ida. E il giudice
Parker Blizzard era un vero signore. Me ne accorgo appena
entra nel saloon. Cos gli offro un whisky. Quando si presenta,
gli dico che vado subito a chiamargli il figlio e che non
 assolutamente un disturbo per me. Entro in camera mia
pensando di trovarcelo, e invece non c'. Poi sento un rumore
che viene dalla stanza di Gracie. Quando quel ragazzino
era in fregola lo sentivo anche a un miglio di distanza. Anche
se ero da una parte del fiume Snake e lui dall'altra...  l'istinto,
credo. E difatti erano proprio l: Gracie e Billy nel letto
di Gracie.
Invece di ucciderli tutti e due, vado dritta in camera mia,
raduno tutte le cose del ragazzo e neanche un'ora dopo Billy
Blizzard era scomparso per sempre, tornato a Boise City con
suo padre.
Almeno cos credevo io dice Ida.
Non pi di un anno dopo Thord Hurdlika legge sul giornale
di Boise City che la signora Diana Blizzard, moglie dello
stimato giudice Parker Blizzard, era caduta nella sua casa di
Boise City ed era morta. C'era una fotografia della signora
Blizzard.
Se la scrutavi bene, non assomigliava per niente al figlio.
Un anno dopo sul giornale di Boise c'era scritto che era
successa la stessa cosa al giudice Parker Blizzard, e cio che
era caduto dalle scale di casa e si era rotto l'osso del collo.
L'unico sopravvissuto era il figlio Billy. C'era una fotografia
dello stimato giudice.
Se lo scrutavi bene, neanche il giudice gli assomigliava.
Difatti era stato adottato dice Ida. Billy me l'ha raccontato
la prima notte. Mi ha detto che non sapeva per certo chi
fossero i suoi veri genitori, ma che probabilmente erano stati
uccisi da quelli adottivi, cio dal giudice e da sua moglie.
Chi erano i suoi veri genitori? le chiedo io.
Indiani risponde lei. Cos almeno credeva Billy. Secondo
lui il giudice li aveva ammazzati durante un assalto agli
indiani, e poi l'aveva rapito e chiamato Billy Blizzard.
Indiani? dico io.
Indiani! fa lei.
Davvero? I suoi genitori erano veramente indiani? chiedo.
Nessuno lo sa con sicurezza risponde Ida. Per ho sentito
dire che era figlio di Big Foot.
Big Foot?
S, Big Foot fa Ida. Mai sentita la leggenda di Big
Foot?
L'avevo sentita, per volevo sentirla di nuovo.
E cos Ida, sui cuscini rossi di Chinatown, fumando polvere
di stelle, mi racconta la leggenda di Big Foot.
Si dice che Big Foot fosse un meticcio: quasi tutto cherokee,
con un pizzico di sangue negro e uno bianco. In lui
c'era un po' di tutto, in pratica. Se n'era andato dal Nebraska
a diciannove anni, per paura di uccidere qualcuno che lo
prendeva in giro per i suoi piedoni.
A Goose Creek, Big Foot si innamora di una bellissima
ragazza dai capelli neri chiamata Roberta la Spagnola, che
viaggia con la madre e il padre in un convoglio di diligenze.
Roberta la Spagnola, per, era gi innamorata di un certo
Wheat. Una notte il convoglio perde dei cavalli, cos Big Foot
e Wheat vanno a cercarli. A quanto si dice, quando si trovano
soli nella prateria, Wheat d a Big Foot del negro piedone,
allora lui gli spara in mezzo agli occhi e poi lo getta nello
Snake.
Dopo di che Big Foot si tuffa anche lui nel fiume e nuota
fino all'altra sponda, dove si unisce agli indiani.
Circa un anno dopo, Roberta la Spagnola e la sua gente
arrivano nella zona dove il fiume Boise incontra lo Snake.
Ha un neonato con s, il figlio di Big Foot, cos si dice. Aiutato
da un gruppo di indiani, Big Foot va l e li uccide tutti, ruba
i cavalli e tutto il resto. Dice che gli dispiace di aver ucciso
Roberta la Spagnola, ma che se non lo avesse fatto lui lo
avrebbero fatto gli altri indiani.
Viene messa una taglia di mille dollari su Big Foot, e un
uomo di nome Wheeler cerca di guadagnarseli.
Non c' pi nessuno al mondo che sappia dove, di preciso,
Wheeler abbia raggiunto Big Foot. Sull'Indian Head,
pare.
Questo Wheeler vede arrivare Big Foot e si nasconde dietro
un masso, gli spara e lo atterra. A quel punto, secondo il
racconto dello stesso Wheeler, Big Foot caccia tre urli di
guerra e gli si avventa contro. Gli ha dovuto sparare sedici
volte prima di abbatterlo definitivamente.
"Dammi qualcosa da bere che sto per morire" gli fa Big
Foot.
Allora Wheeler gli spara di nuovo e gli d un po' d'acqua.
Big Foot dice: "Dammi del whisky".
Wheeler ne aveva una pinta e gliela d. Big Foot la beve e
dice: "Lava via questa pittura indiana e vedrai che sono
bianco".
Wheeler lo lava e vede che Big Foot  un bianco di bell'aspetto.
Aveva piedi lunghi quarantacinque centimetri - per
non parlare del cazzo - ed era alto due metri e venticinque.
Tutto pelle, ossa e muscoli. Neanche una briciola di grasso. A
quanto si dice, Big Foot correva cos forte che non lo beccavi
neanche a cavallo. Se lo sfidavi a correre fino allo Snake, lui
ci arrivava per primo e lo attraversava nuotando con una
mano sola, impugnando con l'altra la pistola.
"Ti chiedo solo di non tagliarmi i piedi quando muoio e,
in cambio, ti racconter tutta la mia storia. Sono stato un uomo
molto cattivo" comincia Big Foot.
Wheeler gli promette di non tagliargli i piedi e lo seppellisce
tra le rocce dell'Indian Head.
Ma la storia non finisce qui dice Ida. Il figlio di Big
Foot sopravvive. Il giudice Blizzard, quando viene a sapere
del neonato, lo va a prendere e - dato che lui e la moglie non
possono avere bambini - lo adotta e lo chiama Billy... Billy
Blizzard.
Di Billy Blizzard nessuno sente pi parlare da almeno cinque
o sei anni, quando arriva a Excellent fratello William a predicare
il Libro dei Mormoni con i Santi degli Ultimi Giorni, a
parlare tutto impettito come Brigham Young.
Billy Blizzard  la prima persona che ricordo di aver visto,
a parte mia madre e Ida. Era come Dellwood Barker, nel senso
che prima non c'era, ma poi arrivava, e allora tutto cambiava.
Billy Blizzard e Dellwood Barker si assomigliavano
anche per un'altra cosa: tutti e due erano pazzi. Per non
erano pazzi dello stesso tipo, per niente.
L'ho capito subito che Billy Blizzard era pazzo, la prima
volta che l'ho visto. Avevo quattro o cinque anni. La sera di
quello stesso giorno cant la canzone dell'uomo della luna,
The man in the moon, con Ida al bar.
Ero nella stanza 11 e sentivo dei rumori. Guardo fuori dalla
finestra spostando la tenda e il vaso con il geranio.  pieno
agosto e c' il sole. Gi in strada vedo un uomo giovane scuro
di pelle, vestito di nero e con un cappello nero in testa. C'
un gran polverone. Il cavallo che fratello William sta picchiando
fa un baccano terribile, e lui  l che lancia maledizioni
bibliche e suda come un maiale. Dalla faccia che aveva
si capiva che tipo di pazzo era. Il cavallo  tutto ricoperto di
schiuma, gli esce sangue dal naso e da una ferita all'attaccatura
della zampa. Sangue rosso che scorre lungo il fianco
dell'animale, lungo la zampa, nella polvere. Il cavallo si difende
come sa fare un cavallo, scalcia e poi scaraventa contro
l'abbeveratoio fratello William, che rovescia l'acqua e rimane
lungo disteso in mezzo alla polvere.
Fratello William prende il fucile e spara al cavallo in un
occhio, nell'occhio sinistro.
Pi tardi vado nel posto dove  caduto l'animale. Con l'alluce
disegno un cerchio nella polvere intorno a lui e alla
macchia di sangue. I miei occhi fissano il cerchio e il grosso
cavallo morto sulla strada, la polvere e le mosche, le collinette
dei muscoli marroni ricoperte di schiuma, il sangue, la sella,
le briglie ancora addosso.
Non era rimasto che quel cavallo, e poi il corriere dappertutto.
Damn Dave e Damn Dog portano via il cavallo con il carro.
Damn Dave continua a piangere mentre carica l'animale.
Damn Dog ulula seduto vicino a lui sul sedile del carro.
La sera dello stesso giorno in cui ha ucciso il cavallo, fratello
William si compra della colla e una pinta di whisky e
torna a essere Billy Blizzard, entra nell'Ida's Place mentre
Ida  seduta al piano a suonare la canzone dell'uomo nella
luna e comincia a cantare con una voce da angelo cristiano.
Sono seduto in fondo alle scale vicino al bancone del bar, il
corriere  grande dentro di me, Ida  al piano con il vestito
azzurro e suona la canzone dell'uomo della luna. La voce di
Ida non era niente di speciale, ma quando cantava la canzone
dell'uomo della luna si dice che tutti quelli che la ascoltavano
- proprio tutti - sentivano il dolore, il tormento del
cuore umano.
Quella sera, quando Ida comincia a cantare, anche Billy
Blizzard si mette a cantare.  in piedi sulla porta del bar, il
cappello nero di traverso, la giacca nera coperta di polvere e
paglia.
Quando capisco che  Billy Blizzard, i miei occhi rivedono
subito il suo cavallo morto sulla strada. I miei piedi avrebbero
voluto fuggire il pi velocemente possibile, ma poi Billy
Blizzard canta, scuote le travi del soffitto, canta per Ida, attraversa
il bar per raggiungerla, con gli occhi infuocati, come
se fosse stata lei a farlo camminare in quel modo. Va dritto al
pianoforte, la guarda negli occhi e canta. Non era difficile vedere
- persino per un bambino - che Billy Blizzard aveva il
cuore gonfio di mal d'amore.
Quando lo sente cantare, Ida salta in aria come se dentro
di lei fosse esploso un candelotto di dinamite. Poi lo guarda,
e l'espressione preoccupata che ha sempre scompare. Non
sapevo neanche che ce l'avesse, quell'espressione, finch non
 scomparsa quella sera.
Come take a trip in my airship and we'll visit the man in the
moon, canta Ida e canta Billy.
All'Ida's Place si sentivano solo loro due che cantavano.
Poi la canzone finisce, e Billy Blizzard si getta ai suoi piedi
piangendo. Era la prima volta che vedevo un uomo piangere.
Comincia a dire un mucchio di cose: che non pu vivere
senza di lei, che vuole un figlio da lei, che  meglio morire
piuttosto che vivere senza di lei. Ida si allontana da lui e dice
ad alcuni uomini di aiutarla a portare Billy Blizzard alla casa
del bagno.
Quando ci arrivano lui grida e piange e minaccia di uccidersi.
Sbircio dalla finestra e vedo Ida che d dei soldi a mia
madre. Mia madre corre subito dal dottor Ah Fong e io le vado
dietro. Rimane nel negozio per un po' e poi esce di nuovo.
Tornati al bagno, vedo dalla finestra che Ida aveva legato
Billy Blizzard nudo contro il muro e che lo stava frustando
sul culo con un ramo di salice. Billy grida e piange. Mia madre
entra senza bussare. D a Ida un pezzo di carta rossa a
forma di triangolo e poi se ne va.
Ida regola lo stoppino della lampada posata sul tavolo davanti
alla finestra. Sparge la polvere che c' nel triangolo rosso
sul tabacco e arrotola una sigaretta. La accende, fa qualche
tiro e poi la passa a Billy Blizzard, tenendola in mano. Quando
finiscono di fumare, Ida si toglie il vestito azzurro e tutto
quel che c' sotto. Tiene addosso solo gli stivali e comincia a
frustare Billy Blizzard, facendolo gridare, piangere e lanciare
maledizioni bibliche. Peccato, grida. Fuoco e dannazione eterna,
sbraita. Inferno.
La storia su Billy Blizzard che raccont mia madre non l'avrei
dovuta ascoltare. Ero sotto il letto, mentre la raccontava
a Ellen Finton. Ho sentito tutto.
Billy Blizzard  come il diavolo dice. Quando lo guardi,
vedi una cosa, ma senti tutt'altro.
Anche il diavolo  cos: non sembra mai quel che  veramente.
I tuoi occhi vedono una cosa, e il tuo cuore ne sente
un'altra.
La prima volta che l'ho visto racconta mia madre, mi
sono sentita attraversare da un vento gelido. Era solo un ragazzino
di dodici anni o gi di l.  venuto a fare il bagno
prima di andare da Ida. Un vento gelido. Per poco non mi
buttavo dalla finestra quando l'ho visto. Per non riuscivo a
muovermi.
Billy era un ragazzo alto, forte e con le spalle larghe, i capelli
neri e la pelle come la mia. Gli occhi come due carboni
ardenti che guardavano tutto. Non gli sfuggiva niente.
Mentre lo lavavo ho notato l'anello che portava al medio
della mano destra. Sembrava l'anello del diavolo: la luna e le
stelle sopra un paio di corna. Avrei voluto vederlo da vicino,
per lui non me l'ha permesso.
Poi ho visto i lividi. Era pieno di lividi. Soprattutto sul
didietro, lungo il solco.
La prima volta, dopo appena due o tre giorni che era qui,
Ida l'ha sculacciato, e non solo. Poi, la seconda volta che 
venuto - quella in cui ha ucciso il suo cavallo, cantato per
Ida e fumato l'oppio - non gli bastavano pi le sculacciate.
Voleva che lei gli facesse male, che gli legasse le palle e gli
ficcasse delle cose nel culo.
 cominciato tutto quella notte, dopo che erano passati
ben otto anni dice mia madre, lui ha cominciato a chiedere
a Ida di fargli male. A lei non piaceva per niente, per lo faceva
lo stesso. Poi diceva un mucchio di parole della Bibbia:
le cose pi brutte, hai presente?, quelle che vuole sentire la
gente: carne, peccato, corpo, desiderio e dannazione eterna
all'inferno, lui tutto legato e Ida che lo frustava con il ramo
di salice, oppure gli ficcava carote e chiss che altro nel buco
del culo, senza mai smettere di sgridarlo, come se lui fosse
un bambino disubbidiente. Anche se a quel punto era gi un
uomo. Poco dopo lui eiaculava, si contorceva tutto e piangeva.
Diceva a lei e al Signore che era molto pentito.
 andata avanti cos per quasi un anno. Lui continuava a
tornare per averne ancora. Sempre di pi. Diceva che era
amore.
Dopo un po' era chiaro che anche Ida cominciava a prenderci
gusto. Non l'ha mai detto chiaro e tondo, per  la sacrosanta
verit.
E il diavolo  proprio cos aggiunge mia madre, ti fa
piacere e desiderare delle cose che normalmente rifiuteresti.
Te le fa piacere moltissimo.
La terza volta che Billy Blizzard  venuto a Excellent era il
1884. Io sono la persona pi adatta a raccontare questa storia.
Nessuno conosce bene quanto me la storia della terza volta.
Ida Richilieu gli aveva detto di non tornare pi. Gli aveva
detto che aveva chiuso per sempre con lui e i suoi vizi. Che
non voleva pi avere niente a che vedere con lui.
Billy Blizzard rimane nel villaggio per qualche settimana,
cercando riparo dove pu, ma non  il benvenuto.  allora
che fa ubriacare Damn Dave di proposito. Pare che Ida si fosse
rifiutata di vendergli una bottiglia di whisky, cos lui se
l'era procurata da solo. Billy Blizzard la porta da Damn Dave,
lo fa ubriacare al punto che quello per poco non si regge
pi in piedi e poi, alle due di un sabato notte, lo porta in Pine
Street, davanti all'Ida's Place. Damn Dave ride perch ha il
cazzo duro, e Billy Blizzard glielo fa tirare fuori, cos Dave
comincia a sganasciarsi dalle risate, e il suo dannato cane a
ululare. Tutti i clienti dell'Ida's Place escono in strada.
Quella sera io ero seduto alla finestra della stanza 11. All'inizio
ridevo anch'io vedendo Damn Dave che si sbellicava
con il cazzo di fuori sotto il pino ponderosa e la bandiera americana,
mentre Damn Dog ululava come un matto. Dopo un
po' non si capiva pi se Damn Dave rideva o piangeva. Si
stringeva il cazzo come se gli facesse male. Billy Blizzard
continuava a incitarlo, a riempirlo di whisky.
Damn Dave comincia a fottersi l'aria, come fanno certe
volte i cani quando sono felici di vederti e ce l'hanno tutto
rosa, duro e fuori dalla pelle e non riescono a farlo rientrare.
Mentre lui muove il bacino avanti e indietro con le lacrime
che gli scendono sulle guance, Billy Blizzard indica il suo
cazzo ridendo.
Dopo di che esce lei, Ida Richilieu, scende i sette scalini ed
 in Pine Street. Cala il silenzio. Ida Richilieu raggiunge Billy
Blizzard, stringe la mano a pugno e lo colpisce come fanno
gli uomini tybo tra loro. Lo colpisce di nuovo e poi gli tira un
calcio nelle palle. Billy Blizzard si piega in due, ma rimane in
piedi. Non cerca di difendersi. Ida gli sputa in faccia.
Poi lei afferra Damn Dave e lo stringe a s. Lui continua a
muovere il bacino. Lo porta in camera sua insieme a Damn
Dog e chiude la porta. Per tutta la notte sento il pianto di
Damn Dave e i mugolii del suo dannato cane.
Passa una settimana prima che Billy Blizzard si faccia vedere.
Anzi si fa sentire e basta. Lo sentono cantare la canzone
dell'uomo della luna: Come take a trip in my airship and we'll
visit the man in the moon.
Sono nella stanza 11 quando lo sento cantare. Poi, lo sparo.
Quando arrivo in camera di Ida, lei ha ancora il fucile puntato
fuori dalla finestra. Guardo fuori, ma non vedo anima viva.
Per era l fuori, chiss dove.
Va avanti cos per un po' di settimane. Mi sveglio e lo sento
cantare, e poi sento Ida che gli spara dalla finestra. Per
nessuno lo vede.
Comincia a spargersi la voce che Billy Blizzard  morto e
che il suo fantasma viene a tormentare Ida.
Ida diceva che non aveva tempo da perdere con storie del
genere. Che era Billy Blizzard in carne e ossa a preoccuparla,
piuttosto.
Come sempre, Ida aveva ragione.
Circa due settimane dopo mia madre aveva un cliente per
tutta la notte nella stanza 11, e io ero fuori nella baracca. Era
tardi, e la luce della luna era cos forte da far paura.
Billy Blizzard mi chiama per nome, ma io non rispondo.
Dico che non sono io.
 dentro la baracca. Mi afferra per la nuca e mi trascina
alla finestra illuminata dalla luna. Mi mostra l'anello del
diavolo. Mi dice che me lo dar, se andr con lui. Cerco di
raggiungere la porta, ma lui mi blocca. Mi tappa la bocca
con una mano e mi trascina fuori. Mi si mette dietro e attacca
a cantare. Solleva il cane del suo revolver a sei colpi,
me lo punta alla testa e canta. Eravamo sotto la finestra di
Ida.
Come take a trip in my airship and we'll visit the man in the
moon.
Poco dopo vedo la canna del fucile di Ida sbucare dalla finestra.
Per stavolta non spara, grazie a Dio, altrimenti sarei
gi morto e sepolto.
Anzich sparare, Ida comincia a parlargli, e lui a rispondere,
tenendomi la pistola puntata alla testa con una mano e
sollevando la mia camicia da notte con l'altra, in cerca del
posto per entrarmi dentro. Poi attacca a declamare la Bibbia:
peccato, fuoco, dannazione eterna e inferno. Io guardo gli
stivali rossi di Billy Blizzard. Penso al cavallo morto in strada,
quando lui mi apre. Penso al giorno in cui Ida e mia madre
si erano azzuffate nel fango e le lenzuola brillavano al sole.
Penso a Non-una-vera-montagna che guardava me e
quegli stivali rossi. Penso al diavolo. Che non gli avevo detto
il mio nome. Che lui mi aveva trovato lo stesso. Mi aveva
trovato e mi stava aprendo a met - e da allora quelle due
parti di me - io e non-io - non hanno mai smesso di cercare
di riunirsi. Il diavolo mi aveva trovato e mi stava sfondando
il culo, sentivo il mio respiro forte e il cuore che mi rimbombava
nelle orecchie.
Poi Billy Blizzard si mette a piangere e a chiedere perdono
al Signore, e io ero a testa in gi, con la faccia contro gli stivali
rossi, piegato in due, squarciato nel profondo.
Poi ricordo solo Ida che gli dava uno schiaffo forte in faccia,
e un colpo di fucile. Poi lo sento colpire Ida alla schiena.
La vedo cadere. Le d un calcio forte nello stomaco. Il rumore
orribile del respiro che esce dal corpo.
Poi sento l'urlo, che non veniva n da Ida n da me, uno di
quegli urli che credi di poter sentire una volta sola nella vita,
e che invece avrei sentito di nuovo, anni dopo, uscire dalla
mia stessa bocca, la notte che ho scoperto tutta la verit e
nient'altro che la verit. Ero disteso a terra come Ida. Poi non
ero pi l. Non so dov'ero, ma non ero l.
In seguito Ellen Finton mi ha detto che, dopo che ero caduto,
Billy Blizzard aveva attraversato di corsa Pine Street e
aveva rubato un cavallo legato all'abbeveratoio. Mia madre
era uscita dalla porta di dietro e, vedendo me e Ida stesi a
terra, aveva cacciato un grido - un grido di guerra - e aveva
rincorso Billy Blizzard per Pine Street. Siccome non poteva
raggiungerlo a piedi era tornata indietro ed era saltata sul
carro di Ida fermo sul davanti della casa. Ellen mi ha detto
che, guardando fuori dalla finestra della baracca dove mi
aveva portato, aveva visto Princess sfrecciare fuori dal villaggio
all'inseguimento di Billy Blizzard, il fucile di Ida sottobraccio
e i capelli al vento. Nessuno l'ha pi rivista viva
dopo quella notte.
Passo quasi tutto l'inverno con la febbre. In primavera torno
a essere me stesso, ad andare in giro e a pensare. Almeno credevo
di essere me stesso. Invece, ero non-io.
La squadra di uomini che si raduna per cercare Billy Blizzard
non riesce a trovarlo. Non trova neppure mia madre.
Passano tutto l'autunno a cercare. Quando arriva l'inverno,
devono smettere. Thord Hurdlika diceva che avevano guardato
sotto tutti i sassi della montagna. Per Doc Heyburn era veramente
assurdo, scomparire cos nel nulla.
Poi una mattina d'aprile mi sveglio e so dov' mia madre.
I miei occhi scrutano il posto dove si trova. Mi sembra un sogno.
Prendo le mie racchette da neve, ma non gli sci. Attraverso
il fiume ai piedi del villaggio. Non c'era ancora molta
acqua di superficie, quindi non era difficile. Raggiungo
Non-una-vera-montagna e comincio a salire.
Dovevi passare tra le rocce e arrampicarti. A volte era cos
ripida che quando allungavi il braccio davanti a te vedevi
solo la montagna. Ma ero giovane ed ero rimasto rintanato
per tutto l'inverno. Il vento che mi soffiava in faccia era freddo,
ma il sole era forte. Dopo un po' le cose cominciano ad
appianarsi. Gli alberi sono pi sottili e io sono vicino alla cresta
della montagna che, guardando verso est da Excellent,
occupa quasi tutto l'orizzonte: un pendio che  come la
schiena di un uomo coricato a pancia in gi e appoggiato alle
braccia. Avrei continuato a percorrerlo, se il vento non mi
avesse portato via il cappello. Lo rincorro verso la faccia della
montagna che non  una vera montagna, saltando da una
roccia all'altra, e un paio di volte per poco non lo prendo, solo che poi mi sfugge di nuovo. Inseguo il cappello per buona
parte del giorno, Poi capisco. Era l'uccello corriere. Se smettevo
di dargli la caccia, lo prendevo. E cos faccio.
Di l a poco me lo ritrovo proprio davanti ai piedi. Seguo
un sentiero in discesa che si allarga sempre di pi. Ben presto
si trasforma in una pista per carri: due solchi con l'erba che
cresce in mezzo. Poi vedo il carro - il carro di Ida - su un lato
del sentiero con le ruote staccate. C'erano dei muli morti.
Allora mi volto per risalire il sentiero, avvicinandomi
sempre di pi a mia madre. Il sentiero termina davanti a un
grosso affioramento di granito. Ci salgo sopra, guardo sotto
e vedo il prato pi bello che i miei occhi, e anche i vostri, potrebbero
desiderare di vedere. L'erba era verde e in alcuni
punti verdissima e dappertutto c'erano fiori gialli e bianchi,
sparvieri aurei, e quelli color porpora che spuntano dritti.
Il prato si estendeva fino al precipizio, fin dove non c'era
pi niente, solo cielo ed eternit. Un cerchio di alte rocce circondava
tutto il prato, a parte dove c'era la sporgenza. Ai
piedi delle rocce, sul lato a nord, c'erano tre pini ponderosa.
Scendo gi, raggiungo i pini e trovo una vecchia capanna
semidistrutta.
La capanna di Big Foot.
 l che la trovo.
Quel che rimane di lei. E di Billy Blizzard.
Il mio cuore sapeva che era lei prima ancora che i miei occhi
guardassero. Poi guardano, e io vedo che lei  solo un po'
di pelle su uno scheletro con i capelli. C'era la sua camicetta
rossa e la gonna invernale di daino. Qualche brandello. Aveva
il cranio sfondato e lo schioppo di Ida Richilieu vicino.
Di lui rimanevano solo gli stivali rossi. Sapevo che erano i
suoi. Quando mi era entrato dentro, duro, e mi aveva fatto
piegare in avanti, li avevo guardati bene, gli stivali rossi.
Li prendo a calci. Li prendo a calci per un bel pezzo. Ci piscio
sopra.
L'anello era scomparso. L'uomo morto coricato vicino a
mia madre non aveva l'anello del diavolo.
Quando torno da lei, il vento scende a soffiare sull'erba intorno
a me, sulle mie orecchie e sui miei occhi, portandomi
l'odore di mia madre. Alle mie spalle, in quel che rimaneva
della capanna, il vento scricchiola con rumori da Big Foot
Poi si alza, scuotendo i tre pini, e infine se ne va.
Mia madre era solo un mucchietto di ossa su un pezzo di
terra illuminato dal sole, un vecchio tronco che presto sarebbe
diventato la terra che lo sosteneva.
Preparo un letto di fuoco per lei. Anche se non  pi tutta
intera, la raccolgo e la metto sul letto di legni. Accendo il
fuoco come mi aveva insegnato lei, senza fiammiferi. Osservo
le fiamme e il fumo, domandandomi che cos' il fuoco,
che cos' il fumo. I suoi capelli in fumo, la sua gonna di pelle
di daino, la sua camicetta rossa, le sue ossa in fumo.
Raggiungo il bordo dove si vede l'eternit, l'eternit al tramonto.
C'era una roccia che sporgeva pi di tutte le altre, vado
a sedermi sul bordo.
La storia preferita di mia madre, e anche la mia, parlava
dei bisonti e di come lei si era guadagnata il suo nome.
Quando era piccola e non ancora donna, mia madre era
chiamata Splendida Terza Figlia. Una mattina - ai tempi viveva
ancora con la sua gente, e non con i mormoni - si sveglia
con un frastuono nelle orecchie. Si alza in piedi e corre
fuori dal tepee.
Il frastuono era dappertutto raccontava mia madre.
Grida a sua madre e alle sue cugine di venire fuori a sentire
il baccano che c'era nell'aria, per nessuno esce dal tepee - e
neppure dalle altre tende dell'accampamento - nessuno si
muove, anche se mia madre grida come un'ossessa.
Lei corre dove il rumore  pi forte, al di l della cima della
montagna su cui avevano piantato le tende e, quando arriva
dall'altra parte, vede una cosa che la blocca di colpo come
se avesse messo radici.
Come se fossi stata un albero diceva mia madre.
A circa un metro da lei c'erano migliaia di bisonti che correvano.
Proprio davanti a me, grossi animali scuri e selvaggi che
correvano facendo un frastuono impossibile da immaginare,
come se la terra stesse per esplodere diceva mia madre.
Mai visto niente di simile - la libert e la potenza - come la
mia gente prima dell'uomo bianco.
Diceva che voleva correre insieme a loro, oppure salire in
groppa a uno di loro e fuggire via verso non si sa dove.
Comincio a gridare, a strepitare e a grugnire e, di punto
in bianco, mi ritrovo distesa a terra circondata da mia madre
e dalle cugine. Mi aiutano a rialzarmi e, in quel preciso istante,
mi scende tra le gambe il mio sangue di donna.
I bisonti erano scomparsi. Non li aveva visti nessuno, a
parte mia madre.
Da quel giorno ebbe quel nome: Umori di Bisonte.
Seduto sul mio prato quella prima volta su Non-una-vera-
montagna, sulla roccia sporgente, il sole vicino al tramonto,
il fumo di mia madre nell'aria e il fuoco solo rosso sotto il nero,
guardo in basso e vedo Excellent. Vedo l'Ida's Place, ma
non la finestra della camera 11, anche se so dov'.
L'ultima volta che avevo visto mia madre era stato il giorno
prima della notte in cui era venuto lui. La porta della stanza
11 era aperta e lei era seduta sul letto. Aveva addosso la
sua gonna di pelle di daino e la sua camicetta rossa. Si era alzata
ed era andata alla finestra. Aveva spostato la tenda e aveva
toccato una foglia del geranio nel vaso. Poi aveva guardato
fuori dalla finestra: non tanto la strada, ma il cielo. Dalla
faccia che aveva si capiva che se ne sarebbe andata di nuovo
per un po', per qualche giorno, tra le montagne, magari sull'Indian
Head, per camminare, ascoltare gli animali, preparare
un fuoco e vivere come la sua gente. Certe volte mi portava
con s. Ma altre volte - quasi sempre - mi diceva che dentro
di lei non c'era spazio per me e che doveva andare da sola.
Nella parte di me che non dimentica, mia madre continua
a guardare dalla finestra con la luce dell'autunno sul viso.
Anni dopo, quando raccontavo a Dellwood Barker della
sera in cui mi ero seduto sulla roccia sporgente, al tramonto,
con il fumo e il fuoco di mia madre alle spalle, lui mi ascoltava.
Dellwood ascoltava. E poi mi ha detto: Il fumo, il vento
e il fuoco sono tutte cose che puoi sentire, ma non toccare.
Come i ricordi e i sogni. Di questo  fatto il mondo.  davvero
breve il tempo in cui abbiamo i denti e capelli in testa, vesti
rosse, pelle, ossa e occhi che vedono. Non dura molto. Per
alcuni pi che per altri. Se sarai fortunato, sarai tu a raccontare
la storia: degli occhi che hanno visto, dei capelli che ondeggiavano
al vento, della pelle che ha sentito le carezze e
delle ossa che hanno provato dolore.
Di come  fatto il cuore umano.
Di come il diavolo ci ha chiamato e noi non abbiamo risposto.
Di come abbiamo risposto.
Il sole sta tramontando e c' ancora luce, infilo una mano in
tasca e tiro fuori la fotografia di mia madre. Quella scattata a
Cody, Wyoming. Il fotografo tybo l'aveva agghindata come
una principessa indiana, con addosso piume di tutti i tipi,
una coperta, conchiglie e perline.
Ed eccola l, Umori di Bisonte, vestita da un tybo per apparire
quel che era gi: una principessa, una ragazzina sorridente.
Il sole era tramontato e il cielo tratteneva i suoi colori. Gi
a Excellent, le lampade a cherosene creavano delle finestrelle
di luce nel buio.
Malgrado tutti gli avvertimenti di mia madre, il diavolo
mi aveva preso lo stesso.
E con me aveva preso anche lei.
Se ne era andata senza di me. Anche quella volta in lei non
c'era abbastanza spazio per me e se n'era andata da sola.
Dell'inverno dopo l'arrivo di Billy Blizzard, l'inverno passato
con la febbre, ricordo solo il rumore del mio respiro e il
battito del mio cuore. Ricordo sogni che non sapevo che fossero
sogni, io che volavo in alto dolcemente, e si sentiva solo
il suono del vento e dell'azzurro, come se fosse un suono.
Poi mi svegliavo dal sogno, ritornavo da quell'altro posto e
mi ritrovavo nella baracca, oppure a cagare sangue nel gabinetto
di fuori e con qualcuno vicino: Thord Hurdlika, Fern
Hurdlika, Ellen Finton, Gracie Hammer. Una volta perfino
Damn Dave e Damn Dog.
Ida era a letto anche lei e, a quanto si dice, anche lei si era
allontanata nell'azzurro. Tre costole rotte e un polmone collassato.
Spesso mi chiedevo perch lei e io non ci incontravamo l
fuori nell'azzurro. Una volta l'ho chiesto a Dellwood Barker,
e lui mi fa: L'hai mai chiamata?.
No dico io.
Bastava chiamarla fa lui. Perch non l'hai fatto?
Non lo so rispondo, ma in realt volevo dirgli che non
potevo chiamare un bel niente, perch non ero abbastanza in
me, c'ero solo io che volavo, il vento e l'azzurro.
Ho chiesto a Ida come mai non c'eravamo incontrati, e lei
mi ha lanciato una delle sue occhiate.
Piantala di dire stupidaggini. Era la febbre. La tua mente
ti faceva degli scherzi. Il mazzo di carte era truccato per fregarti,
punto e basta dice. Ora, per,  passato. Dimentica
tutto. Mantieni le promesse e la pulizia, e va' avanti.
Poi  arrivata la notte in cui mi sono svegliato nella stanza
11, e non c'era pi niente, solo il battito orribile del mio cuore.
Il mio respiro che entrava e usciva. Mi alzo dal letto, mi
avvolgo nella mia coperta Hudson Bay, vado in corridoio,
passo davanti alla luce rosa che sbuca da sotto la porta di
Ida, esco in veranda e mi avvicino alla finestra di Ida. La luna
era gonfia di luce, come le palle che si riempiono di sangue
quando sei vicino a quello che desideri. Anche la neve
era luna. Ida Richilieu era l nel suo cerchio di luce, avvolta
nelle trapunte. Aveva i capelli sciolti, una cascata di riccioli
neri sulla testa. Fumava e scriveva, intingeva il pennino nel
calamaio, lo avvicinava alla pagina e scriveva parole sulla
carta.
Io ero fuori e credevo di essere nel cerchio di luce rosa insieme
a Ida a scrivere parole. Nella storia di esseri umani che
raccontano. Segreti che dovevo conoscere. Storie che dovevo
ascoltare.
In realt, poi, ho capito che gi quella cosa di me che guardavo
Ida era una storia - uccello corriere! - il fatto che pensavo
di essere l a guardare e invece non lo stavo facendo. Stavo
morendo congelato.
Mi sveglio un paio di giorni dopo nel grande letto di piume
di Ida, lei  in piedi vicino a me con una mano sulla mia
fronte. Non posso credere ai miei occhi e la mia fronte brucia
perch la sta toccando lei. Salto su e corro fuori dalla stanza
con tutta la velocit di cui i miei piedi e le mie gambe sono
capaci, e Ida mi insegue con la sottana del vestito e la sottogonna
che fanno lo stesso rumore del mio respiro che entra
ed esce.
Come un pollo con la testa mozzata raccontava Ida,
che correva come un pazzo per il villaggio.
Ida adorava raccontare la storia di come mi aveva rincorso
quel giorno. Ogni volta che la raccontava, io correvo pi veloce.
Ogni volta c'era almeno una puttana in pi che mi inseguiva.
Quella storia le piaceva quasi quanto quella del boa di
piume. Le ho sentite talmente tante volte, quelle due storie,
che alla fine ho cominciato a crederci persino io.
Questa  la versione di Ida: il cowboy dal cazzo storto mi
prende al lazo a Chinatown. Poi Ida e le altre puttane mi rimettono
nel letto di Ida, e Doc Heyburn mi fa una puntura
per calmarmi. Quando mi calmo, apro gli occhi, guardo Ida
e dico, riferendomi a mia madre: Era il mio spirito delle
cose.
Secondo questa storia, era la prima volta che Ida piangeva
in tutta la sua vita.
E sempre secondo la storia,  stata anche la prima volta
che io ho parlato.
Tutti credevano che fossi una di quelle persone che non
sanno parlare, come ce n' sia tra gli indiani che tra i tybo.
Tutti tranne mia madre.
Con lei parlavo, credo. O forse no. Mi ricordo che parlavo.
O forse ricordo che lei parlava e io ascoltavo.
D da pensare.
Rimango nel letto di Ida per una settimana circa. Dopo di
che me ne vado dalla stanza 11 e mi trasferisco nella baracca
per sempre.
Un uomo ha bisogno dei suoi spazi aveva detto Ida.
C'era gi un letto nella baracca. Ida mi compra una stuoia
da mettere sul pavimento e appende una sua vecchia sottogonna
a un manico di scopa sopra la finestra come tenda. Mi
d una lampada a cherosene e anche uno specchio.
Metto la fotografia di mia madre scattata a Cody, Wyoming,
dietro lo specchio. Tutti i giorni lo giro per guardare mia
madre.
La stufa della baracca era abbastanza buona, per c'erano
dei buchi nei muri che facevano passare il vento. Ci ho infilato
un po' di carta e delle lenzuola vecchie.
Non passa molto tempo che le cose tornano pi o meno
come prima all'Ida's Place: dopo i lavori, riprendo a giocare
al corriere.
Ida riprende a comportarsi come prima. Si mette un vestito
buono di giorno e lustra tutte le cose che trova in giro. Ricomincia
persino a gridarmi con le sue labbra dipinte: Ehi,
tu, vieni un po' qui, ragazzino!.
Una cosa per era cambiata: siccome ero pi grande, avevo
pi faccende da sbrigare.
E anche un'altra: Ellen Finton e Gracie Hammer se n'erano
andate dall'Ida's Place e da Excellent, perch dicevano
che Billy Blizzard non era morto e avevano paura che tornasse.
E poi, qualche volta, quando ero spaventato dalla luna, e
solo se mi lavavo bene, Ida mi lasciava dormire con lei nel
grande letto di piume.
Un'altra cosa diversa era che adesso che sapeva che potevo
parlare, Ida aveva cominciato a insegnarmi a leggere e a
scrivere parole e l'ortografia. Le parole dei tybo. Tutti i giorni
della settimana, dopo l'una e prima del suo bagno delle tre,
Ida Richilieu e io ci sedevamo nella sua stanza con uno dei
suoi quattro libri.
All'inizio leggeva lei per me. Dopo un po' ho cominciato a
leggere con lei. Poi, alla fine, leggevo io. Ci ho messo solo
due anni a imparare a leggere e scrivere e a fare lo spelling
delle parole.
Ero un ragazzo sveglio.
I libri che leggevamo erano Paul Bunyan e il suo bue azzurro,
Martiri cattolici, Peccatori nelle mani di un Dio in collera e
Appoggiati a me! Pi di tutti, per, quello su Paul Bunyan e
Appoggiati a me!
Quando leggevamo quello sui santi cattolici, Ida mi diceva
di fare attenzione solo alle parole, e non al significato.
Quel che mi piaceva di pi erano le figure delle persone con
i cerchi di luce intorno alla testa che parlavano agli animali e
venivano ammazzate con le frecce e appese a testa in gi agli
alberi.
Leggevamo il libro sui peccatori e sul Dio in collera soprattutto
perch c'erano delle belle parole. Ida diceva anche
che era utile per me sapere che c'era della gente che la pensava
veramente in quel modo.
Conosci i tuoi nemici diceva.
Appoggiati a me! era una poesia, non era inglese tybo normale.
Pi che raccontare una storia dipinge un'immagine
spiegava Ida.
Le immagini che dipingeva erano di uomini e donne soli
tra i monti con le loro storie di sesso da esseri umani che li
facevano impazzire.
Quella era la mia preferita.
Quando ho imparato a leggere e a scrivere, Ida ha smesso
di farmi lezione nel pomeriggio. Diceva che dovevo cavarmela
da solo e che se volevo andare avanti erano affari miei.
Per abbiamo continuato con lo spelling.
A un certo punto, lei ha preso l'abitudine di gridarmi parole
da una parte all'altra delle stanze, del cortile, del villaggio,
dalla mattina alla sera.
Appuntamento! sbraitava.
Lampadario!
Rinoceronte!
Era fatta cos.
Ormai avevo undici o dodici anni e, siccome ero diventato
pi grande, uno dei miei nuovi compiti era di aiutare Ida a
lavarsi, come faceva mia madre prima di morire. Nel pomeriggio
dovevo andare alla casa del bagno, di solito subito dopo
gli esercizi di lettura e scrittura. Immergevo i secchi di rame
nell'Hot Creek e li portavo su per le scale dietro la casa e
versavo l'acqua nella vasca di rame che c'era nella sua stanza.
Dopo il quarto viaggio con il secchio di rame, prendevo
le foglie di rosmarino e di timo che Ida teneva sulla toeletta e
le mettevo nell'acqua. A volte lei voleva le bollicine che uscivano
dalla bottiglietta marrone posata sul davanzale della finestra.
Mettevo i saponi e le creme su un angolo della toeletta.
Poi aveva bisogno anche degli asciugamani.
La vasca era vicina alla toeletta e assomigliava pi che altro
a una sedia fatta con un secchio. Quando faceva il bagno,
Ida si sedeva nella sedia-secchio e appoggiava la schiena.
Si toglieva il vestito buono, la sottogonna, la sottoveste, il
corsetto e le mutande. A volte le lavava e le stendeva al filo
sul lato a sud della stanza, quello vicino alle finestre.
Ida si sedeva nuda sulla sedia davanti alla toeletta con gli
specchi che la circondavano. Con il bel tempo, il sole entrava
e si posava sul suo corpo senza creare forme. La sua pelle era
bianchissima, come le lenzuola stese sul filo. Se era nuvoloso
o pioveva, si vedeva il blu del suo sangue in trasparenza. Si
vedeva che aveva freddo. In inverno, quando c'era buio, accendeva
la lampada, chiudeva la tenda e la sua pelle era rosa
come la luce della fiamma.
Trovavo sempre una scusa per andare vicino alla toeletta:
posare una spazzola, prendere un asciugamano o altro. Lei
non sembrava preoccuparsi della mia vicinanza. Ida non faceva
mai caso a me durante il suo bagno. Potevo anche non
essere nella stanza, per quel che la riguardava. Non sto dicendo
che fosse cattiva con me. Solo che era fatta cos. Per
credo che quasi tutte le donne siano fatte cos. Certe volte in
loro non c' spazio per te e devono stare da sole.
Ida Richilieu aveva bisogno di tempo per s e di fumare
davanti allo specchio tra il suo lavoro del giorno e quello
della notte. Aveva bisogno di guardarsi allo specchio. Aveva
bisogno di bere il suo bicchiere di whisky e di guardarsi. A
volte nello specchio c'erano il liquore, le sigarette e una faccia
dura da vecchia. A volte le braccia e le gambe ossute di
una bambina imbronciata. Per Ida Richilieu non era vecchia
e neanche una bambina. Si vedeva quando alzava le braccia
per tirarsi indietro i capelli. Era una donna, una donna che
odorava di sorgenti di zolfo o di terriccio. La curva che dal
braccio arrivava alla peluria delle ascelle e poi gi fino ai seni
mi faceva sempre effetto. Sentivo un tuffo al cuore a vedere
i suoi capezzoli scuri, rotondi e grossi e i peli neri sul suo
buco di donna; sentivo un tuffo al cuore quando la vedevo,
sentivo il suo odore.
Per c'era dell'altro. Quelle parti di Ida - i capezzoli, il buco
di donna, il culo, le ascelle - non sembravano appartenere
veramente a lei. Sembravano una specie di corredo: un corsetto
che di sera indossava e allacciava per andare a lavorare.
Durante il giorno era la vera Ida, quella che lavava, puliva,
sfregava: la Ida linda e pulita che guidava la sua azienda e
gridava ordini per far funzionare le cose. Poi, nel pomeriggio,
Ida entrava nel suo sesso, in quelle parti di lei: le indossava
allo stesso modo in cui Thord Hurdlika si infilava i
guanti con la vaselina. Sia lui che Ida lavoravano sodo per
mantenere morbido qualcosa.
Dopo il bagno, la guardavo mentre si truccava. Accendeva
la lampada al massimo persino d'estate e si metteva della cipria
in faccia e un po' di colore sugli occhi - azzurro o viola - e
alla fine si pitturava le labbra di rosso.
I vestiti che metteva di sera li chiamava abiti da lavoro. Erano
tutti luccicanti: uno bianco, uno rosso e uno azzurro.
Ognuno aveva una storia. Ognuno aveva un segreto.
Ida mi aveva svelato il segreto di tutti i vestiti e, come ho
gi detto, i segreti di Ida non erano cose da prendere alla leggera.
Prima di infilare la mano nel guardaroba, Ida usciva sempre
in corridoio per guardare il bar da basso, scrutare gli uomini
e decidere com'era l'andazzo e quale vestito indossare
di conseguenza. Se c'erano tanti uomini giovani metteva il
vestito bianco.
Giovani inesperti in cerca di una sposa diceva.
Allora si metteva il vestito bianco, lasciava i capelli sciolti
e si comportava come una sposa vergine che scendeva le scale
sollevando l'orlo del vestito. Tutti gli occhi erano puntati
sulle sue caviglie.
I giovani inesperti non avevano speranze.
Con il vestito bianco aveva sposato Vinitio Luchese.
L'ho un po' modificato diceva lei.
Era liscio e luccicante come la luna che si specchia nell'acqua
immobile.
Seta diceva Ida. Seta pura.
Il segreto di quel vestito era che lei non era vergine, la prima
volta che l'aveva indossato.
Il vestito bianco era il pi lungo. Arrivava fino al pavimento
e le copriva perfino le scarpe. Ecco perch doveva sollevarlo
sul davanti mentre scendeva le scale. Per Ida ci provava
gusto a scendere nel bar per il suo debutto, come lo
chiamava lei.
Il vestito bianco non lasciava vedere granch delle tette.
In fin dei conti mi ci sono sposata diceva. Ho lasciato la
scollatura rotonda com'era, ho tolto solo i pizzi, i fronzoli, la
fascia intorno alla vita e la crinolina.
Ho eliminato tutti gli impedimenti diceva lei. Una ragazza
non deve avere impedimenti. Deve muoversi liberamente.
Quando indossava il vestito bianco di solito si lasciava i
capelli sciolti senza niente, quasi neanche un pettinino, come
una sposa.
Il vestito bianco era il mio preferito. Il vestito bianco con
i suoi capelli neri, la sua pelle bianca e le sue labbra rosso
vivo.
Il vestito rosso brillava perch era di velluto e aveva perline
tutt'intorno alla scollatura che copriva appena i capezzoli,
le tirava su le tette e gliele appiattiva, sembrava quasi che le
spuntassero da sotto il mento. La gonna del vestito arrivava
appena sopra le caviglie. Con il vestito rosso Ida portava le
ciabattine rosse che chiamava ballerinas, i capelli raccolti in
alto con i pettinini e alle orecchie i pendenti di strass che le
aveva regalato Franz Bieberkopf, un ammiratore tedesco
dallo Schwanzstuck striminzito.
S-C-H-W-A-N-Z-S-T-U con sopra due puntini... c-K scandiva
Ida significa "cazzo" in tedesco.
Il segreto del vestito rosso era che Ida, sotto, non metteva
mai niente. Lo indossava solo quando il bar era pieno di uomini
arrapati che avevano voglia di scopare.
Avreste dovuto vederla mentre scendeva le scale con quello.
Era il mio preferito. Ida con il vestito rosso, le labbra rosse,
le ballerinas, gli orecchini di strass, le tette alte.
Quello azzurro faceva un certo rumore quando lei camminava.
Ida lo chiamava taffett. Se lo metteva solo quando voleva
innamorarsi. Di solito una volta al mese, durante l'ovulazione.
Ho sempre voglia di innamorarmi durante l'ovulazione
diceva Ida.
Ida indossava il vestito azzurro la sera che si era innamorata
di Billy Blizzard. Lo indossava la sera che Alma Hatch
era arrivata qui a Excellent. Lo indossava la volta che, scrutando
il bar, aveva strabuzzato gli occhi alla vista di Dellwood Barker.
Si metteva nastri azzurri tra i capelli, una collana di perle
dell'oceano, una perla a un orecchio e il boa di piume azzurre
intorno al collo. Ida che scendeva le scale in quel modo era
uno spettacolo. Aveva la pelle come la luna quando si vede
nel cielo celeste di giorno.
Il vestito azzurro era il mio preferito.
Per la verit, era proprio questo il mio preferito.
L'ultima volta che ho dormito nel letto di Ida non immaginavo
che sarebbe stata l'ultima.
Avevo fatto un lungo bagno, mi ero lavato bene sotto le
unghie e dietro le orecchie. Ero andato davanti alla finestra
di Ida ed ero rimasto fuori a guardarla nella stanza colorata
di rosa mentre scriveva nel suo cerchio di luce. Poco dopo mi
aveva visto e mi aveva fatto segno di entrare. Ero entrato in
corridoio dalla porta di dietro, avevo camminato sul tappeto
a fiori fino alla porta di Ida e avevo bussato. C'era pronta per
me la camicia da notte bianca, piegata e profumata. Lei mi
aveva controllato le unghie e dietro le orecchie. Non avevamo
parlato molto, come al solito. Mi ero infilato la camicia
da notte dietro il paravento di Ida, mi ero buttato nel suo
grande, freddo e morbido letto di piume che per me era come
le nuvole e ci ero sprofondato. Ida mi aveva rimboccato
le coperte. Nella stanza c'era una specie di nebbiolina creata
dalla lampada a cherosene, dal tabacco e da quell'altro tipo
di fumo. C'era odore di sapone e di cose pulite, di cherosene,
di tabacco e di lei. Ida aveva ripreso a scrivere e io mi ero addormentato.
Sognavo di volare, nuvole e cose bianche fluttuanti.
Quando Ida si era coricata a letto, mi ero svegliato, ma
avevo fatto finta di dormire. Ero rimasto nella stessa posizione
e avevo contato fino a mille, anche se non so contare cos
tanto. Lo sapevo sempre quando arrivava il momento giusto.
Ed ero sempre al numero mille quando mi giravo e mi
appoggiavo a lei.
Ero tornato a volare. Poi, per, mi ero svegliato perch Ida
era saltata gi dal letto. Aveva acceso la lampada a cherosene,
regolato lo stoppino e sollevato la coperta.
E poi la mia camicia da notte.
Era rimasta a fissarmi di sotto per un po' e poi aveva detto:
Guarda come  grosso, quello!.
Avevo finito di dormire, con Ida.
Quella storia la raccontava spesso, suppergi come quella
del boa di piume e delle puttane che mi inseguivano per Excellent.
Non sono mai riuscita a dormire se c' un cazzo duro
nella mia stanza diceva sempre. E poi: Gli ho alzato la camicia
da notte e l'ho visto: ci sarebbe voluto un tiro intero di
muli per riportare indietro quell'affare. Poi scoppiava a ridere,
tossiva e riattaccava a ridere.
Ogni volta che raccontava quella storia, il mio cazzo diventava
sempre pi grosso. A sentire lei, ce l'avevo pi grosso
di un grizzly. Pi grosso di Paul Bunyan. Pi grosso del
suo bue azzurro. Grosso come lo Stato dell'Idaho.
Cos mi appiopparono l'altro nome: Fuori-dalle-braghe, il
nome che ci faceva ridere tutti quanti, Ida Richilieu, Alma
Hatch, Dellwood Barker e me. Era stata una trovata di
Dellwood Barker. Poi, ogni volta che qualcuno di loro lo diceva
in quel modo, ridevamo tutti, loro prima e io dopo. Non
riuscivo a impedirmelo, finivo sempre per ridere anch'io.
Fuori-dalle-braghe, e di un bel po' diceva Dellwood. E
noi gi a ridere. Come dei pazzi.
Li amavo cos tanto.
L'estate successiva alla primavera in cui avevo trovato mia
madre morta su Non-una-vera-montagna, e non molto dopo
aver svegliato Ida con il mio cazzo duro - era circa met agosto
- Ida ha deciso che per me era arrivato il momento del
mio primo cliente.
Stai cambiando fa. Sei arrapato come un caprone con
due cazzi.
Visto che appena nato avevo preso il boa di piume, visto
che ce l'avevo grosso e visto che il mio culo non era pi vergine,
secondo Ida avevo un naturale bisogno di gratificazione
sessuale, e non poca, per via di quella met di me, quella
indiana, che sempre secondo lei significava due cose nel sesso,
e cio nobile e selvaggio.
Ida pensava anche che, siccome, in un modo o nell'altro,
mi sarei comunque procurato gratificazione sessuale, prima
o poi, tanto valeva che lei e io - soprattutto lei, che era spilorcia
- ci ricavassimo un po' di soldi.
g-r-a-t-i-f-i-c-a-z-i-on-e diceva Ida scandendo le lettere
significa ottenere quel che vuoi.
Un pomeriggio, prima del bagno, Ida mi annuncia che
quella sera avrei ricevuto un uomo nella baracca e che dovevo
essere particolarmente carino con lui, perch era un suo
buon cliente da anni e, siccome aveva manifestato un interesse
sessuale per me, lei si era sentita in obbligo di offrirgli i
miei servizi e si aspettava un buon lavoro.
Scopare  la cosa pi facile del mondo mi fa. Facile come
scivolare da un tronco.
Poi si interrompe e mi guarda.
Non l'hai mai fatto, vero? chiede.
L'ho fatto con Billy Blizzard dico. Se per caso te ne sei
dimenticata.
Non ho dimenticato un bel niente. Di certe cose  meglio
non parlare, e io non voglio neanche sentirle.
No, non ho mai scopato rispondo.
Bene! dice. Ti piacer molto. L'unica cosa che ti devi ricordare
 che anche se non ti piace, devi far finta che ti piaccia.
Il resto viene naturale.
Un'altra cosa  che devi essere pulito, a meno che lui non
ti voglia sporco. Chi lo mette e chi lo prende  affar vostro.
Non mi interessa quel che fate coi vostri cazzi.
Il cliente d i soldi a me. Per cominciare ti dar un dollaro
per cliente - per non subito - metter via i soldi finch
non sarai abbastanza grande da gestirteli da solo.
Il tuo primo cliente sar alla baracca per le otto. Si chiama
Stoney e sar sbronzo. Probabilmente porter una bottiglia e
ti offrir da bere, per tu non puoi bere, capito? Niente whisky
n fumo finch non sarai abbastanza grande. Chiaro?
Il pomeriggio prima di ricevere il mio primo cliente lo ricordo
come se fosse ieri. Il mondo era uguale, per sembrava
diverso. Non capivo bene come facevano le cose a essere
uguali e diverse allo stesso tempo. Era una giornata piena di
sole e ti si ricoprivano i piedi di polvere quando camminavi
e tutte le cose erano sudate: gli alberi, le pietre. Faceva caldo
persino all'ombra. Le finestre del bar erano aperte e, siccome
Ida aveva bagnato due volte il pavimento di legno, c'era
odore di umido.
Sono rimasto molto tempo nella casa del bagno, a sfregarmi,
a pulirmi le unghie e dietro le orecchie. Ho ripulito la baracca.
Ho raccolto le ultime margherite gialle che crescevano
sull'Hot Creek nel punto vicino a dove cominciava Chinatown
e le ho messe in un vaso sul tavolo vicino alla finestra.
Sono andato dal dottor Ah Fong e gli ho chiesto se aveva
un profumo che poteva piacere a un uomo. Lui  scomparso
nella stanza di dietro trascinando i piedi e mi ha portato una
bottiglietta di una roba che usciva dalle palle del toro, diceva
lui.
Per via del suo modo di parlare tybo, fino all'ultimo non
avevo capito che stava cercando di dire "le palle del toro".
Cos il dottor Ah Fong aveva cercato di spiegarmelo a gesti.
Si era messo le mani sulla testa per farle sembrare delle
corna. Aveva cominciato a fare dei versi da toro, muuh e
sbuffi con il naso. Poi si era messo una mano sulle palle e
continuava a fare versi.
Siamo scoppiati a ridere forte tutti e due per quella scena.
Il dottor Ah Fong mi ha detto che siccome l'avevo fatto ridere
cos tanto mi regalava la bottiglietta di palle di toro.
Leglo mi fa.
Arrivato a casa, l'ho annusata e - ah, l'umanit! - figurarsi
se mi mettevo addosso quella roba!
Mi  venuto in mente di giocare un po' al corriere per il resto
del pomeriggio, per non riuscivo a concentrarmi. Tutte
le volte che guardavo l'orologio del bar, si era mossa solo la
lancetta lunga, e non di molto. Avevo fame, poi per non ce
l'avevo pi. Non sapevo se mangiare tanto o non mangiare
per niente. Alla fine non ho mangiato. Ho rubato a Ida del tabacco
e ho fumato tutto il giorno. Mi sentivo quasi male.
Arrivate le otto, quella sera, ero seduto sul mio letto, e
sembravo proprio uno seduto sul suo letto, anche se non lo
ero. Ero pronto a filare via di l come un manzo scorreggione
con i vermi al culo. Poi sento bussare alla porta.
Stoney era un vecchio smilzo. L'avevo gi visto un po' di
volte che andava e veniva dall'Ida's Place e da Excellent. Si
era strigliato per benino, pantaloni puliti, stivali lucidati, canottiera
rossa con le maniche arrotolate. Odorava di palle di
toro.
Ida aveva ragione. Era sbronzo. I suoi occhi azzurri diventavano
sempre pi azzurri a ogni sorso. Beveva a lunghi sorsi
dalla bottiglia, si asciugava i baffi con il dorso della mano,
me ne offriva e io dicevo di no. Siamo rimasti per un bel po'
l in piedi a guardarci, poi io l'ho invitato a entrare. Alla fine
riesco a muovere la bocca: Vieni pure, Stoney.
Lui entra e io chiudo la porta.
Belli i fiori dice.
Ci guardiamo ancora un po' l fermi, e lui continua a bere
dalla bottiglia, a pulirsi i baffi e a guardare con quegli occhi
azzurri. Non so che cosa fare, e allora gli vado vicino e lo abbraccio.
Allungare le braccia per toccare un'altra persona
rende tutto pi facile.
Toccare un uomo per la prima volta  stato come un vento
caldo di primavera che porta via i disturbi stagionali. Con
un abbraccio come quello, i muscoli non devono sostenerti
pi e puoi rilassarti, appoggiarti, appoggiarti davvero a
qualcuno.
Stoney ce l'aveva duro e gli  rimasto duro, anche se non
per molto. La prima volta  venuto in fretta e poi non gli si 
pi rizzato. Diceva che prima doveva mangiare qualcosa e
dormire un po'. Mi sono offerto di preparargli della carne di
manzo, ma lui ha detto di no, che non voleva interrompere
quel momento, noi due coricati vicini.
Mi appoggia la testa sul petto, guardando in basso e ascoltando
il cuore. Dice che  il suono pi bello del mondo. E la
vista pi bella.
Mi circonda il cazzo con una mano.
Cristo, ragazzo, hai davanti una vita di scopate! Non so
se mi fai pena o invidia.
La cosa che dice dopo lo fa tremare.
Mettimelo dentro dice, sollevando la gamba e mostrandomi
come fare.
E io glielo metto dentro.
Facile come scivolare gi da un tronco.
Non dovevo far finta che mi piacesse. Mi piaceva veramente.
Il mattino dopo Ida Richilieu cerca di non mostrarsi curiosa.
Va avanti cos per tutto il giorno. Quella sera cucina bistecche
con piselli, e non  che cucinasse molto spesso. Mi grida
che  pronto da mangiare. Non ero sicuro di aver sentito bene,
e cos vado in cucina e in effetti era vero: sul tavolo c'erano
due piatti, ognuno con una bistecca. E due ciotole piene
di piselli. Ida aveva anche una bottiglia di whisky. Mangiando,
io sono rimasto zitto e lei pure. Sembrava arrabbiata, come
sempre quando voleva tirarti fuori qualcosa; voleva sempre
farti credere che era arrabbiata per colpa tua, cos poi tu
vuotavi il sacco. Alla fine non resiste: Hai perso la lingua? 
cos che mi tratti dopo tutto quel che ho fatto per te? Ricordati
bene, giovanotto, che adesso grazie a me ti sei arricchito
di un dollaro!.
Ingoio l'ultimo boccone di bistecca e ingollo i piselli prima
di parlare. Dico alle mie gambe e ai miei piedi di prepararsi a
scattare. Poi parlo: Certe cose sono personali ed  meglio
non parlarne. Sai, un uomo ha la sua dignit.
Ida cerca qualcosa da tirarmi.
Sono fatto cos. Non chiedermi di cambiare.
Schivo la padella e la ciotola piena di piselli e sono gi a
met della strada che porta alle sorgenti calde quando smetto
di sentire le urla di Ida Richilieu.
Il giorno dopo, per, Ida riesce a farmi sedere. Dice che 
imperativo. Sapeva che usando una parola nuova riusciva a
beccarmi.
i-m-p-e-r-a-t-i-v-o scandisce Ida significa che bisogna
fare qualcosa per forza.
Ida era sempre stata brava a parlare e, soprattutto, era
brava a raccontare. Per non era brava a spiegare. Era la
prima ad ammetterlo. Lo detestava. Quando doveva spiegare
qualcosa, ti trattava sempre come se dovesse farlo per
colpa tua.
Cos ha fatto il giorno che ha dovuto spiegarmi quali problemi
avrei potuto incontrare facendo sesso con gli uomini
in una societ cristiana. E che era il caso di pararmi il culo, e
qual era il modo migliore per farlo.
Non devi mai trovarti i clienti da solo dice. E neppure
mostrarti interessato. Anche se lo sei.
Anche se quel cazzo indiano che hai diventa enorme e incontrollabile,
prima devi sempre scrutare bene la gente in
faccia: cio io la devo scrutare. Poi, dopo aver valutato le cose,
sar io, Ida Richilieu, e solo io, a decidere chi sar il cliente,
dove e quando.
Il come potevo deciderlo da me.
Poi mi fa giurare, mi fa promettere che sarebbe andata cos:
che io scopavo e lei mi diceva con chi scopare.
Gliel'ho promesso.
Io e Ida eravamo d'accordo cos: se Ida o una delle sue ragazze
aveva un cliente che manifestava un interesse per
qualcosa di insolito, o se anche non lo manifestava ma Ida se
ne accorgeva comunque, oppure se a uno non gli veniva duro,
Ida mi faceva portare su degli asciugamani, del sapone o
una bottiglia di whisky. Certe volte mi diceva di aiutare il
cliente a lavarsi, come faceva mia madre. Strofinare la schiena
di quei minatori era un metodo infallibile per capirli. Ida
mi diceva di mettermi quella che lei chiamava la tuta da lavoro,
che in inverno era una camicia di feltro senza colletto con
braghe di feltro tenute su da un cordoncino, senza mutande,
e i miei stivali. In estate solo camicia e braghe, ma di cotone.
Cos, se l'uomo era in una stanza, io arrivavo appena dopo
che la ragazza era uscita per andare in bagno. Allora gli
chiedevo qualcosa come: Signore, sa dove devo mettere
questi asciugamani?. Oppure: Signore, ha ordinato una
bottiglia di whisky?.
Poi tiravo su il cordoncino dei pantaloni in modo che vedesse
com'ero di sotto, oppure mi piegavo in avanti o mi
strusciavo come per caso contro di lui.
Se lui era interessato, mi lasciavo toccare fingendo di essere
scioccato per quello che faceva.
Ida aveva deciso che il sesso tra uomini doveva essere fatto
solo fuori nella baracca. Cos quando la storia del sesso tra
esseri umani cominciava, io l'interrompevo dicendo: Sta
tornando la tua ragazza!. Oppure: Sta arrivando Ida!.
Poi gli davo appuntamento a pi tardi, fuori nella baracca.
Nel frattempo, Ida parlava con l'uomo e si faceva dare i
soldi.
Ida era soddisfatta del mio lavoro, si vedeva, per non lo
diceva mai.
Ogni tanto, per: Che cosa far mai, l fuori? Sarebbe
quasi da andarmene in pensione. Veramente dovremmo farlo tutte. Potrei appendere il corsetto al chiodo una buona
volta e fargli da contabile.
Stavo diventando un uomo - cio, un ragazzo - ricco. Ero
cos richiesto che Ida aveva dovuto mettere un'altra porta
nella baracca. Cos ce n'era una per i clienti che entravano e
una per quelli che uscivano.
Non ho mai avuto problemi perch lavoravo bene - credo
- e perch Ida faceva promettere agli uomini di non dire
niente... per il loro bene e per il mio. Intendendo il suo.
Lo sapete, che cos'erano per lei le promesse. E anche quegli
uomini lo sapevano.
La primavera seguente cambia praticamente tutto. Tutto comincia
dalla furia di Ida per le pulizie di primavera. Poi dalle
pulizie di primavera si passa alla tinteggiatura dei muri
dell'hotel.
Di rosa.
Pitturo l'Ida's Place di rosa.
Tutto quel cazzo di hotel rosa.
 stato quello ad attirare qui Alma Hatch, ne sono sicuro:
tutto quel rosa sull'albergo di Ida... Veramente,  stata anche
Non-una-vera-montagna a catturarla. Tra una cosa e l'altra,
niente al mondo avrebbe potuto trattenerla dal venire.
Le pulizie di primavera cominciano con lo staccare i tappeti.
Erano tutti fissati con le bullette. Iniziamo da quello
della stanza di Ida, per poi passare alle altre camere. I tappeti
pesavano una tonnellata e abbiamo dovuto trascinarli lungo
il corridoio, gi per le scale, fuori dalla porta del bar, dietro
l'angolo e appenderli al filo del bucato.
Batterli toccava a me. Dovevo anche riportarli di sopra e
fissarli di nuovo con le bullette, ma capovolti.
Tutte le primavere i tappeti dovevano essere girati.
Poi  arrivato il momento di ridipingere i soffitti e di cambiare
la tappezzeria. Dipingere i soffitti non  stato tanto duro,
a parte quello del bar, che era altissimo. Dovevo stare in
piedi in cima alla scala e allungare il braccio.
Mettere la tappezzeria, per,  stata una roba da pazzi. Prima
bisognava togliere quella vecchia, senza per staccare il
rivestimento isolante, che costava parecchio. Poi mischiare
bene l'acqua con la farina, cos non faceva grumi e neppure
colava. E infine attaccare la tappezzeria, senza lasciare grinze.
Ida Richilieu odiava le grinze sulla tappezzeria.
Bisognava pulire anche tutte le finestre. Ida Richilieu non
voleva una grinza neppure sulle finestre. Sporgevo il culo
dalle finestre del primo piano, aggrappandomi al davanzale
con una mano e pulendo il vetro con l'altra. Avevo tutte e
due le mani congelate perch qui in primavera a volte fa
freddo come in inverno.
Si sfregava ogni cosa con il doppio della forza con cui lo si
faceva di solito. Persino il pavimento del bar. Lo giuro, in
certi punti, a furia di sfregare, era diventato sottile come la
carta che attaccavo ai muri. Un inverno, sotto il pavimento,
ci era finita una moffetta. Per poco non faceva scappare tutti
i clienti. Avevo dovuto chiamare Damn Dave e il suo dannato
cane per stanarla. Certi giorni quella parte del bar puzzava
di moffetta.
Mi dovevo occupare anche dello specchio del bar. Io pulivo
e Ida lo guardava da diverse angolazioni per vedere se
c'erano delle macchie. Una volta sono andato avanti a pulirlo per tutto il giorno. Ida Richilieu e le sue macchie e le sue
grinze.
I bicchieri del bar dovevano essere lavati nell'acqua bollente
insieme ai piatti della cucina e all'argenteria. Bisognava
spazzare e strofinare il pavimento sotto il bancone e quello
della cucina. Lo stesso nelle verande e sulle scale posteriori.
Poi c'era il cartello con la scritta "Indian Head Hotel". Ida
mi ha detto di pulirlo, e io l'ho pulito cos bene da scrostare
quasi tutta la vernice. Quando ho finito, il cartello diceva "In
He Ho".
A quel punto Ida decide di ridipingere tutto. Non solo il
cartello, ma tutto l'edificio. Come vi ho gi detto, a Excellent
c'erano solo tre edifici dipinti, due dei quali erano dei mormoni.
Nessuno di quelli era mai stato riverniciato.
Di nessun colore.
Figurarsi di rosa.
A Ida Richilieu piaceva essere la prima a fare le cose.
Compra la pittura rosa da Stein, che la deve ordinare a
Boise City. Ci impiega due settimane ad arrivare. Quando
alla fine la consegnano, tutto il villaggio si raduna intorno
alla diligenza per vedere mentre la scaricano. E
tutto il villaggio non la finisce pi di guardare - di guardare
me - quando comincio a dipingere. Io pitturavo, e Ida
mi diceva come fare.
Il primo giorno che ho aperto una latta di pittura, c'erano
anche Thord Hurdlika e Doc Heyburn, Damn Dave e Damn
Dog e le puttane. All'inizio credevo che avessero mandato la
pittura sbagliata perch mi sembrava di un color cacca grigio-giallognolo.
Ida ordina: Mescolala!.
E io obbedisco.
La pittura diventa rosa davanti ai miei occhi, lo giuro. Era
cos rosa che aveva persino l'odore del rosa. Quelli che erano
dall'altra parte di Pine Street sono corsi subito a vedere, perch
lo avevano sentito anche loro l'odore del rosa.
Comincio dal retro. Secondo Ida, l potevo anche sbagliare
un po', tanto nessuno avrebbe visto niente, dopo di che sarei
passato ai lati. Al momento di pitturare il davanti non potevo
non aver imparato.
Prendo la latta di rosa e salgo la scala a pioli con tutti gli
occhi del villaggio puntati addosso. Arrivato in cima, sistemo
la latta, intingo il pennello e do una pennellata sul retro
dell'hotel di Ida.
Certe persone rimangono senza fiato e si coprono la bocca.
I bambini scoppiano a piangere. Il dannato cane di Damn
Dave attacca a ululare.
I mormoni fuggono, neanche il rosa fosse una specie di
peccato.
Ida era molto soddisfatta.
Alla fine, ho passato tutto maggio, giugno, luglio e una
parte di agosto a dipingere le cose di rosa, tranne quando ero
impegnato nelle mie solite faccende e a ricevere clienti fuori
nella baracca.
Non  stato facile quell'estate. Alla fine penso davvero che
il rosa sia il colore del diavolo. Non ne voleva sapere di rimanersene
attaccato ai muri o nel secchio. Anche se ce la mettevo
tutta.
Il rosa era dappertutto. Era rosa il terreno intorno all'Ida's
Place. Rosa l'erba. Rosa la scala. Rosa i vetri delle finestre,
che avevo impiegato un secolo a pulire. Rosa sui piatti e sulle
posate. Rosa sul rubinetto rosso e sulla pompa del pozzo.
Acqua rosa alle sorgenti calde. Macchie di rosa sui cavalli: gli
Appaloosa rosa. Rosa sotto le unghie. Non c'era modo di eliminarlo.
Avevo persino i peli pubici rosa. Non chiedetemi
come sia successo.
Poi Ida avrebbe raccontato: Tutto quel che toccava diventava
rosa. Si riconoscevano tutti i suoi clienti, perch quando
lui aveva finito, rimanevano sempre con qualcosa di rosa.
Un tizio ha dovuto persino comprarsi una dentiera nuova.
Mai visto un sorriso cos rosa diceva, e poi scoppiava a
ridere, tossiva e riattaccava a ridere.
Per quando ho finito di pitturarlo - lo giuro - l'Ida's Place
era uno spettacolo. Era l'edificio pi bello di Excellent,
Idaho. Quando arrivavi alla salita che portava al villaggio,
era la prima cosa che notavi. Non potevi fare a meno di vederlo:
un grosso hotel rosa di legno a due piani, con veranda
doppia e il nuovo cartello appeso in cima che diceva Indian
Head Hotel.
La gente  andata avanti a parlarne per anni. A parlare
dell'hotel rosa. Non riusciva a smettere. Era pi una leggenda
che una storia.
Alma Hatch  entrata all'Ida's Place tre giorni esatti dopo
che avevo finito di pitturarlo di rosa.
Strano che ci abbia messo tanto.
Eravamo tra l'estate e l'autunno. Pine Street era una strada
polverosa che non portava da nessuna parte ma, in compenso,
era rovente. Un giorno dopo l'altro, la bandiera americana
davanti all'ufficio postale continuava a pendere
floscia dal palo: non c'era neanche un filo d'aria. Di notte, se
dormivi, se riuscivi a addormentarti, sognavi il vento e le
cose che si bagnavano di pioggia. L'unica cosa fresca, a parte
il fiume, era la damigiana con l'impagliatura tutt'intorno,
sul secondo scaffale della credenza della cucina. Quando toglievi
il tappo di sughero e versavi l'acqua nel bicchiere,
quando tenevi il bicchiere tra le mani, qualcosa dentro di te
amava moltissimo l'acqua. Volevi parlare il linguaggio dell'acqua
e dirle grazie per il rumore che faceva mentre veniva
versata nel bicchiere, grazie per come aspettava l ferma
sul tavolo che tu la bevessi, grazie alla sua liquidit, alla sua
freschezza sulla tua pelle, ma era soprattutto la sete a essere
riconoscente.
Passavo pi tempo possibile sul fiume. Al nido, l'acqua
era ancora pi alta di me. Potevi buttarti dalla roccia di granito,
volare nell'aria secca e rovente e tuffarti nell'acqua
profonda che era ancora troppo fredda. Nei giorni pi caldi
rimanevi senza fiato.
Quel giorno, mentre ritorno a casa dopo una nuotata, non
faccio in tempo ad arrivare al recinto dei mormoni che vedo
la diligenza fermarsi. Il sole era alto e mi faceva strizzare gli
occhi. Damn Dave apre il portone della scuderia e raggiunge
la diligenza seguito da Damn Dog. Gli uomini seduti davanti
alla bottega del barbiere si erano sollevati il cappello e
guardavano in quella direzione. Arrivo davanti all'Ida's Place
appena in tempo per vedere Thord Hurdlika che si alza, si
avvicina all'abbeveratoio dei cavalli, bagna un fazzoletto
rosso, lo strizza e poi se lo mette in testa. Tutte le finestre erano
aperte e, fuori, Ida aveva steso le lenzuola bianche ad
asciugare. Si sentiva il profumo del sapone. Si sentiva anche
l'odore del pavimento di legno bagnato, e un altro ancora, simile
a quello del catrame di pino bollente, che era quello dei
corpi sudati: il bar era pieno di uomini.
Ida era dietro il bancone. Stava asciugando i bicchieri. La
raggiungo e inizio a darle una mano. Rimaniamo zitti tutti e
due. Mi accovaccio per impilare dei bicchieri sotto il bancone.
Ed  proprio in quel momento che entra Alma Hatch.
In realt, non l'ho vista entrare, ma non riesco quasi a credere
che c' stato un momento in cui io non conoscevo Alma
Hatch e il suo viso. Cos adesso, quando ricordo quel primo
giorno, anche se ero accovacciato sotto il bancone e ho sentito
solo la sua voce, me la rivedo davanti, i suoi capelli lunghi
tirati su sotto il cappello. Le sue sopracciglia scure, folte come
quelle di un uomo e, sotto, i suoi occhi marroni come la
terra.
Alma Hatch  entrata fluttuando raccontava Ida,
splendida come una leggenda.
Ida Richilieu, naturalmente, al momento non ha lasciato
trapelare le sue emozioni. Certe cose sono personali ed  meglio
non parlarne. Non ha neppure alzato gli occhi quando 
entrata Alma Hatch, anche se lei camminava in quel modo...
Come i colibr quando volano dritti verso lo zucchero.
Quando arriva da noi al bancone, dice: Mi chiamo Alma
Hatch.
Conoscendo Ida, so che probabilmente la stava scrutando gi
da quando la diligenza era ancora a cinque miglia da qui. Quel
momento, per, quando Alma Hatch si  presentata,  stata la
prima volta che Ida l'ha guardata direttamente in faccia.
Desidero parlare con la titolare dell'Indian Head Hotel
dice Alma Hatch. Mi pare si chiami Ida Richilieu.
Ida, continuando ad asciugare il bicchiere che ha in mano,
fa: Ce l'ha davanti agli occhi.
Oh, benissimo dice Alma Hatch. Felice di conoscerla,
Ida Richilieu. Mi risulta che lei abbia un magnifico esemplare
per scopare nella baracca sul retro: un ragazzino mezzosangue,
un certo Mr Shed. Desidero averlo per questo pomeriggio
e, magari, anche per la notte, se mi garba.
Tutti gli avventori del bar rimangono impietriti. Chiedo
alle mie orecchie se hanno sentito bene. Poi Alma Hatch fa:
Vorrei solo sapere quanto mi coster, questo Mr Shed con il
suo alloggio sul retro.
 stato allora che ho guardato Alma Hatch. Mi sono alzato
lentamente. I miei occhi hanno visto prima il cappello, che
sembrava un uccello rapace appollaiato sulla sua testa, e poi
gli occhi, quando i miei erano all'altezza del bancone.
Mai sentito tanto silenzio nel mondo, tra la gente. Neanche
in una notte d'inverno con la luna che splende sulla neve
c' cos tanto silenzio. Tutti gli uomini presenti sembravano
fotografie di loro stessi in piedi nel bar. Ida lascia cadere il
bicchiere che si rompe a terra. Faccio per raccogliere i pezzi,
per Ida mi allontana con un calcio. Quando mi alzo in piedi,
mi stupisco di essere molto pi alto di quelle due donne:
Ida Richilieu e Alma Hatch.
Le presento Mr Shed fa Ida. Guardo bene le labbra di
Ida mentre dice: Mr Shed, il signor Baracca. Poi: Mr Shed,
le presento Alma Hatch.
La fisso dritto negli occhi, e tutti nel locale mi guardano
mentre la guardo.
Cinque dollari fa Ida, qualcuno fischia e, visto che tutti
stanno guardando, tutti trattengono il fiato ancora pi di prima,
me compreso.
Eccone sei dice Alma Hatch. Qual  la sua percentuale?
Un dollaro per la stanza. Cinquanta centesimi per le lenzuola.
Un dollaro per la casa. Pertanto, direi che Mr Shed intascher
il resto. Inoltre, lei ha diritto al dieci per cento di
sconto su una bottiglia di whisky con bicchieri.
Il bagno  compreso? chiede Alma Hatch.
Bagno compreso risponde Ida Richilieu.
Nei cinquanta centesimi sono compresi anche gli asciugamani?
chiede Alma Hatch.
Gli asciugamani sono compresi nei cinquanta centesimi
risponde Ida Richilieu.
Mi chieder un compenso aggiuntivo se lui far il bagno
con me? chiede Alma Hatch.
Questo lo decider Mr Shed rispose Ida, che poi mi
guarda e dice: Mr Shed, chieder un compenso aggiuntivo
per fare il bagno con la signorina Alma Hatch?.
... signora dice Alma Hatch.
... la signora Hatch si corregge Ida.
Guardo la signora Alma Hatch e poi la signora Ida Richilieu,
e poi di nuovo la signora Alma Hatch e la signora Ida
Richilieu.
No rispondo, nessun extra.
Esco da dietro il bancone per prendere le valige, come al
solito.
Ida fa: Mi occuper io del bagaglio.
Cosa? dico, perch non conoscevo ancora quelle parole:
occuparsi e bagaglio.
Le prendo io le valige dice Ida.
Sto per andare in cucina, con l'idea di uscire dalla porta
sul retro e andare alla baracca, ma Ida dice: Esca dalla porta
principale, Mr Shed, e poi faccia il giro.
Faccio come mi ha detto, esco dal bancone e mi avvicino
ad Alma Hatch. Girarle intorno era impossibile. Non so cosa
fare, cos la prendo il braccio come avevo visto fare agli uomini
tybo, attraversiamo il bar pieno di uomini e usciamo
dalla porta principale. Thord Hurdlika con il fazzoletto rosso
in testa e gli uomini seduti davanti al barbiere dall'altra parte
della strada sbirciano socchiudendo gli occhi. Alma Hatch
e io giriamo l'angolo e passiamo tra le lenzuola bianche appese
ai fili, le ombre sembrano cose vere che si muovono sulla
terra ricoperta di rosa, e raggiungiamo la porta sul davanti
della baracca dietro la casa.
Alma Hatch si siede sul mio letto con il cappello in testa e
la borsetta tra le mani.
Mentre aspettiamo che Ida porti le valige, mi chiede perch
ci sono due porte in una casetta cos piccola.
Per andare e venire rispondo, perch non so cos'altro
dire.
All'improvviso sul suo viso  comparso un sorriso che lei
non voleva farmi vedere. Si stava divertendo un mondo. Allora
non lo sapevo, ma quella sarebbe diventata la sua storia
preferita su di me.
Quando ho conosciuto il vecchio Fuori-dalle-braghe
raccontava lo chiamavamo Mr Shed.
Poi scoppiava a ridere, e Ida con lei, e anche Dellwood.
Da quel momento  andato tutto sempre peggio diceva
Ida.
Cominciava sempre cos, quella storia.
Ida porta le valige di Alma. Ne aveva due. Quella piccola
conteneva gli oli, i profumi e le cose da donna. Pi tardi
avrei scoperto che l'altra valigia conteneva un vestito bianco,
uno rosso e uno celeste, la biancheria intima, i gioielli e un
paio di scarpe con il tacco alto. E c'era dell'altro: un grosso libro
rilegato in pelle con su scritto a caratteri d'oro: Studi ornitologici
sulla costa nordoccidentale del Pacifico.
Per un po' di tempo non ho capito che cosa voleva dire ornitologici,
per c'erano figure dipinte a mano e a colori: uccelli
appollaiati su rami, uccelli che volavano, com'erano il maschio
e la femmina di ogni specie, che tipo di uova
deponevano e dove.
Ida posa le valige di Alma ai piedi del mio letto. Mette la
bottiglia di whisky e i due bicchieri sul tavolo. Poi passa
davanti ad Alma e liscia la coperta Hudson Bay che c' sul mio
letto per togliere le grinze.
Mentre esce si gira e dice: L'acqua calda per il bagno 
pronta!.
Ci sono storie di tutti i tipi su quel pomeriggio. Tutti gli
uomini del bar e della panchina del barbiere ne avevano una
diversa. Certe dicevano che io e Alma Hatch avevamo scopato
direttamente sul bancone del bar non appena lei era entrata.
Un'altra che Alma Hatch aveva la coda e che le spuntava
da dietro - soprattutto quando era arrapata - e che era sempre
dritta.
Un'altra ancora arrivava a dire che in realt Alma Hatch
aveva il cazzo, e che era solo per quello che avevo accettato
di scopare con lei.
E poi c'erano le storie sui versi che faceva. Ida diceva che
sembrava che fuori nella baracca ci fosse una mandria di
mucche che partorivano tutte insieme.
Questa  la mia versione della storia: Alma Hatch ha portato
la bottiglia di whisky alla casa del bagno. Aveva anche
della marijuana che chiamava erba, arrotolata come sigarette.
Insomma, fumiamo un po' di quella roba e poi beviamo
un sorso di whisky a testa: per me  la prima volta che faccio
tutte e due le cose e che vado con una donna.  anche la prima
volta che entro in quella vasca con un'altra persona, maschio
o femmina.
Continuiamo a fumare quella roba, e Alma Hatch comincia
a spogliarsi sempre di pi. Io uguale. Beviamo un altro
sorso di whisky. Alma si scioglie i capelli. Prova a mettere un
piede nell'acqua. Cerca di non bagnare l'erba. Io mi tengo le
palle mentre mi immergo nell'acqua. Alma si lascia cadere
dentro. Io cerco di infilare le gambe nello spazio intorno ad
Alma nella vasca, l'acqua si rovescia dappertutto. La bottiglia
e i bicchieri sono a portata di mano. E poi ci sono le bollicine
e il whisky, un altro tiro di erba, io schiacciato contro
Alma Hatch.
Poco dopo tutto il creato sguazza nell'acqua e nelle bollicine.
Alma strepita come le anatre che migrano a sud e io parlo
lingue sconosciute. I miei occhi parlano. Le mie orecchie e la
mia pelle parlano. In me affiorano paroloni come ornitologici,
occuparsi e bagaglio. Parlano le dita delle mani e dei piedi, i
piedi. Io duro dentro Alma Hatch. Scivolo in lei come un salmone
che risale la corrente per tornare a casa. La punta estrema
di me dove poi non c' pi nient'altro.
Alma continua a venire, a gridare e a venire. E alla fine
vengo anch'io. Senza pi parole, solo con non-parole che
escono da me ed entrano in lei. Dentro di lei il mio corpo
unisce i miei umori ai suoi umori e si avvicina alla luce del
sole su un uccello bianco che vola in alto nell'azzurro del
cielo.
Il corpo di Alma Hatch era salsapariglia, un confetto in un
piatto, un lecca lecca che dura un giorno intero. Cos dolce, a
volte, e rosa e appiccicoso da ritrovartelo tutto addosso. Una
cosa che quando la assaggi non puoi pi fermarti finch non
stai male. Profumava sempre di rose, rose miste a odore di
donna. Alma Hatch si cospargeva sempre di acqua di rose.
Dietro le orecchie, sotto le ascelle, sui polsi. A volte si sedeva
su una pozza di acqua di rose e la risucchiava dentro. Se entravi
in una stanza dove era stata nelle ventiquattr'ore precedenti,
te ne accorgevi subito per via del profumo di rose. Rose
rosa. Non era rossa, n bianca n gialla, ma rosa. Aveva i
capezzoli rosa, il buco di donna rosa, le labbra rosa. Ve lo
giuro, Alma Hatch non era una donna bianca. Era una donna
rosa.
Anni dopo Ida Richilieu diceva che era la migliore puttana
dello Stato. Quel che la rende speciale  il fatto che sembra
una rosa, che profuma come una rosa e che a furia di scopare
ti toglie tutte le spine.
Alma Hatch  rimasta con me fuori nella baracca per tutto
il pomeriggio, e poi per tutta la notte: volevamo riprovare
tutti e due quel che avevamo provato durante la prima scopata.
Mentre scopavamo fuori nella baracca mi sorprendevo a
parlare con lei di cose che il mio cervello ignorava. Eppure le
parole uscivano dalla mia bocca e le mie labbra si muovevano
nel modo giusto.
A un certo punto eravamo seduti faccia a faccia, Alma sopra
di me che mi cavalcava come un cavallo, e io che le guardavo
le labbra, la lingua, i denti, i muscoli bagnati dentro la
bocca che si tendevano e producevano dei suoni. Vedevo il
suo linguaggio salire dal profondo di lei fino alla bocca. I
miei occhi guardavano dentro la sua bocca, dove lei formava
le parole. Mi domandavo se capiva meglio di me quel che
stava dicendo. Riconoscevo solo poche parole.
Per capivo: era il corriere.
Quando mi sono svegliato il mattino dopo credevo di essere
innamorato. Avevo preso il boa di piume, per mi ero innamorato
di Alma Hatch.
Lei, per, diceva che non era amore. Diceva che era l'erba.
Eppure non riuscivo a togliermi di dosso l'odore di lei, l'odore
di rose e il sapore di lei: il loro ricordo. Mi erano rimaste
addosso le sue parole, che erano diventate il mio nuovo linguaggio.
Il mio nuovo linguaggio che gridava dentro di me.
Era un tormento, anche se cercavo un po' di pace.
Di solito, la colazione me la preparavo da solo. A volte anche
quella di Ida. Per quella mattina le cose sono andate diversamente.
Ida mi aveva preparato le "ostriche delle Montagne Rocciose",
cio palle di vitello saltate in padella con le uova,
caff e pane abbrustolito.
Mangio da solo.
Cio senza Alma Hatch.
Alma aveva detto che con me aveva finito e grazie tante.
Mi aveva pagato, era uscita chiudendo la porta e, di punto
in bianco, mi ero ritrovato l in piedi nella baracca nudo come
un verme, con tre dollari e cinquanta in mano e un paio
di quelle sigarette arrotolate con dentro l'erba. Alma Hatch
aveva affittato una stanza alle nove e ordinato solo t e una
fetta di pane di mais imburrata su entrambi i lati, da mangiare
in camera sua.
Chiedo a Ida di essere gentile e di non portare lei la colazione
in camera di Alma.
Ida era seduta all'altro capo del tavolo della cucina e non
parlava molto. Per lo pi si limitava ad afferrare la tazza di
caff con entrambe le mani per sentire il calore. Aveva dei
modi da incazzata perch credeva di dover spiegare qualcosa.
Comincio a piangere dopo aver ingoiato la prima palla e
un morso di pane abbrustolito. Continuo a piangere finch
non ho ripulito tutto il piatto e finito la seconda tazza di
caff.
Ida mi lava il piatto e la forchetta. Poi si asciuga le mani
nel grembiule. Io rimango seduto al tavolo, non so che cosa
fare. Non posso andare da nessuna parte. Alma Hatch era
dappertutto. E cos sono rimasto l seduto, con il cazzo che
voleva diventare di nuovo duro con lei, gli occhi che piangevano
e le dita delle mani che si toccavano.
Ida mi si mette dietro e si china sopra la mia schiena.
Dammi retta, Shed. Tua madre  morta e non torner mai
pi.
Poi dice: Il tuo cliente arriver stasera alle dieci.
Non ci sar ribatto.
Vedi tu fa lei. Se cambi idea, lui sar l ad aspettarti nella
baracca.
Non mi restava che salire su Non-una-vera-montagna, alla
capanna di Big Foot, dove Billy Blizzard aveva ucciso mia
madre.
Quel giorno lui mi attirava quanto lei.
Attraverso quello sputo d'acqua che era il fiume e mi ritrovo
faccia a faccia con la montagna. Comincio ad arrampicarmi
sulle prime rocce. Il sole  proprio sopra di me. Io salgo
lentamente e il sole mi segue. Non molto dopo  dietro e
la mia ombra davanti. Su ogni masso a cui mi aggrappo c'
la mia ombra, che si arrampica con me.
Mi  venuto da pensare che se io non ero io, allora non avevo
neanche un'ombra. Il pi delle volte, per, pensavo solo
ad Alma Hatch. E a Billy Blizzard. E a mia madre. Desideravo
averla l con me, cos magari mi raccontava una storia, oppure
ce ne potevamo andare insieme a vivere come la sua gente
per qualche giorno. Quando la terra  diventata pi piana e
gli alberi pi radi, ho avuto l'impressione di essermi perso.
Dovevo tornare al posto dove ricordavo di aver visto il carro.
Ci ho messo tutta la mattina a trovare il sentiero. Questa volta,
per, il cappello in testa non ce l'avevo, e cos il vento non
poteva portarmelo via per indicarmi la strada.
Arrivato al grosso affioramento di roccia granitica, ho capito
dov'ero. Mi arrampico, guardo dall'altra parte e lo vedo:
il mio prato. L'erba non era verde, ma marrone e d'oro, a
parte nei punti dove sotto scorreva l'acqua. In quei punti
l'erba era ancora verde. Questa volta non c'erano fiori. Faceva
cos caldo che, al massimo, potevano crescere dei fiori di
cactus; di cactus, per, non ce n'erano.
Mi incammino verso la capanna di Big Foot - di Billy Blizzard
- passando davanti al posto dove avevo preparato il
fuoco per mia madre. Mi siedo sotto un pino e ricomincio a
piangere. Piango per tutte le volte che non ho pianto. Piango
come faceva mia madre quando era piena di pianto.
Poi, seduto sotto i pini ponderosa, sento un bagliore di luce
e una persona in piedi vicino a me. Mi giro a guardare, ma i
miei occhi non la vedono. Vedono solamente me che volo,
come succede quando si ha la febbre o quando si sogna.
Poi capisco. Ero stato catturato dallo spirito della montagna.
Era lui a farmi credere che stavo facendo quel che credevo
di fare.
Quel che credevo di fare era odiare Billy Blizzard perch
aveva ucciso mia madre, mentre in realt ero io che volevo
uccidere una certa Alma Hatch.
Io credevo di cercare mia madre, ma non c'era spazio per
me dentro di lei nel posto dov'era andata, e lei ci era andata
da sola.
Io credevo di essere innamorato. Ma in realt facevo solo
come ogni pover'uomo che avevo conosciuto: correvo da una
donna all'altra. Dalla madre alla moglie. Con la testa nella fica
di una e il cazzo conficcato nell'altra come un cane che scopa.
Sul bordo, nel punto pi sporgente della roccia, dove pi
in l non si poteva andare, il vento scende su di me e soffia
sull'erba tutt'intorno, sulle mie orecchie e sui miei occhi.
Sento l'odore del vento. Odora di me. Raccolgo una scheggia
di granito. Con quella disegno un cerchio intorno a me. Mi
alzo in piedi al centro del cerchio e annuncio forte e chiaro
allo spirito della montagna che non  una vera montagna, e a
chiunque voglia sentire che da quel momento in poi io sar
libero dal buco di donna. Che ho disincastrato la testa. E il
cazzo. Che sono libero, senza impedimenti.
E se era vero che un uomo aveva bisogno di una donna, io
l'avrei ricavata da una parte di me.
Per le dieci ero di nuovo a Excellent. Il cliente mi stava aspettando
nella baracca. Era una notte limpida, l'aria era appiccicosa,
tanto che non sapevi pi dove finiva lei e dove cominciavi
tu. La luna e le stelle erano cose che potevo afferrare e
tenere con me.
Prendo una sigaretta d'erba dalla tasca. La accendo e aspiro
il fumo nei polmoni.
Ida Richilieu  affacciata alla finestra e guarda in basso. Il
mio cuore si gonfia di desiderio per il rosa della sua stanza,
per il suo letto profondo di piume, per l'odore di lei.
D'ora in poi se lo sarebbe fatto da sola, il suo bagno.
Alma Hatch  in piedi vicino alla finestra della sua stanza
sul lato opposto dell'hotel e guarda. Agita il braccio. Cos,
semplicemente.
Le due donne affacciate alle loro finestre, due ovali fluttuanti
sopra di me nel cielo della notte.
Le parole cominciano ad affiorarmi dal profondo. Non so
ancora che cosa dir. Voglio dire qualcosa di grande, qualcosa
che, una volta detto, cambier tutto per forza.
Duivichi-un-Dua dico ad alta voce il mio nome indiano.
Apro la porta della baracca. L'uomo si alza in piedi. La sua
faccia  in ombra. Per so chi . Per un buio momento, l nella
baracca, sarebbe stato me.
Ida Richilieu d ad Alma Hatch la stanza 11, quella di mia
madre, e da quel momento in poi lei comincia a ricevere
clienti.
Gridava per tutti quanti.
A quanto pareva, tutti volevano scopare quella donna selvatica
che era entrata nel bar e si era comprata un ragazzino.
Gli affari andavano a gonfie vele. Per un certo periodo c'era
sempre una fila di uomini lunga tutto il corridoio.
All'inizio aveva persino pi successo di te raccontava
Ida.
Ida aveva cominciato a mettersi il vestito azzurro quasi
tutte le sere. Era una specie di record dell'ovulazione. Nelle
serate con pochi clienti, Ida e Alma se ne stavano in veranda
fino a tardi, sotto il cartello dell'Indian Head Hotel, a parlare
come gazze ladre che fanno il nido, a ridere come pazze, bestemmiare,
fumare erba e polvere di stelle e a bere a canna.
Certi uomini che passavano l davanti gridavano qualcosa. A
volte Ida e Alma rispondevano sporgendosi dal parapetto e
mostrando le tette. Perlopi, per, non rispondevano.
Si vedeva subito che quelle due avevano qualcosa. E che
quel che loro avevano, tu non ce l'avevi.
Il momento pi difficile da sopportare era quando si mettevano
a cantare insieme la canzone dell'uomo della luna al
pianoforte, guardandosi negli occhi.
Come amoreggiavano, quelle due.
Certe volte, la mattina, quando mi preparavo la colazione,
scendevano da basso barcollando, con i capelli per aria e poco
o niente addosso, dopo essersi svegliate nello stesso letto.
Si piazzavano al tavolo, bevevano una tazza di caff dopo
l'altra e fumavano sigarette alla stessa maniera: fissando il
vuoto senza badare a quel che c'era davanti.
La promessa fatta su Non-una-vera-montagna a proposito
della mia liberazione dal buco di donna non era stata facile
da mantenere svegliandomi il giorno dopo.
A dirla tutta, ero ancora conficcato in tutte e due. E loro lo
sapevano. Sapevano di avermi.
Si narra che la signora Alma Hatch era la moglie di un certo
signor Aloisius Hatch, venditore di Bibbie di Minneapolis,
Minnesota. L'aveva sposato solo per andarsene da suo padre,
uno scienziato che toglieva il cervello alle persone morte
e lo studiava sotto la lente d'ingrandimento.
Aloisius Hatch era un uomo grosso dal torace a barilotto e
peli su tutto il corpo, a parte la testa. Non beveva e non fumava.
Non nominava il nome di Dio invano.
Aloisius Hatch, per, aveva un debole per le donne, soprattutto
quando era in viaggio, e soprattutto nel pomeriggio,
quando bussava alle porte e trovava le signore sole in casa.
Si narra che il giorno in cui la signorina Alma apr la porta
d'ingresso della sua dimora scientifica e senza Dio era pomeriggio.
Suo padre si trovava nel seminterrato con boccette di
cose che si impregnavano e facevano bollicine, impegnato ad
aprire crani umani.
Quando Aloisius Hatch vide la splendida Alma - i suoi
lunghi capelli castani e i suoi occhi - e quando Alma abbass
lo sguardo e vide Aloisius Hatch nella sua condizione di
viaggiatore pomeridiano, bastarono pochi secondi che i due
si ritrovarono sul pavimento del salotto.
Dopo tanti anni, avevo finalmente trovato il Signore
raccontava Alma Hatch.
Si sposarono a Minneapolis, Minnesota, in chiesa. Di l a
poco anche Alma cominci a vendere Bibbie. Di citt in citt,
porta a porta.
Evidentemente, i viaggi fecero lo stesso effetto anche ad
Alma. Un giorno, a Cincinnati, Ohio, Aloisius Hatch bussa
alle porte pari sul lato nord di una via e Alma Hatch a quelle
dispari, sul lato sud, lei per finisce prima e va in cerca di
suo marito. Guardando da una finestra, lo vede scopare con
quello che, stando al nome sulla cassetta delle lettere, dovrebbe
essere il notaio. Dopo aver visto il suo Aloisius sopra
la signora notaio, Alma Hatch torna ai dispari, trova un gentiluomo
scapolo a casa con l'influenza e si d subito da fare
per guarirlo.
Da quel momento in poi ci siamo divisi i territori raccontava
Alma Hatch.
L'ultimo contatto che aveva avuto con lui era stato a
Omaha, Nebraska. Gli aveva rivenduto la sua parte di attivit
- due dozzine di Bibbie dalle copertine con le scritte dorate
- e quello stesso giorno era entrata a far parte della National
Audubon Society. Poi nel circo. Il circo l'aveva portata
a Seattle, Washington, dove Alma Hatch aveva danzato sul
palcoscenico come la Fenice, creatura per met uccello e per
met donna.
Davanti a un pubblico di migliaia di persone raccontava
Alma Hatch. Io ero l sul palco, libera come un uccello, a
ondeggiare i fianchi come un'odalisca.
Il villaggio di Excellent, Idaho, non parlava d'altro che di Alma
Hatch... cio di Alma Hatch e Ida Richilieu. Thord
Hurdlika e Doc Heyburn - tutti e due a diverse riprese - cercano
di prendermi da parte per sapere tutto.
Io mi limito a dire che  tutto vero, che tutto quel che sentono
dire  vero.
Un bel giorno Alma Hatch si tinge i capelli di biondo, del
colore della paglia bianca. Tutti gli uomini del villaggio tornano
a mettersi in fila per lei. Dovevano per forza scoparseli,
quei capelli color paglia bianca. Tutti a fare la fila nel corridoio.
Lo sceriffo Archibald Rooney arriva direttamente da
Sawtooth per indagare su un brutto affare. Almeno cos dice.
Per lui non stava facendo quel che credeva di fare. In realt,
lui voleva scopare i capelli nuovi di Alma Hatch.
Quanto a me, il mio problema pi grande era che li volevo
scopare anch'io, quei capelli.
Me ne sono andato da Excellent, Idaho, il giorno dopo la notte
in cui mi sono svegliato di nuovo con il cuore che batteva
forte e il fiato che entrava e usciva in fretta da me.
Era l'inizio di settembre e le sere erano ancora tiepide. Mi
alzo e vado direttamente alla finestra di Ida per poterla vedere
nel suo cerchio di luce.
Era insieme ad Alma Hatch. Erano coricate sul letto di
piume di Ida sotto la luce rosa. Stavano parlando e fumando,
nude tutte e due. In loro non c'era spazio per me e dovevano
stare sole. Si stavano accarezzando dolcemente, raccontando
storie, svelando segreti, stavano parlando di cose che io non
sapevo, che avrei dovuto sapere e non sapevo.
Pi tardi quella stessa notte, quando loro dormono, entro
nella stanza di Ida e mi fermo vicino al loro letto. La promessa
di liberarmi del buco di donna era una maledizione conficcata
nella mia gola. Mi avvicino al punto della parete dove
Ida tiene i soldi. Prendo quelli che mi deve. Lascio solo la firma:
Mr Shed.
Metto i soldi in un borsellino di cuoio che mi appendo al
collo.
Fuori nella baracca, mi guardo intorno. Non c' niente da
portare via, solo me stesso. Lascio la foto di mia madre dietro
lo specchio. Sistemo tutte le cose, liscio le grinze sulla coperta
Hudson Bay sopra il letto. Richiudo la porta.
Non accendo i fuochi del mattino.
Non era ancora giorno, per il cielo non era pi nero, ma
blu scuro. Le stelle erano schegge minuscole di vetro.
Parto dalla veranda sul retro. Calpesto i sassi per attraversare
l'Hot Creek, supero il negozio del dottor Ah Fong e
Chinatown, il cimitero, l'abete nel campo. Poi vado allo spogliatoio. Torno indietro alle sorgenti calde. Mi siedo l vicino
per un bel po'. Poi salgo al nido, cammino lungo il fiume e
torno nel villaggio, passo davanti alla scuola e alla chiesa dei
mormoni e allo steccato, alla fattoria di Moosman, percorro
Pine Street, supero il pino ponderosa e l'Ida's Place, il barbiere,
la bandiera americana, l'ufficio postale, il negozio di Stein
e la drogheria di North, lo studio di Doc Heyburn, la bottega
di Thord Hurdlika e la scuderia di Damn Dave.
Alla fine guardo Non-una-vera-montagna. Se rimanevo o
andavo per lei era uguale.
Dico addio.
L'uccello corriere era dappertutto.
...
.
...
Libro Due.
...
.
...
C'era una volta: il viaggio.
...
.
...
Parte prima.
...
.
...
Dellwood Barker.
...
.
...
Il sole stava cominciando a sorgere quando sono arrivato al
crocevia per Gold Bar. Qualche ora pi tardi, e dopo aver
percorso alcune miglia, faccio segno alla diligenza per
Owyhee City di fermarsi. Dovevo viaggiare sul tetto perch
ero indiano. Curavo i bagagli.
La strada scendeva continuando a girare su se stessa. Certe
volte, sui tornanti pi stretti, dove la diligenza traballava e
cigolava, guardavo oltre il bordo, verso l'eternit, aggrappandomi
a quel che potevo. Per la verit, ero contento di non
stare seduto dentro con i tybo. Mi piaceva stare sul tetto. Mi
piaceva guardare oltre il bordo.
Anche per me ero indiano.
La diligenza si ferma alla sosta di met strada, e i quattro
tybo che c'erano dentro escono per pisciare. Io rimango sul
tetto, coricato sul bagaglio a guardare il cielo.
Nel tardo pomeriggio, superato il Kally's River, la strada
cominciava a diventare pi diritta. Montagne dalla cima
piatta scendevano con i loro grossi corpi di terra verso gli alberi
raggruppati lungo il fiume come famiglie. Soprattutto,
per, c'era spazio. Spazio lungo, secco e vuoto. E cielo. Braccia
e gambe di terra raggomitolate fino a toccare il cielo. Cosce,
valli ondeggianti, tette, gomiti, colline: un unico garbuglio,
un grosso letto sfatto a perdita d'occhio.
Era una giornata caldissima, e pi si scendeva pi c'era
sole. Tutto odorava di catrame di conifere riscaldato, di polvere,
di artemisia, di cavalli che correvano e del mio sudore.
Non c'era dubbio: era il mio primo incontro con il cielo.
Cambio di cavalli a Five Comers. C'era un emporio con
una casa dietro, un fienile, un gruppetto di bambini tybo dall'aria
selvatica e cinque strade che chiss perch si incontravano
proprio nel bel mezzo della pianura.
Quando stavo per scendere dalla diligenza, il vetturino mi
ha detto di saltare, ma io non volevo. Dopo essermi immerso
in tutto quel cielo, non ero sicuro di poter tornare sulla terra.
E se poi me ne volavo via?
Una volta sceso, mi accerto che il primo piede sia ben
piantato per terra prima di alzare l'altro e camminare.
Cammino in quel modo fino al fienile. L mi sento gi pi
legato alla terraferma. Vado dietro il fienile e piscio su un palo del corral. Ci sono anche altri uomini che pisciano. Alcuni
si girano, cos riesco a vederli. Sapevo chi erano. Ogni tanto
mi lanciavano un'occhiata come se fossi un altro palo del
corral. Poi mi guardavano di nuovo e speravano che me ne
accorgessi; per loro, potevo chiamarmi anche Dietro-il-fienile,
oltre che Fuori-nella-Baracca. A giudicare dal sole - per
quanto potevo vedere con tutta quella luce senza ombre - doveva
essere pi o meno l'ora in cui Ida cominciava a fare il
bagno. Probabilmente, in quel momento era seduta alla toeletta.
Con i suoi ossicini striminziti che la guardavano dallo
specchio. Di sicuro, si stava chiedendo quale vestito indossare
di sera, aspirando il fumo della sigaretta e agitando il whisky
nel bicchiere.
Quanto a me, stavo pisciando sul palo di un corral, in un
posto qualsiasi, in un posto qualsiasi che non era l. Non sapevo
neanche pi se era mai esistita una montagna, figurarsi
un villaggio chiamato Excellent con dentro una donna seduta
davanti allo specchio, in camera sua, in un hotel rosa.
Si sarebbe messa quello azzurro. Di sicuro pensava che sarei
tornato, quindi si sarebbe messa quello azzurro.
Quando vado all'emporio per bere, sono di nuovo un
indiano e devo usare il rubinetto sul retro. L'acqua era come
tutte le cose l intorno: piatta. Non c'erano ciliegi della Virginia,
n pini o abeti, niente salite e discese, e neppure grossi
massi di granito nell'acqua. Mi sciacquo la faccia e mi bagno
i capelli per tirarmeli indietro. Ai miei piedi c'erano grosse
macchie timide e scure nella terra polverosa.
Mi risistemo al mio posto sul tetto della diligenza. Il vetturino
grida: Giddyap! e fa schioccare le redini. I cavalli freschi
cominciano a correre su una strada che si vede fino in
fondo. Al tramonto puntano dritti verso il sole. Le montagne
dalla cima piatta a un certo punto della strada sprofondano
nella terra, lasciando solo la pianura. Pianura, artemisia, jack
rabbit e genziana gialla: neanche un albero.
Ero un uccello in volo, un uccello di Alma Hatch che volava
nello spazio fino al bordo, fin dove le cose non erano ancora
successe.
Viola, rosa, rosso e giallo nel cielo, e terra scura. Quei colori
erano il mio viso; la terra scura i miei capelli, i miei occhi.
Io ero il vento che respirava.
Prima del tramonto, prima che la mia faccia tornasse nei
miei capelli lasciando soltanto i miei occhi scuri, ho capito.
Ho capito quel che dovevo fare.
Dovevo trovare la gente di mia madre.
E i bisonti.
Scoprire il significato del mio nome indiano, Duivichi-un-Dua.
Chi ero io, per portare quel nome?
Il Syringa, a Owyhee City, che  la prima citt in cui mi sono
fermato, era due volte l'Ida's Place e pieno di gente: nel saloon
bevevano uomini e persino alcune donne, che non erano
nemmeno puttane. Era un locale grande e luminoso con
un lampadario attaccato al soffitto, ricavato da una ruota di
carro con delle lampade a olio sui raggi. Sapevo che era un
lampadario, anche se non ne avevo mai visto uno, perch
avevo imparato come si scriveva. Ida Richilieu mi aveva insegnato
a fare lo spelling di chandelier - lampadario - anche
se era una parola francese, perch aveva intenzione di comprarsene
uno, un giorno o l'altro.
Un grosso lampadario francese con tanti cristalli penzolanti
diceva. E siccome ce l'avrai sopra la testa ogni giorno,
devi sapere come si scrive.
Mentre scrutavo dentro dalla veranda, un cowboy esce
dalla porta del saloon e mi urta. Per poco non cade. Subito
mette mano al suo revolver a sei colpi.
I miei piedi erano pronti a correre, ma sono rimasti fermi.
Ho visto i miei occhi nei suoi. I suoi erano verdi. Aveva un bel
paio di occhioni verdi, quel cowboy, anche se per il resto sembrava
stanco e sporco e aveva il fiato che sapeva di whisky.
Poi le mie orecchie sentono la mia bocca che chiede: Il
lampadario che c' l dentro  francese?.
Il cowboy mi guarda come se non stessi parlando inglese,
con la mano ancora sulla pistola e gli occhi sempre pi verdi.
Il diavolo.
I miei piedi erano girati nella direzione giusta per scappare,
uno era gi sul primo scalino quando, all'improvviso, ho sentito
il mio corpo che diventava sempre pi grande. Ero sulla
veranda di un saloon di una citt chiamata Owyhee City nel
tardo pomeriggio, con le gambe, le braccia, la testa e le mani -
tutto il mio corpo - che diventavano sempre pi grandi, sempre
pi indiani, e intralciavano sempre di pi il cowboy.
Ho desiderato con tutte le mie forze essere di nuovo a Excellent,
e non sempre pi grande, nella baracca dietro l'hotel
rosa, su una montagna che da l non si vedeva neanche.
Il cowboy continua a guardarmi negli occhi, poi tira indietro
le spalle e dice: Salt Lake City.
Salt Lake City? ripeto io.
Il lampadario fa lui.
Il lampadario?
Viene da Salt Lake City poi mi strizza l'occhio, si gira e
scende in strada.
Con gli occhi seguo il cowboy finch posso. Mi guardo e
vedo che sono tornato grande come prima.
Mi tolgo dall'uscita, ma continuo a scrutare. Le ragazze
che lavoravano al Syringa avevano tutte lo stesso tipo di vestito:
rosso e nero con piume rosse. C'era anche un palco.
Mentre guardavo, sette di loro sono salite sul palco e hanno
cominciato a ballare, scalciare e agitare le gonne - mostrando
il culo agli spettatori - mentre gli uomini fischiavano, gridavano
e si strattonavano a vicenda.
A quel punto i miei occhi vedono una cosa che tutto il resto
di me non riusciva a credere: Gracie Hammer ed Ellen
Finton erano sul palco a cantare e a ballare.
Mi metto a gridare, a saltare e a sbracciarmi per farmi vedere.
Poco dopo escono un tybo con un paio di baffoni e
qualche altro brutto ceffo. Uno di loro mi prende da dietro e
mi sbatte gi dalla veranda. Poi mi sono tutti addosso: uno
mi tiene per un braccio, uno per l'altro, un paio per le gambe,
un altro ancora per il collo. Mi portano dietro il Syringa.
Non sono particolarmente violenti. Non mi insultano e
neanche mi picchiano. Sembravo una mucca che si  allontanata
dal pascolo, o un cane da addomesticare: per loro era
un lavoro, un'interruzione del divertimento, e volevano sistemare
in fretta la faccenda per tornare nel bar.
Mi lasciano dietro il Syringa.
Quelli come te devono bere qui dice il baffone.
Ma io sono un amico di Ellen Finton e di Gracie Hammer
ribatto. Un vecchio amico.
I tybo fanno come se non fosse uscita una sola parola dalla
mia bocca e continuano a parlare tra loro, si sentono solo tra
loro. Quando mi sembra di cominciare a scomparire, filo via
in fretta verso la finestra di dietro, tiro fuori i soldi e mi prendo
una pinta di whisky. Non  stato il whisky, ma il fatto di
essermi pagato un whisky a impedirmi di scomparire.
Dopo, i tybo mi lasciano in pace; ero seduto a terra sotto gli
alberi vicino alla porta di servizio di un saloon con una pinta
di whisky in mano. Mentre bevevo, ho cominciato a pensare
che forse io credevo di parlare una lingua, ma in realt facevo
come prima di diventare pi grande, prima della morte di
mia madre, prima di dire: Lei era il mio spirito delle cose.
Cos ho detto delle parole tanto per farle sentire alle mie
orecchie e, per la verit, parlavo davvero, a meno che le orecchie
non fossero d'accordo con la mia bocca.
Sono arrivato alla conclusione che non ero io che non parlavo,
ma che erano i tybo che non ascoltavano.
Succedeva anche da altre parti, non solo l.
Che la gente non ascoltava.
Da altre parti voleva dire Excellent, Idaho.
Bevo un altro sorso di whisky. Una grossa cimice diretta a
ovest alza il posteriore e mi cammina davanti ai piedi. Chiedo
all'insetto che cosa bisognava fare per essere ascoltati. Gli
chiedo come mai certe volte il mio corpo non rimaneva grande
uguale, come mai certe volte era enorme e altre volte invisibile.
La cimice continua a camminare. E io a guardarla, mentre
va a ovest, finch non l'ho pi vista, finch non ho pi visto
che il tramonto. Mi prendo un'altra pinta e bevo finch i miei
occhi non mettono a fuoco un'altra cosa: luci sulla strada.
Se stavi sulla veranda del Syringa - dove ero andato io dopo
la prima met della seconda pinta di whisky - nel punto
in cui Union Street incrociava Grant Street, potevi vedere dei
lampioni su Grant Street, cinque, che andavano dritti verso
nord, e cinque su Union Street, che andavano a ovest, e poi
altri cinque che andavano a est.
I lampioni erano tutti in fila, alla stessa distanza tra loro,
uno due tre quattro cinque. La luce dei lampioni ti dava l'impressione
di essere in una grande stanza, e i muri delle case
sulla strada sembravano le pareti della stanza. Poi, quando
guardavi in alto, il soffitto era il cielo immenso.
Dopo l'ultimo lampione, in ogni direzione, l dove finiva
la luce, nel buio, anche l era immensit che ti aspettava: il
cielo.
Sono andato in fondo alle tre file di lampioni, contandoli
ogni volta tutti e cinque, bevendo un sorso per lampione; le
case e i negozi si raggruppavano sempre vicino al bordo della
luce.
Quando ho cominciato a vedere due lampioni alla volta - dieci
invece di cinque in tutte le direzioni - e quando ho cominciato
ad avere un paio di braccia e gambe in pi, ho pensato
che era arrivato il momento di coricarmi.
Sul bordo della luce di Union Street, su entrambi i lati, c'erano
chiese di mormoni. Sul bordo della luce in fondo a
Grant Street c'era una chiesa cattolica. Ho deciso di dormire
dietro la chiesa cattolica, perch era la pi vicina al Syringa.
Quando sono uscito dalla luce per entrare nel buio, credevo
di essere scomparso. Ci ho messo un po' di tempo, per
alla fine ho trovato un canale di scolo. Non era molto profondo,
ma almeno c'era un posto per appoggiarci la testa. Ho finito
il whisky al buio guardando nella direzione in cui si vedevano
delle cose illuminate in Grant Street. Si sentivano i
grilli e il vento nell'erba, per il rumore pi forte proveniva
dal Syringa: il rumore che le persone - soprattutto gli uomini
- fanno nei bar. Mi sentivo abbastanza bene. Avevo l'erba vicino
alle orecchie e, una volta che i miei occhi si erano abituati
al buio, ho visto un albero davanti a me. Mi sono sentito
ancora meglio. L'albero bloccava un po' il cielo.
Poi ho sentito un piano che suonava e una donna che cantava.
Il rumore degli uomini nel bar si  fermato. Anche il
vento, e i grilli. La donna cantava delle sue pene d'amore.
Cantava meglio di Ida Richilieu, perch la sua voce faceva
delle specie di onde quando raggiungeva le note pi alte.
Per la canzone era stupida: parlava di tybo che si baciavano,
svenivano d'amore e civettavano tra loro.
Poi le mie orecchie non hanno pi sentito quella donna che
cantava. Era Ida Richilieu che cantava la canzone dell'uomo
della luna, con il suo vestito azzurro nel suo hotel rosa, e la
sua voce arrivava fino a me.
Ci ho messo un po' a sentire di nuovo altre cose: il vento
nell'erba, il vento nell'albero, i grilli, gli uccelli, le formiche
che scavavano la terra nel prato. Ho aspettato di sentire il
mio cuore, il mio respiro che entrava e usciva, per erano silenziosi
come la luna e le cose grandi che stanno lontano.
Mi ero quasi addormentato quando ha cominciato a suonare
una campanella. La gente del Syringa  uscita sulla strada
illuminata; alcuni se ne sono andati a cavallo, altri sono
rimasti a parlare in strada. Due tizi cercavano di sostenersi a
vicenda mentre camminavano, ma alla fine sono caduti tutti
e due, si sono rialzati e poi sono caduti di nuovo.
La gente sotto la luce dei lampioni... Scrutavo attentamente
le loro storie di esseri umani, cercavo di sentire le parole
che si dicevano. Ida avrebbe saputo riconoscerli tutti
quanti, avrebbe saputo quale vestito indossare per loro, che
cosa scrivere su di loro nel suo diario.
Poco dopo la strada si  svuotata. Alcuni se ne sono andati
in gruppo, altri da soli, fuori dalla luce e nel buio. Dove
prima c'erano esseri umani, non c'era pi nessuno.
Dava da pensare.
Ho chiuso gli occhi e mi sono detto: "Adesso faccio comparire
qualcuno alla luce, qualche persona speciale, cos posso
scrutarla e conoscere la sua storia". Sulla strada illuminata
 comparsa mia madre, Umori di Bisonte. I lunghi capelli
neri, la camicetta rossa, la gonna di pelle, i piedi scalzi. Poi 
arrivata Ida Richilieu con il vestito azzurro. Alma Hatch rosa
e luminosa, profumata di rose. Billy Blizzard vestito di nero,
gli stivali rossi, l'anello del diavolo.
Ho aperto gli occhi. Ho visto un uomo che usciva dalla
porta di servizio del Syringa. Quando la porta si  aperta, nel
buio c'era una luce grande come la porta. Stava parlando
con una donna. Forse era Ellen Finton, o Gracie Hammer.
L'ha baciata e ha chiuso la porta, ha raggiunto la veranda sul
davanti del Syringa, si  acceso una sigaretta, ha guardato a
destra e a sinistra e poi  sceso in strada.
Le mie orecchie hanno sentito cavalli al galoppo dietro di
me. Mi sono schiacciato nel fosso a pancia in gi, respirando
terra. Per poco non mi calpestavano: zoccoli dappertutto,
fiato di cavallo, io con le braccia sulla testa e il culo schiacciato
a terra. Veloci com'erano arrivati da dietro, cos si sono allontanati
davanti a me. Poi sono rimasto di nuovo solo, io e
il fosso. Ho guardato fuori.
L'uomo uscito dalla porta di servizio del Syringa era il
cowboy con gli occhi verdi che sapeva da dove veniva il lampadario.
Correva a rotta di collo su per Union Street, verso la
chiesa cattolica, verso di me. I due uomini lo inseguivano veloci
a cavallo. Uno dei due - quello grosso sul roano - gli ha
colpito la guancia con un lazo, facendolo cadere sullo sterrato.
I due sono smontati da cavallo, e le bestie non sapevano
dove andare e sollevavano polvere. Si sono avventati su Occhi-verdi
e lo hanno picchiato. Io sono uscito di corsa, ho superato
la chiesa e raggiunto il bordo della luce. L ho visto i
distintivi: quello grosso era lo sceriffo, l'altro il vice.
Quando lo sceriffo e il suo vice si sono alzati, si sono messi
a parlare tra loro guardando Occhi-verdi sanguinante sulla
strada.
Poi lo hanno gettato sulla sella del cavallo del vice. Hanno
percorso Union Street seguendo i lampioni, il vice a piedi
che tirava il cavallo, lo sceriffo sul suo roano; sono passati
davanti al Syringa e sono arrivati all'ultimo lampione, sul
bordo della luce, per poi infilarsi nel buio.
Tornato nel fosso, ho desiderato dell'altro whisky e mi sono
ripromesso di non far comparire pi persone, per nessuna
ragione al mondo.
Quando alla fine sono riuscito a richiudere gli occhi e a
prendere sonno, ho sognato che l'uomo che lo sceriffo e il
suo vice stavano ammazzando ero io.
E poi c' quello che  successo dopo.
Quando ho aperto gli occhi c'era il diavolo che mi fissava,
arrivato dall'altra parte, comparso come il fulmine e il tuono
nel buio, come un sole che mi veniva addosso in piena notte,
tra le fiamme e il fumo.
Le ruote del cavallo di ferro mi passano vicino alla testa, a
non pi di un uomo di distanza, pi basso di me per giunta.
La terra trema, il fuoco e lo zolfo salgono nell'aria. La locomotiva
a vapore non si ferma neppure, attraversa urlando
Owyhee City, e ogni muscolo del mio corpo, lasciandomi l a
tremare per aver visto il diavolo in persona, con le brache
piene di merda.
Rimango coricato nel fosso, cercando di immaginare che
cosa avrebbero fatto Ida Richilieu o Alma Hatch nella mia situazione,
per a pensare a loro due con la merda nella sottogonna
mi viene da ridere. Rimango seduto per un po', poi
mi alzo.
Tiro fuori l'erba dalla tasca, prendo il sacchetto di cuoio con
dentro i soldi che tenevo al collo, scavo un buco e ci metto
dentro tutto per sicurezza. Poi lo copro con un sasso di fiume.
Mi dirigo come se niente fosse all'abbeveratoio per cavalli
che c'era davanti al Syringa. In strada non c'era anima viva,
per sapevo che dietro tutte le finestre c'erano persone che mi
sbirciavano e vedevano che ero uno che camminava con le brache
piene di merda sulla strada illuminata nella notte. Arrivato
all'abbeveratoio, non sapevo che cosa fare. A quanto pareva,
invece, i miei piedi lo sapevano, e li ho lasciati andare. Andavano
dove avrebbero cercato di andare tutti i piedi del mondo,
e cio il pi lontano possibile dalla merda nei pantaloni.
Proprio sopra l'abbeveratoio c'era un lampione che mandava
una luce della malora. Non c'era un solo cavallo per nascondersi.
Per un po' rimango a fissare l'acqua. Alla fine, decido
di fare quel che avrebbe fatto Ida Richilieu. Mi abbasso
le brache, me le tolgo e affondo il culo nell'acqua. Dopodich,
mi alzo, mi asciugo un po' e comincio a strofinare le brache.
Ero l con le chiappe di fuori, tutto impegnato a strizzare i
miei pantaloni, quando dietro di me  arrivato lo sceriffo.
L per l l'ho scambiato per Billy Blizzard.
Non gli assomigliava per niente, ma il mio corpo ha avuto
quell'impressione.
Era il diavolo, questo  sicuro: i miei occhi vedevano una
cosa, e il mio cuore ne sentiva un'altra.
Quando mi chiede come mi chiamo, gli rispondo: Aloisius
Hatch. Tenevo le brache davanti a me.
Mani in alto! mi grida. Alzo le mani. Mi punta la pistola
proprio l in basso e la prepara per sparare.
Andiamo! mi fa.
Intendeva dire andiamo alla prigione che si trovava in una
traversa di Union Street, oltre la chiesa dei mormoni. Ci incamminiamo,
io davanti con le brache bagnate in mano, lo
sceriffo dietro con la fredda canna d'acciaio della pistola premuta
sulla mia chiappa, passiamo dalla luce al buio, facciamo
una discesa, superiamo le rotaie e alla fine arriviamo alla
prigione.
Sulla sua scrivania c' una lampada a cherosene. Lo sceriffo
l'accende appena entriamo. Poi chiude la porta a chiave.
Aloisius Hatch mi dice.
Aloisius Hatch ripeto.
Di dove sei, Aloisius Hatch? mi chiede.
Minneapolis, Minnesota.
Qual  la tua occupazione?
Non conosco la parola occupazione.
Dove lavori?
Mi pu fare lo spelling? chiedo.
Non mi prendere per il culo mi fa.
Venditore di Bibbie rispondo.
Bibbie?
Bibbie.
Lo sceriffo mi dice di svuotare le tasche dei pantaloni bagnati.
Non c'era dentro niente cos non ho tirato fuori niente.
Niente carta d'identit? domanda.
Non conoscevo neanche quella parola, per non gli chiedo
di fare lo spelling.
La carta che dice chi sei mi fa.
Niente carta dico.
Tessera annonaria? mi chiede.
Occupazione, identit, annonaria.
Non so che cos' dico.
Sei indiano, no?
Irlandese dico io.
Irlandese ripete lui.
Irlandese dico io.
Hai dei soldi, Aloisius? domanda.
Li ho appena finiti rispondo.
Bibbie? mi fa.
Tutte vendute dico io.
Che ci fai a Owyhee City? domanda.
Sono di passaggio rispondo.
Non sai riconoscere la campanella del coprifuoco, Aloisius
Hatch? Non ci sono coprifuoco, a Minneapolis, Minnesota?
chiede.
No rispondo.
Lo sceriffo mi dice di togliermi la camicia- Obbedisco. Rimango
l in piedi con gli stivali. Mi dice di togliermi anche
quelli. Me li tolgo. Lui si alza e mi guarda.
C' una Bibbia nella cella dietro di te mi fa, indicando
la cella con la pistola. Cos ti sentirai sicuramente come a
casa.
Posso riavere i miei vestiti? chiedo.
Mi colpisce il petto con la mano aperta.
"Adesso lo ammazzo" penso.
Ti piace, eh? mi fa.
Sono rimasto zitto.
Entra dentro!
Entro nella cella. Lo sceriffo gira la chiave nella serratura
della porta, se la mette in tasca, va alla scrivania e spegne la
lampada. Rimane al buio per un po', per un bel po', respirando
forte.
Puzzi di merda, Aloisius Hatch mi fa. Di merda indiana!
Apre la porta sul davanti, esce sbattendola e poi la chiude
a chiave.
Faceva caldo, c'era buio e io ero nudo. Andavo avanti e indietro
davanti alla finestra e avrei voluto che fosse quella di
Ida, per poter guardare dentro e vederla scrivere nel suo cerchio
di luce rosa.
Stavolta, era la luna a guardare dentro la finestra. La luna
era fuori e guardava me.
Mi siedo in un angolo, con le ginocchia contro il petto e seguo
con gli occhi la finestra di luce di luna che si muove sul
pavimento. Quando la finestra arriva al punto giusto, infilo i
piedi e le mani nella luce della luna, senza toccare il bordo
del buio.
La mattina dopo, quando arriva alla prigione, lo sceriffo
urla: Sono le dodici!. Dietro di lui c' il suo vice con un
vassoio in mano.
Vice sceriffo Jones, le presento Aloisius Hatch, venditore
di Bibbie! dice lo sceriffo e apre la porta della cella.
Non riuscivo a capire se lo sceriffo era grosso come sembrava
o se era il vice che era piccolo.
 irlandese dice lo sceriffo.
Sul serio? domanda il vice.
Sul vassoio c'era un pezzo di pane pi un piatto di minestra.
In piedi, giovanotto! dice il vice. Vediamo quanto sei
irlandese.
Mi alzo in piedi. In quel momento arrivano altri tre uomini
nella prigione. Lo sceriffo li presenta: O'Reilly, O'Casey e
O'Brady.
Sono irlandesi anche loro fa.
Sai ballare una giga irlandese? domanda O'Brady.
Arrivano altri uomini. Poco dopo  pieno di uomini.
Quando la mia bocca chiede se posso riavere i pantaloni, le
mie orecchie non sanno chi ha parlato. Gli uomini ridono come
fanno nei bar. Siccome non sapevo che cosa voleva fare il
mio corpo, gli dico che preferisco scomparire piuttosto che
diventare grosso.
Il mio corpo rimane uguale. Per tutti gli altri cambiano.
Gli uomini che ridevano si trasformano in cani che abbaiano.
Gli irlandesi non hanno i peli sul petto? domanda lo'
sceriffo.
O'Brady si apre la camicia per mostrare una massa di peli
rossi.
Girati, giovanotto! dice lo sceriffo.
Io mi giro.
Non ce li ha neanche sul culo. Dev'essere un inglese di
merda fa uno.
... una inglese dice un altro.
Non mi ha ancora risposto! fa O'Brady. Facci vedere
come balli una giga irlandese!
Io salto su e gi come avevo visto fare agli irlandesi ubriachi
all'Ida's Place, tenendomi le palle.
I piedi vanno bene, ma le braccia no! grida uno.
Il vice mi butta in faccia il piatto di minestra. Muovi bene
le braccia!
Io ballo la giga irlandese muovendo bene le braccia.
Quella non  per niente irlandese! dice O'Casey a O'Reilly,
indicando me che ballonzolo.
Tanti cani che abbaiano.
 un tenore irlandese?
No, non lo vedi che  un setter irlandese?
Abbaia per noi!
Cantaci una canzone! Cantaci una canzone!
Quando ho cominciato a cantare, non sapevo che cosa sarebbe
uscito, visto che non avevo mai cantato in tybo ad alta
voce. Ho chiuso gli occhi e ho avvolto la canzone nel mio
cuore, come la luna aveva avvolto i miei piedi e le mie gambe
durante la notte. Ho cantato come se fosse l'ultima volta
che cantavo, ho cantato per Ida Richilieu, per Alma Hatch,
per la mia mamma morta, per me stesso.
Come take a trip in my airship and we'll visit the man in the
moon.
Quando finisco di cantare, c' silenzio. Mi viene il dubbio
di aver sognato tutto, dal silenzio che c'. Apro gli occhi.
Non  un sogno. Gli uomini sono l in piedi che mi fissano.
Non sono pi cani, non abbaiano. Sono solo uomini che
guardano.
Lo sceriffo si fa largo tra la folla e mi colpisce forte in faccia.
Cado a terra. Poi mi d un calcio nello stomaco, come
quello che Billy Blizzard aveva dato a Ida Richilieu.
Penso al cowboy dagli occhi verdi che era stato picchiato
sulla strada di notte.
Forse lui era me.
Forse era un sogno e dovevo solo trovare il modo di svegliarmi.
Quando mi sono svegliato non ero sicuro di essere sveglio,
ma poi ho cominciato a sentire male dove lo sceriffo mi
aveva colpito. Sapevo che non potevo essere addormentato,
perch altrimenti quello era un incubo, e gli incubi - quando
diventano cos brutti - ti svegliano sempre. Mi sono toccato
la faccia. Avevo le labbra e il naso tutti incrostati. Mi sono
raggomitolato, mettendo le mani tra le gambe. La finestra di
luce di luna era sulle mie ginocchia e sul pavimento.
Una mano entra nella luna sul pavimento.
Ci ho messo un po' a credere ai miei occhi. Ci ho messo un
po' a credere alle mie orecchie.
 quasi piena, quella stronza della luna. Stasera far
uscire di zucca tutti quanti. La luna dello sceriffo non l'avevo
mai vista cos storta. Questo mese  piena nelle palle, e
questo non  un bene n per te n per me, visto che siamo
qui dentro, mentre lui  fuori e ha un bisogno allucinante di
un uomo. Se non ne trova uno alla svelta, quello ci ammazza
tutti e due - te di sicuro, e forse anche me - anche se, naturalmente,
lui non sa di che cosa ha bisogno. Odia gli indiani
e ama le pistole, il suo whisky irlandese e i suoi amici
perch crede che sia normale cos. E, in effetti, se ci pensi, 
normale.
Il mese prossimo la luna  nei fianchi. Era meglio se eravamo
qui nel periodo dei fianchi, per non  cos, e bisogna
adattarsi e invece che mettersi l a fantasticare come degli
idioti su che cosa sarebbe meglio, conviene tenere i piedi ben
piantati per terra, nella dinamica della situazione in cui ti
trovi.
E la situazione  che noi siamo dentro e lui fuori. Lui 
normale,  lo sceriffo, e noi no: e con questo ho detto pi o
meno tutto.
Dopo di che, la luna  nelle ginocchia. Quando  nelle ginocchia
io mi arrampico sempre sulla roccia. Non lo faccio
apposta, per finisco sempre per farlo: roccia lavica, roba dura
e fredda che un tempo era rovente e appiccicosa.  come lo
sperma all'inizio. Provaci, una volta, a metterti le mani sulle
palle e a respirare forte. Vedrai. All'inizio  freddo, nelle palle,
poi per esce caldo. D mese scorso la luna era nelle reni. Si
fa una fatica del diavolo a rimanere in sella.  un buon periodo
per mangiare asparagi e pisciare tutte le volte che si pu.
Ho controllato il lampadario.  davvero di Salt Lake
City. C' scritto in fondo: Salt Lake City, Utah. Ce l'hai un nome,
tu? Io mi chiamo Dellwood Barker.
Mentre la sua voce mi parlava, la sua faccia  uscita piano
dall'oscurit e ha preso la forma del cowboy con gli occhi
verdi che io credevo morto di botte il giorno prima.
Tutti i muscoli del corpo mi dicevano di trasformarmi in
serpente e sgusciare tra le sbarre, di trasformarmi in uccello
e volare fuori dalla finestra, oppure in marmotta, e di scavare
il pavimento e uscire fuori di l, perch ero sicuro che quello
che stava parlando con me era un fantasma. Allora ho
pensato che anch'io ero un fantasma.
Quando ti hanno preso di mira, oggi, io ero nella cella di
fianco. Ero sicuro che ti linciavano, perch cantavi cos bene.
Poi stasera, quando mi hanno gettato qui con te, sembravi
morto. Ho pensato che volevano dare la colpa a me. Adesso
mi sa che vuole che scopiamo insieme, cos lui guarda. Di sicuro,
avr in mente qualcosa.
Sai che sei fortunato a essere ancora vivo, per come lui
odia gli indiani? Credo di essere fortunato anch'io. Comunque,
siamo ancora dentro. Non si pu mai sapere che cosa
salta in mente allo sceriffo Ronald R. Blumenfeld.
Ci sono storie di tutti tipi su di lui. Posso testimoniare io
stesso che sono quasi tutte vere.
Io in realt speravo che le voci sullo sceriffo Ronald R.
Blumenfeld fossero solo storie pazze raccontate da pazzi.
Lasciami vedere che faccia hai mi dice Dellwood Barker.
Io non mi sono mosso. Non volevo lasciargli vedere niente.
Allora Dellwood Barker ha chinato la testa dentro la finestra
di luce di luna sul pavimento. Mi ha toccato il ginocchio
con la spalla. Era caldo - o forse fresco - insomma non sembrava
morto; a meno che non fossi morto anch'io, a meno
che non fossimo morti tutti e due. Ho pensato che se eravamo
tutt'e due morti era difficile capire che cosa significava
essere morti.
Mi sono alzato a sedere e ho spostato il ginocchio da lui.
Ho guardato Dellwood Barker, tutta la sua faccia nella finestra
di luce di luna. L'unico punto di lui che non era livido,
insanguinato o squarciato era l'attaccatura dei capelli.
Poi, mentre lo scrutavo, ho visto che c'era qualcosa che
non andava. Ho avvicinato una mano all'occhio sinistro e ho
chiuso l'occhio destro. Non vedevo niente. Ci vedevo da un
occhio solo, non da due.
Siamo morti? domando.
La sua faccia che mi guarda dalla finestra di luce di luna
mi dice: Non pi del solito. Tutto quel che ci circonda  comunque
un sogno: una storia che ci stiamo raccontando.
La faccia mi sorride. Per siamo vivi. Cio, io sono quello
che sta sognando questo sogno. Quindi, se io sono io, tu devi
essere tu.
Magari io sono te dico.
No, io sono io fa lui. Questa  la dinamica di base di
questa situazione e deve rimanere un punto fermo.
d-i-n-a-m-i-c-a Dellwood Barker scandisce le lettere della
parola che io gli avevo chiesto di spiegarmi, significa il
modo in cui le cose si organizzano.
Ieri sera ti ho fatto comparire gli dico, ti ho messo sotto
la luce, ma non immaginavo che lo sceriffo e il suo vice ti
picchiassero in quel modo. Te lo giuro, io non c'entro niente
dico. Poi oggi, mentre stavano picchiando me, ho pensato
che forse ero te ieri sera, ma oggi.
Chi sei tu? domanda.
 una domanda difficile dico. Il pi delle volte non sono
io.
Vuoi dire che se non sei tu, allora sei me? domanda.
No rispondo. L'unico io che conosco non sono io. Devo
essere nato cos, e per ora non  stato un grande vantaggio.
Alla fine lo dico: Sono un mezzosangue. Non avevo mai
detto quella parola ad alta voce. Non so perch l'ho detta,
quella volta.
Avevo sentito che eri irlandese fa Dellwood Barker.
Forse dico io. L'altra met di me. Non ne so pi di te.
So solo che  tybo. L'altra met invece  indiana: Bannock.
Avrei dovuto capirlo fa lui.
Capire cosa? chiedo.
Quel che stai facendo qui dice.
Che cosa sto facendo? domando.
La luna ti ha preso. La parte indiana di te deve capire chi
diavolo , cos tu potrai capire chi sei veramente e chi  quello che sta cercando di capire ogni cosa.
Penso un po' e poi dico: S,  possibile. Poi aggiungo:
Comincia tutto da un nome.
Che nome? domanda.
Ne ho due dico. Uno che so che non sono io ed  quello
tybo. Quello l'ho lasciato sulla montagna. Poi c' quello che
sono veramente io, quello indiano, ma non so che cosa vuol
dire che sono.
Mi dici i nomi?
Non posso dico.
Perch? chiede.
Potresti essere il diavolo rispondo.
Per tutto il tempo in cui mi aveva parlato, Dellwood
Barker era rimasto con la faccia nella finestra di luce di luna,
guardandomi dal basso in alto. Quando gli avevo detto che
poteva essere il diavolo, lui aveva girato la faccia e poi mi
aveva guardato di nuovo. Anche se potevo vedergli bene la
faccia, non riuscivo a capire com'era, solo che era ridotta male.
Ho visto che era nudo anche lui. Ida Richilieu avrebbe
detto che era di una misura discreta.
Allora ti chiamer Aloisius mi fa.
Che cos' il coprifuoco? chiedo.
Hai presente la campanella che hai sentito suonare ieri
notte? Dice che devi andartene dalla strada e tornare a casa,
o comunque in un posto chiuso, entro mezz'ora risponde.
Dellwood fa lo spelling: c-o-p-r-i-f-u-o-c-o.
Perch sei uscito dopo il coprifuoco? gli domando.
Dellwood Barker scrolla le spalle. Era arrivato il momento
di andare risponde. Non mi piace farmi dire da altri
quel che  giusto o sbagliato. La cosa mi ha sempre procurato
dei guai dice e poi rimane zitto per un po' a pensare a
quel che ha detto. Alla fine tira un lungo sospiro. Non importa,
 acqua passata. Adesso siamo nelle mani di Ellen e
Gracie.
L'hai baciata sulla porta di servizio dopo il coprifuoco
gli dico.
S risponde lui. E tu dov'eri?
Nel fosso rispondo. Ellen o Gracie? domando.
Ellen. La conosci?
No dico.
Be', il piano  questo... Dellwood si avvicina e si mette a
bisbigliare: Ellen e Gracie mi faranno uscire di qui. E adesso
che ci sei anche tu, faranno uscire tutti e due. Per non sanno
ancora che ci sei.
Perch? domando.
Perch cosa?
Perch anche me?
Pi siamo, meglio . E poi me l'ha detto la luna.
Ti ha detto cosa? chiedo.
Mi ha parlato di te risponde.
Che cosa ti ha detto? domando.
Lei mi ha detto.. .perch la luna  femmina..
Che cosa ti ha detto lei di me?
Non lo so, per  una cosa eccezionale.
Quando te l'ha detta? domando.
Nello stesso momento in cui ha parlato a te di me risponde.
Per poco non ci ha fatti ammazzare tutti e due, vero?
Veramente dico.
Quella s che  una donna che fa per te mi fa.
Gi dico, quella s che  una donna che fa per te.
Stanotte Ellen o Gracie, oppure tutte e due insieme, sgusceranno
fuori tra un cliente e l'altro e andranno a recuperare
il mio cavallo Abramo Lincoln e il mio cane Metaphor e ci
aspetteranno qui dietro con la mia roba. Dobbiamo tenerci
pronti a tutto. Ti conviene alzarti e sgranchirti un po' le gambe.
Presto dovremo correre.
Come faranno ad aprire la cella? domando.
Intuito femminile risponde Dellwood. Non ti preoccupare,
si faranno venire in mente qualcosa.
Perch lo sceriffo ti odia cos tanto? domando, con le gambe
che provano ad alzarsi e le braccia che tentano di aiutarle.
Perch sono pi me stesso della maggioranza della gente,
immagino. Lo sceriffo Ronald R. Blumenfeld non lo sopporta.
Lui  repubblicano e mormone fino al midollo. Segue
tutte le regole alla lettera. Ma in realt  stato il quadro.
Il quadro? domando.
Il mio dipinto con la luna, che prima era appeso sopra al
bancone del Syringa. Ogni tanto dipingo, quasi sempre la luna
sulla prateria. Per in quel caso era un gruppo di cowboy
completamente nudi, che danzavano ubriachi e come matti
al chiaro di luna intorno a un fuoco da campo. Uno dei cowboy
- quello che suonava il violino con il piffero di fuori - assomigliava
moltissimo al vecchio Blumenfeld.
Allora perch sei tornato a Owyhee City? chiedo.
Era arrivato il momento di rivedere le mie amiche Ellen e
Gracie risponde.
Te l'ha detto la luna anche stavolta? domando.
Esatto dice.
Ma come fa la luna a dirti queste cose? domando.
Me le dice con il linguaggio della luna risponde lui.
Viene dal cuore. A volte dalle palle. In ogni caso, devi saper
ascoltare.
Che voce ha la luna, quando ti parla? domando.
Come il respiro risponde, come il cuore che batte.
Poi mi dice: Vieni qui che te lo faccio vedere. Ascolta!.
Quando mi ha messo la mano sulla nuca, ho cominciato
lentamente a scendere guidato dalla sua mano, la faccia sui
peli della sua pancia. Ho girato la testa, premendo l'orecchio
contro il suo petto, la pelle dell'orecchio contro la pelle del
petto. Davanti al mio occhio buono c'era il suo capezzolo, e
la mia testa faceva su e gi con il suo respiro. Il mio respiro
mi attraversava in fretta, e anche il cuore mi batteva in fretta,
il sangue scendeva alle palle e poi risaliva. Dopo un po', il
ritmo del mio respiro e del mio cuore era uguale al suo.
Premevo l'orecchio contro di lui: la sentivo, la luna. La voce
piena e dolce del cuore, di qualcun altro che stava l dentro.
Quando mi sono svegliato, volevo tornare a dormire. Davanti
al mio occhio buono, appena oltre il capezzolo di Dellwood
Barker, c'era lo sceriffo Ronald R. Blumenfeld.
Aha! L'indiano che puzza di merda  anche un indiano succhiacazzi...
fa lo sceriffo.
Anche se io tenevo la testa su Dellwood Barker solo per
ascoltare il cuore e non per succhiargli il cazzo, non ho cercato
di spiegare. Neanche Dellwood ha dato spiegazioni. Non
si  alzato in piedi, n ha cercato di coprirsi. Dellwood  rimasto
disteso con le braccia sotto la testa.
Succhiacazzi! fa lo sceriffo. Pervertiti osceni.
o-s-c-e-n-o scandisce Dellwood Barker,  quel che fa
venire il cazzo duro a quelli che odiano averlo duro.
p-e-r-v-e-r-t-i-t-o aggiunge, significa diverso, cio non
come Ronald R. Blumenfeld.
Lo sceriffo Blumenfeld va alla scrivania, ci appoggia la
lanterna, prende un paio di manette dal cassetto e le getta
dentro la cella. Arrivano ai piedi di Dellwood Barker.
Ammanetta l'indiano a una sbarra della finestra dice lo
sceriffo, tirando fuori la pistola e armandola,
Dellwood Barker si alza in piedi e si gira verso di me. Fidati
di me mi dice, in modo che solo io lo posso sentire.
Anche se c'era buio in quell'angolo di cella, riuscivo a vedere
i suoi occhi verdi. Dellwood comincia a mettermi le manette.
Fidati.
Mi ammanetta alle sbarre della finestra.
Mi aspettavo di sentire da un momento all'altro la forte
esplosione di una pistola, e invece sento la luna che mi parla:
il mio respiro, il mio cuore che batte.
Dellwood va dritto dallo sceriffo, senza esitare. Lo sceriffo
Ronald R Blumenfeld comincia a tremare e a sudare. Dellwood
Barker si inginocchia, lo prende per la cintura e lo attira verso
le sbarre. Lo sceriffo gli punta la pistola alla testa - era ancora
carica - pronta a schizzare rosso dappertutto.
L'ultimo desiderio di un condannato a morte dice
Dellwood Barker. Non puoi negarglielo, vero, sceriffo?
Gli apre la patta, e lo sceriffo lo lascia fare. Poi gli infila la
mano nei pantaloni, e allora lo sceriffo si tira indietro, o quasi.
Suvvia, sceriffo, non  la prima volta con me dice
Dellwood. Non puoi negarti proprio adesso!
Poi ho visto una cosa da non credere: Dellwood Barker
che faceva il pervertito osceno, che faceva il pompino pi
fantastico che il mio occhio buono avesse mai visto. Cos fantastico
che mi dispiaceva di non vederci con l'altro occhio.
La pistola ha cominciato a puntare in tutte le direzioni, ma
soprattutto verso di me. Infatti lo sceriffo fissava proprio me,
biascicando qualcosa su un grosso indiano nudo. Ho immaginato
che stesse parlando di me, cos sono uscito dall'ombra
ed entrato nella luce della lanterna sulla scrivania, per fargli
vedere meglio quello che stava biascicando.
Poi, di punto in bianco, di fianco allo sceriffo  comparsa
Ellen Finton.
Sceriffo Ronald R. Blumenfeld! grida. Al saloon la gente
si sta ammazzando. Deve venire subito!
E difatti lui stava proprio venendo.
Ellen allunga il braccio e gli strappa la pistola di mano.
Uomini! urla Ellen. Come potete pensare al sesso in un
momento simile?! Delle povere vittime innocenti soffrono
come dannati per la mancanza della legge e dell'ordine, e lei
intanto abusa sessualmente di due prigionieri indifesi!
Ellen prende un fazzoletto dal solco tra le tette, asciuga il
cazzo dello sceriffo, glielo rimette nei pantaloni e gli riabbottona
la patta in un lampo.
Lo sceriffo Blumenfeld corre alla porta. Ellen passa le chiavi
a Dellwood.
C' anche la chiave delle manette dice. Avrei dovuto
comprarvi dei vestiti, ma non ci ho pensato. Amen!
Poi Ellen Finton mi guarda. "Shed" fa con le labbra, ma
senza voce. I suoi occhi si riempiono di grosse lacrime. Strizza
gli occhi, getta indietro la testa e non si ferma neanche per
respirare.
Come ha potuto fare una cosa simile, sceriffo?! gli grida
dietro, mentre lui corre su per Union Street. E con un uomo,
per giunta, proprio quando la sua comunit aveva pi bisogno
di lei!
Dellwood arriva per primo alla porta e io dietro di lui. Come
previsto, Abramo Lincoln ci stava aspettando dietro la prigione,
e anche il cane, Metaphor. Dellwood salta in groppa e
mi offre una mano per salire.
Passando vicino alla finestra della prigione, Dellwood tira
le redini e comincia a trafficare nel fagotto con le coperte legato
alla sella. Tira fuori una moneta lucida da dieci centesimi
e la getta dentro alla finestra.
Bisogna sempre ringraziare i posti dove si  stati dice.
Bisogna fare un regalo, anche se non ci sei stato bene. Io, di
solito, lascio un decino. Il decino per me  come la luna.
Sfrecciamo lungo Union Street, i lampioni uno due tre
quattro cinque, ci fermiamo al fosso vicino alla chiesa cattolica
per prendere la mia erba e il mio sacchetto di cuoio con
dentro i soldi, e poi cavalchiamo insieme nell'oscurit, io e
Dellwood Barker su Abramo Lincoln, mentre Metaphor corre
nella notte e la luna posa la sua luce sulle cose, facendole brillare:
argento sulle briglie, sul sudore schiumoso del cavallo,
sugli occhi di Metaphor e sulla pelle della schiena e delle
braccia di Dellwood Barker. C'erano anche delle pietre che
luccicavano, e lunghi spazi vuoti e piatti. Ombre: artemisia e
genziana gialla, massi rotondi, un albero qua e l. Erano tutti
sconosciuti che ci aspettavano, che ci guardavano fuggire.
Corriamo per l'eternit, inseguiti dal cielo, raggomitolati
in una forma rotonda, lontani, silenziosi, riflettendo la luce,
tagliando l'oscurit.
Appena prima dell'alba abbiamo sentito odore di fiume.
Con il mio occhio buono sono riuscito a intravedere delle
colline. Dellwood ha cominciato a tirare le redini, e alla fine
siamo riusciti a fermare Abramo Lincoln. Pi che scendere,
sono caduto da cavallo. Mi faceva male tutto il corpo, soprattutto
il culo, visto che ero rimasto seduto nudo sulla coperta
della sella e sulla pelle del cavallo.
Dellwood Barker ha tolto la sella e le briglie ad Abramo
Lincoln, gli ha legato le redini intorno al collo, lasciandole
larghe, e lo ha guidato attraverso un boschetto di salici.
Kally's River dice.
Mentre Abramo Lincoln beveva, Dellwood Barker gli gettava
addosso l'acqua del fiume e gli parlava come se fosse
un essere umano, ringraziandolo per aver corso cos bene
con un carico di due persone addosso. Metaphor sedeva paziente
l vicino e aspettava che Dellwood si accorgesse di lui,
mugolando un po' e andandogli vicino.
La luna era grande nel cielo, un frutto cos maturo da gocciolare.
Il cielo era blu scuro, pi che nero, e le stelle erano
chiazze di pirite, l'oro degli stolti, nell'acqua scura. Vado in
un punto del fiume dove la luna arrivava dritta verso di me.
Mi siedo su un sasso e immergo i piedi. Il suono del fiume
che scorre sui sassi  il pi bello che conosca. Lo faccio entrare
nella testa per scacciare quello che c'era prima: una marea
di lamenti per via del corpo dolorante e della brutta situazione
in cui mi ero cacciato.
Quando i miei piedi si abituarono al fiume, anche le altre
parti del corpo volevano entrarci, cos sono andato l dove
potevo sedermi immerso fino alle ascelle. Ho gettato la testa
indietro tenendo le orecchie nell'acqua e ho ascoltato il fiume
e le sue pietre.
Metaphor, sulla riva, stava sbattendo la lingua nell'acqua
per bere. Dellwood si inginocchia vicino al cane, si piega in
avanti e si mette a bere come lui, poi si alza in piedi, entra
nel fiume e si siede vicino a me.
Se c'era una cosa veramente notevole di Dellwood era la
pelle, cos bianca, con i peli neri - alcuni grigi - che ci crescevano
sopra. Non gli ho guardato gli occhi: erano troppo
grandi per me, troppo verdi.
Sapevo gi molto del suo corpo. Doveva avere almeno
quarant'anni, immaginavo. Le rughe del viso, le cicatrici di
coltello sulla pancia e una frustata sulla schiena mi dicevano
che la sua era stata una vita dura. Le lunghe braccia da cowboy
e le spalle larghe avrebbero avuto bisogno di un po' di
grasso in pi. Aveva le gambe robuste e grossi muscoli sul
sedere. Tanti peli neri davanti, che scendevano fin dove ce
n'erano moltissimi, con quel suo cazzo che ogni tanto catturava
la luce della luna.
E poi c'era un'altra cosa, che avevo dimenticato dopo tutto
quel che era successo; una cosa di cui il mio naso si  ricordato
mentre stavamo seduti vicini nel Kally's River.
L'odore degli uomini non era una novit per me, dato il lavoro
che facevo, ma quello di Dellwood Barker mi aveva
sorpreso. Il suo odore, come quello di buona parte degli uomini,
proveniva soprattutto dal fiato e dal sudore: dalle sigarette
che fumava, dal whisky e dalla birra, quando beveva.
Anche il suo sudore, come quello di buona parte degli uomini,
sapeva di sperma e di buco di culo, persino dopo che si
era lavato bene.
Dellwood Barker aveva l'odore di quasi tutti gli uomini,
solo di pi: una cantina piena di mele o patate marce, o le interiora
di un cervo quando gli apri la pancia. Il fiato del cavallo
dopo che ha mangiato delle pere. Forte come muschio
staccato da una sorgente.
Aveva l'odore che secondo me sente il toro quando arriccia
il naso fiutando una vacca in calore: una roba talmente
sconcia da farti tornare indietro ad annusare.
Ben presto, l'odore di Dellwood e il mio pensarci, la sua
gamba contro la mia, la luna sulla corrente del fiume diventano
insopportabili per me. Riesco ad alzarmi e a tornare a
riva, dove rimango in piedi, e poi anche Dellwood si alza in
piedi e aspetta che finiscano i brividi.
Dellwood getta un decino nel fiume, e quando torniamo
in sella, Abramo Lincoln non corre pi, anzi cammina a malapena.
Eppure io e Dellwood facciamo una fatica boia per
non cadere. Metaphor, invece, ha ancora un bel po' di energia.
Corre avanti, oppure si lancia all'inseguimento di un
jack rabbit.
Quel cane si stanca solo quando  annoiato dice Dellwood
Barker. E stasera non lo  di certo.
Continuiamo a seguire il fiume. A volte mi addormento
aggrappato a Dellwood Barker con tutte e due le braccia, la
bocca aperta che sbava sulla sua schiena. A volte si addormenta
lui, piegandosi in avanti, mentre io tengo le redini e
gli impedisco di cadere da cavallo. Di tanto in tanto si addormenta
Abramo Lincoln. Un paio di volte mi sveglio che stiamo
russando tutti e tre, nel bel mezzo di tutta quella terra
piatta, chiss dove.
Quando mi sveglio, siamo a un'ansa stretta del fiume. Anche
Dellwood era sveglio. Eravamo tutti svegli. Smonto per
primo da cavallo e poi aiuto Dellwood a scendere. Attraversiamo
un canneto e arriviamo a uno spiazzo di sabbia vicino
a una sorgente calda non lontana dal fiume. Il sole stava cominciando
a salire su una collina e tutte le cose erano rosa e
dorate. Dellwood toglie di nuovo la sella e le briglie ad Abramo
Lincoln. Prende un osso di zampa di pecora dal suo sacco
e lo getta a Metaphor. Il cane inizia a morderlo ringhiando.
Io mi stendo sulla sabbia, mi sento bene, non mi fanno
pi male i muscoli.
Ho degli amici dall'altra parte di quella collina dice
Dellwood. Vado a chiedergli cibo e vestiti. Mi sa che  meglio
se rimani qui.  pi facile spiegare la nudit di un uomo
solo piuttosto che quella di due.
Hai bisogno di soldi? domando.
Dellwood fa un sorrisino. Be', la gente oltre la collina 
generosa, ma forse con un po' di soldi potrei procurarti un
cavallo con la sella e tutto il resto.
Io penso che  arrivato il momento.
Mi chiamano Out-in-the-Shed, Fuori-nella-Baracca gli dico.
Il mio nome  Duivichi-un-Dua. Bastano trenta dollari?
Dellwood si accovaccia e si mette a disegnare sulla sabbia
con un dito. Faceva abbastanza chiaro ormai, e io pensavo
sempre di pi che eravamo nudi. Mi sentivo meglio, e quindi
anche il mio cazzo si sentiva meglio. Avevo paura che si
sentisse troppo bene. Sollevo le gambe e mi abbraccio le ginocchia.
Out-in-the-Shed dice. Bel nome, anche se un po' lungo.
Anche l'altro  molto carino, ma troppo difficile per me. Va
bene se ti chiamo solo Shed?
Va bene rispondo.
Probabilmente trenta bastano.
Ne prendo quaranta dal mio sacchetto.
Forse dovrei chiamarti "signore", visto che hai tutti quei
soldi mi fa.
Mr Shed dico io.
Posso chiederti dove hai trovato tutti quei soldi? chiede.
Li ho guadagnati rispondo.
E come? chiede.
Fuori nella baracca rispondo.
Ah. Fuori nella baracca.
Il sole era ormai alto nel cielo quando il culo bianco di
Dellwood Barker ha superato la cima della collina. Abramo
Lincoln era rimasto con me, come pure Metaphor, anche se
non voleva. Mi avvicino al cane per conoscerci meglio, ma lui
si tiene stretto il suo osso di pecora, mostra i denti e ringhia.
Il suono del fiume mi invita, e io mi avvicino. Sulla sponda
opposta, ai piedi della montagna, c' una famiglia di pini
- amici di cui sentivo molto la mancanza - anche se me ne
sono reso conto solo quando il vento ci ha soffiato dentro.
Mi getto nel fiume: un corso stretto e profondo. Nuoto fino
in fondo, con l'occhio buono aperto, guardando le braccia
davanti a me, la luce del sole nell'acqua, i colori, fin gi nel
fango, e poi risalgo in alto, dove l'acqua calda sgorga dalla
sorgente.
Sulla sponda mi acquatto su un grosso masso bianco. Nel
mio occhio c' il sole, cos come la notte prima, mentre io e
Dellwood sedevamo in quello stesso fiume, c'era stata la luna.
Tremo di nuovo, ho la pelle d'oca, il naso che cola, respiro
forte, tutto appallottolato come un sasso, seduto su un
sasso.
In quel preciso istante il mio occhio buono vede una trota
nell'acqua bassa. Prendo subito una pietra e gliela tiro. Il primo
colpo la stordisce, il secondo l'ammazza.
Non avevo tenuto il conto di quanto tempo era passato dall'ultima
volta che avevo mangiato, faccio il calcolo e mi accorgo
che l'ultima volta era stata a Excellent, tre giorni prima.
Tre giorni! dico ad alta voce. Mi sembravano tre mesi.
Sollevo la trota come forse un tempo aveva fatto mio nonno,
o mia nonna, e ringrazio il Grande Mistero per la trota, il
mio cibo, usando parole che il Grande Mistero forse non
ascoltava neanche: parole tybo.
Quando finisco la preghiera, sul fiume c'ero solo io vivo e
la trota morta. Chiedo scusa alla trota e le dico che un giorno
sarei morto anch'io. La spalmo di fango misto ad aghi di pino,
come avevo visto fare da mia madre, e accendo il fuoco
come faceva lei.
Quando la trota  cotta, la mangio con gusto, gettando
qualche pezzo a Metaphor. La lisca e le interiora le restituisco
al fiume.
Mi addormento e sogno la trota. Ero la trota che nuotava.
Abramo Lincoln mi d dei colpetti con il muso e io mi sveglio.
Aveva teso la corda al massimo e voleva dell'altra erba.
Lo sposto pi a monte del fiume, veramente la sposto. Abramo
Lincoln era una giumenta. Chiss perch Dellwood aveva
dato a una giumenta un nome da maschio: il nome di un
presidente come Abramo Lincoln.
Comunque, non era neanche la storia pi assurda che avevo
sentito.
Mi tuffo di nuovo in acqua e nuoto fino all'altra sponda.
Metaphor mi segue: finalmente cominciavo a essergli simpatico
come lui lo era a me.
Risaliamo la collina insieme e quando siamo in cima - nel
punto dove avevo visto scomparire il culo bianco di Dellwood
Barker - vediamo una grossa roccia lavica che spunta dalla
terra. Mi arrampico sopra, aiuto Metaphor a salire, e poi ci
sediamo.
Nella valle sotto di me, circondati da un muro di mattoni,
c'erano tre grossi edifici: due case e una chiesa con sopra una
croce.
Sul portone della chiesa c'era scritto "Saint Francis of Assisi".
Il fiume scorreva intorno alla collina che stava davanti
alla chiesa di San Francesco d'Assisi, diventava bianco e
spruzzava dappertutto scendendo da un lato e formando
una grande cascata con l'arcobaleno.
Intorno al muro della chiesa c'erano dei quadrati di erba
su cui crescevano delle cose verdi. Anche intorno al fiume
c'era del verde, soprattutto vicino alla cascata. Tutto il resto
era color terra, bruno-rossiccio, a parte dove c'era l'artemisia
grigio-argento e ruggine.
In ogni direzione, a perdita d'occhio, la valle si stendeva
piatta e la pianura era grande. Lungo l'orizzonte spuntavano
guglie di pietra rossa, come unghie o denti. Nulla, per, era
grande come il cielo azzurro - il grande azzurro - che c'era
sopra ogni cosa.
Per tutto il tempo in cui siamo rimasti seduti l in alto,
non abbiamo visto una sola testa spuntare dagli edifici o anima
viva uscire da dietro il muro.
C'era anche qualcos'altro che non abbiamo visto.
Neanche un bisonte, solo terra vuota e in discesa, acqua
bianca, il vento, il respiro affannoso di Metaphor e la voce
della luna; il mio respiro, il mio cuore che batteva.
Quando torniamo, Abramo Lincoln  distesa vicino all'acqua
e la fissa come se stesse pensando a qualcosa. Mi siedo
accanto a lei e Metaphor si mette vicino a tutti e due. La roba
di Dellwood era arrotolata vicino ad Abramo Lincoln.
Penso, ma s, se guardo dentro, magari riesco a capire meglio
la sua storia di essere umano, cos apro il suo fagotto con
la roba per dormire e do un'occhiata.
Il fagotto era un telo con delle tasche interne. L dentro c'era
un coltellino, una saponetta, una caffettiera, una tazza di
latta, una padella, un piatto di latta, un barattolo di caff, del
tabacco, cartine e fiammiferi.
Poi trovo una cosa e capisco subito cos': il sacchetto delle
medicine. Una penna d'aquila, una di civetta, un sonaglio,
un fischietto fatto con un osso d'aquila e una borsa di cuoio
piena di decini.
Di fianco al fagotto per dormire c' anche un sacchetto di
avena, una borraccia d'acqua, il suo fucile automatico calibro
22, il suo revolver a sei colpi e la fondina.
Poi vedo il libro.
Era tutto rovinato e le pagine stavano insieme per miracolo.
Era legato con uno spago. Sulla copertina c'era un diagramma
della luna. Il libro si chiamava Segreti della Luna.
Sciolgo lo spago e lo sfoglio. Ogni pagina diceva qualcosa di
diverso sulla luna: le fasi della luna, le eclissi della luna, la
luna nello Scorpione, la luna nel Cancro, la luna nei Pesci, la
luna in tutti gli altri segni - che erano dodici in tutto - uno
per ogni mese. Il libro diceva quel che si doveva mangiare e
non mangiare, quando mangiarlo e non mangiarlo. Quando
avere rapporti sessuali e quando non averli. Quando la luna
era giusta per farsi un clistere, piantare tuberi, tagliarsi i capelli
e persino pulirsi le orecchie.
Un'altra parte del libro si chiamava "Follia lunare", e voleva
dire che la luna a volte poteva anche farti impazzire e che
in quei momenti - che erano molti - bisognava evitare le bevande
forti e la compagnia delle donne con le mestruazioni.
Sono tutto impegnato a leggere quali erano i momenti in
cui non era il caso di avere rapporti sessuali - secondo i miei
calcoli, quel giorno non era uno di quelli - quando cade una
cosa dalle pagine.
La raccolgo.  una fotografia.  una fotografia di una donna.
 una fotografia di una donna indiana.
 la fotografia di mia madre.
Mia madre che guarda Dellwood Barker dentro il suo libro
sulla luna.
La prima cosa che penso  che Dellwood Barker  andato
dietro lo specchio della baracca dietro l'hotel rosa di Ida a
Excellent, Idaho, e ha rubato la fotografia.
Poi la giro. Da quel che riesco a leggere con l'occhio buono,
c' scritto: "Al mio amorevole marito, 1881".
Dellwood Barker ritorna quando il sole sta tramontando.
Metaphor e Abramo Lincoln se ne accorgono prima di me. Io
sento il rumore di un cavallo che attraversa il fiume a valle e
un fischio acuto.
Che piacere rivederti mi dice.
Anch'io ero contento di rivedere Dellwood: tutto pimpante,
con i pantaloni, gli stivali e un cappello di paglia in testa.
Questo  il tuo cavallo mi dice, e poi al cavallo: Cavallo,
questo ... Posso dirgli il tuo nome? domanda.
Certo rispondo.
... questo  Shed, cavallo. Pi avanti ti dir tutti gli altri
nomi che ha.
Guardo il cavallo negli occhi.  amore a prima vista. Non
avevo mai pensato di meritarmi un cavallo cos bello: un
grosso stallone nero con occhi da demonio.
Mezzo morgan mezzo quarter. Ventisette dollari e quattro
centesimi, compresa la coperta e le briglie. Quei francescani
sono degli ossi duri quando trattano sul prezzo. Ecco il
resto: venti dollari e cinquanta centesimi.
Mi mette i soldi in mano. Contali! dice. Mi hanno dato
degli stivali e un paio di pantaloni e un cappello, anche una
camicia. La camicia dovrebbe andarti bene, anche il cappello,
se lo vuoi. Per gli stivali e i pantaloni mi sa che non ti
stanno. Sei grande e grosso, ragazzo dice Dellwood, guardandomi
da capo a piedi.
Come chiamerai il tuo nuovo cavallo? mi chiede.
Princess rispondo.
Ma  uno stallone fa lui.
Abramo Lincoln  una giumenta ribatto io.
Giusto ammette.
Il cavallo era di un nero quasi blu. Mi avvicino, gli passo
una mano sul collo e gli appoggio la testa alla spalla. Pelle
d'orecchio contro pelle di cavallo, sento il suo cuore che batte.
Capisco subito che anche lui mi amer.
Non era impresa da poco amare ed essere amati da un essere
grosso, blu e selvaggio come quello.
Porto Princess da Abramo Lincoln, e all'inizio i due si girano
un po' intorno, Abramo Lincoln tira indietro le orecchie e scoreggia
un po', Princess si d un po' di arie, e la giumenta inizia
a digrignare i denti e a scalciare. Metaphor non era lontano, osservava
tutto bene da seduto, con la coda che batteva a terra.
Un giorno quei due cavalli scoperanno come dei pazzi
mi fa Dellwood, fissandomi nell'occhio buono con i suoi occhi
verdi. Lo sanno gi tutt'e due.  semplice: uno va dietro
a tutto quel che glielo fa venire duro dice Dellwood. Stanno
solo aspettando il momento giusto.
Semplice dico io.
 la verit, no? fa lui.
Per la verit non era semplice: io, Dellwood Barker, lo
credevo mio padre.
Io glielo facevo diventare duro, e lui mi veniva dietro.
Poi penso: se Dellwood Barker era veramente mio padre,
non mi veniva dietro. I figli non glielo fanno diventare duro
ai padri; inoltre, non c'era neanche una parte del suo corpo
che assomigliava alla mia: n i capelli, n gli occhi, n la pelle,
n il cazzo, niente. Probabilmente, lui e mia madre alla fine
avevano divorziato.
La verit per era che, al di l di quello che pensavo, il mio
cuore mi diceva che Dellwood Barker era mio padre.
La verit era che la luce dei suoi occhi verdi lo faceva diventare
duro anche a me.
Lo sapevamo tutti e due. Io e Dellwood Barker avremmo
scopato come dei matti. E stavamo aspettando il momento
giusto.
Lego Princess vicino ad Abramo Lincoln, mentre
Dellwood Barker apre il suo fagotto per dormire. Tira fuori la
caffettiera e la padella, lasciando aperto il telo con le tasche
cucite dentro. Riesco a vedere solo la parte alta di Segreti della
luna che spuntava da una tasca.
Ti spiace lanciarmi la carne che c' in quel sacco di iuta?
mi grida Dellwood.
Apro il sacco e trovo due grossi filoni di pane, qualche pomodoro,
una dozzina di patate, un grosso pezzo di formaggio
e delle mele. Mi mangio una mela in un baleno, e poi
un'altra. In fondo al sacco trovo la carne e una bottiglia verde
dal tappo di sughero con dentro un liquido che sembra
marrone.
Porta qui anche la bottiglia, per piacere mi fa.
Gli porto la carne e la bottiglia. Dellwood beve un sorso,
ma non me ne offre. Allora penso, ma s, e tiro fuori l'erba
dal mio sacchetto; mi rollo una sigaretta, l'accendo, fumo un
po' e poi la passo a Dellwood Barker. Lui prende la sigaretta,
mi guarda e d un tiro. La fumiamo tutta senza parlare.
Quando il mozzicone ardente  troppo vicino alle dita,
Dellwood se lo mangia.
L'erba ci d una bella botta e, all'improvviso, tutto  come
quando il fumo  buono e la notte  limpida e silenziosa. Oltre
al rumore della carne che frigge, c' quello dei cavalli, del
fiume e dei coyote che ululano ogni tanto. C' la voce della
luna: il mio respiro, il mio cuore.
Mi infilo la camicia. Non era una normale camicia ma una
camicia da notte: come quelle che Ida Richilieu faceva mettere
ai suoi clienti che volevano passare la notte all'hotel e non
avevano i mutandoni. Era bianca e mi arrivava fino alle ginocchia.
Siccome le maniche erano troppo corte, me le arrotolo.
C'era la luna, sulla camicia, e la faceva brillare.
Vado al fiume, mi chino e mi sciacquo la faccia, unisco le
mani a coppa e mi porto il fiume e la luna alle labbra per bere.
Infilo la testa nell'acqua.
 pronta la cena! urla Dellwood Barker.
Quando arrivo al fuoco, mi dice: Sembri un fantasma.
Beve ancora un sorso dalla bottiglia e poi me la passa.
Brandy dice. Il migliore del mondo. Mica scemi i monaci
di San Francesco.
Un sorso del brandy migliore del mondo e la mia gola dice:
acqua di fuoco. Non voglio fare la figura del cretino che
soffoca con quella roba, cos ne bevo un altro.
Quando finisco di tossire, Dellwood mi d il piatto pieno
di patate, pomodori e carne. Mangio dalla padella e affondo
grossi pezzi di pane nel grasso. Beviamo dalla stessa tazza
per il caff, oltre che dalla bottiglia verde con dentro l'acqua
di fuoco migliore del mondo. Finisco per primo di mangiare,
cos Dellwood mi d un po' della sua porzione.
 cattolico? domando.
Cosa? fa lui.
San Francesco d'Assisi dico.
S risponde lui. San Francesco d'Assisi era un santo
cattolico. Sapeva parlare agli animali e loro rispondevano.
Lo fanno tutti i cattolici? chiedo.
No risponde lui. Solo san Francesco.
Sembrano tipi simpatici dico.
Come no! fa lui ridendo. Avresti dovuto vedere la loro
faccia quando ho bussato alla porta stamattina. All'inizio
sembravano il Buon Samaritano. Padre Jack, il loro capo, mi
ha dato un'occhiata e ha detto che dovevano portarmi subito
in camera da lui e affidarmi alle sue cure personali.
Li conosci da molto tempo, questi francescani? domando.
S, siamo amici da quando gli ho insegnato a tener lontani
i jack rabbit e i cervi dai frutteti e dagli orti. Naturalmente,
loro credevano che quel che facevo io avesse una spiegazione
scientifica, per non era cos. Io facevo come san Francesco:
parlavo con gli animali, gli portavo regali, gli chiedevo
gentilmente di stare alla larga dai frutteti e dagli orti dei
francescani.
Dopo una settimana circa, finalmente gli animali mi hanno
ascoltato. Ci vuole un po' per trovare il modo giusto di
esprimersi e di farsi ascoltare.
Vedendo quel che avevo fatto, padre Jack  stato molto
riconoscente.
Mi chiede: "Posso fare qualcosa per ricompensarti,
Dellwood?". (Padre Jack  un omone un po' goffo con la barba
rossa e dei piedi bellissimi.) Rifletto per un po' e poi gli
dico: "Certo, Jack" - lo chiamavo semplicemente cos, Jack - e
gli spiego che cosa voglio.
Prima ha dovuto pregare un po' - perch quel che volevo
per lui era peccato... - anche se poi si  capito che qualche
peccatuccio era proprio quel che ci voleva per lui.
Infine  arrivato il castigo. E gli ha fatto davvero un gran
bene.
c-a-s-t-i-g-O ripete Dellwood, scandendo le lettere, significa
essere sculacciati per aver scopato con gusto.
Da quel momento in poi, per due o tre volte all'anno, io e
Jack siamo legati da un'amicizia molto bella e speciale.
Gli avevo guardato la bocca per tutto il tempo in cui aveva
parlato. Avevo pensato che dalla sua bocca potevano uscire
parole di tutti i tipi, e invece uscivano proprio quelle parole
l. Avevo pensato che usava proprio quelle parole l perch
lui era la persona che era.
La sua storia di essere umano e le parole che usava per
raccontarla erano abbastanza simili a quelle degli altri tybo.
Eppure il modo in cui metteva insieme le parole e costruiva
la storia era tutta un'altra cosa.
All'inizio non sapevo che cosa chiedergli: domandargli direttamente
se era mio padre o no, oppure dove aveva imparato a
fare pompini come quello che aveva fatto allo sceriffo Ronald R
Blumenfeld, perch prima credevo di essere l'unico a saperli fare
cos fuori nella baracca. Poi volevo anche chiedergli se parlare
agli animali era come parlare alla luna. Volevo dirgli che la
luna mi aveva sempre parlato. Volevo raccontargli del corriere.
Volevo chiedergli come si scrive Metaphor e che cosa vuol dire.
Dellwood Barker tira fuori un po' della sua erba, arrotola
una sigaretta, l'accende, l'aspira a fondo e poi me la passa.
Quando arriva il momento di fargli una delle domande
me le sono dimenticate tutte. Mi sveglio che il fuoco  quasi
spento, i piatti puliti e la luna bassa sull'orizzonte. Metaphor
dormiva con la testa sulle zampe, io ero coricato sulla coperta
della sella e Dellwood Barker sulla sua coperta di fianco a
me. Stavolta la pelle del suo orecchio era sulla mia camicia
da notte, tutti e due respiravamo e i nostri cuori battevano.
Avevo una voglia pazza di scopare con lui, duro contro duro.
Il mio cazzo dritto sotto la camicia da notte dietro la testa
di Dellwood ondeggiava e mi pregava.
Padre.
Poi Dellwood Barker si gira russando rumorosamente e
raggomitolandosi vicino a me. Aveva la faccia di un bambino
addormentato. Un bambino: un essere umano come me.
Il suo e il mio cuore battevano la stessa parola -.fratello.
Ho passato tutta la notte cos: con il cazzo che ondeggiava
implorante, la testa che diceva padre, il cuore contro il suo
cuore che batteva fratello, fratello.
Soprattutto, per, i miei piedi mi dicevano di scappare.
Il mattino dopo, la prima cosa che sento  Dellwood
Barker che fischietta mentre prepara il fuoco. Fingo di dormire
e vorrei avere una coperta per coprirmi. Quando il caff
 pronto, mi porta la tazza.
Non puoi dormire tutto il giorno dice. Sta' pur certo
che abbiamo una posse alle calcagna.
Mi sono seduto a bere il caff e stavo cercando di entrare
in un corpo che potevo riconoscere, quando all'improvviso
Dellwood Barker mi fa: Dovresti venire con me al ranch dove
lavoro, nel Montana: il Sage Hill Ranch, dalle parti di Livingston.
Sono io che dirigo i lavori. Un grosso indiano come
te sarebbe molto utile. Potresti rimanere finch non si saranno
calmate un po' le acque con la legge... C' della gente
simpatica, e mi farebbe piacere averti con me.
Attraversiamo le distese in salita e discesa, con grossi cumuli
di rocce laviche che spuntano dalle alture: erano le cime
delle montagne. Pi andavamo a sud e a est, pi i cumuli diventavano
grandi e alti e numerosi.
Proprio davanti a noi ci sono i crateri della luna grida
Dellwood. L non ci troveranno mai.
Quel giorno c'era un vento che per poco non ci soffiava
via le budella. Io e Dellwood dovevamo appallottolarci tutti,
e quando era necessario, avvicinare le mani alla bocca per
gridare, soprattutto lui, per dirmi dove stavamo andando.
Ero contento di non essere costretto a parlare, perch dovevo
riflettere un po' su Dellwood Barker, su come mi sentivo
per il fatto che era mio padre. Quella giornata di vento,
con il cielo azzurro e il sole, la terra e la sabbia che mi volavano
contro, era perfetta per pensare.
A mezzogiorno circa ci fermiamo in un posto che Dellwood
chiama Dry Creek, torrente asciutto. Dopo che abbiamo
riempito le borracce, nel letto del torrente non rimane quasi
pi acqua, da quanto  asciutto. Ci sediamo all'ombra di un
cumulo di roccia lavica, al riparo dal vento. In quel momento
parlo a Dellwood dei bisonti, del mio nome indiano e gli dico
che devo scoprire che cosa significa.
Attento ai serpenti a sonagli dice Dellwood Barker.
Vuoi il mio fucile?
No rispondo.
Poi dice: Non ce ne sono di bisonti. Sputa asciutto quando
lo dice, poi si pulisce delicatamente la bocca con il fazzoletto
rosso che porta al collo. Sono scomparsi quindici o
vent'anni fa. I bianchi li hanno uccisi tutti.
Devono pur essere da qualche parte dico io. Non si
possono ammazzare mille bisonti.
Mille?! Diavolo, almeno un milione! dice Dellwood.
Un milione?
Anche di pi. C'erano dei branchi larghi dieci miglia e
lunghi venticinque.
Un milione di bisonti.
Per ho sentito dire che ci sono due posti dove si trovano
ancora i bisonti. Uno  Fort Lincoln.
Dov'? domando.
L, forse, potrai prendere due piccioni con una fava dice.
Quattro o cinque giorni di viaggio a cavallo da qui, verso
sud, nella riserva Bannock e Shoshone.
Allora ci vado! dico. Dov' l'altro posto?
Ci arriveremo stasera.
I crateri della luna? domando.
S risponde lui. L ci sono bisonti di una razza particolare.
Il pi delle volte sono difficili da vedere.
Difficili da vedere? chiedo.
Difficili da vedere ripete lui.
Quante volte li hai visti? domando.
Solo una volta risponde, molto tempo fa.
Dal sole dovevano essere pi o meno le tre quando ho fatto
fermare Princess in un posto alto. Mi sono guardato intorno.
C'erano grossi cumuli di roccia lavica nera e dura, alti come
montagne, alcuni avevano grossi buchi dentro, nel punto in
cui altri cumuli erano sbucati dal terreno. Si vedeva che la lava,
quando era ancora incandescente, aveva percorso la terra
a fiumi: fiumi rossi di fuoco ora scuri e duri come croste su
un'ustione enorme - croste rocciose e valli - per l'eternit.
Dellwood Barker porta Abramo Lincoln vicino a me e a
Princess, si alza sulle staffe, raddrizza la schiena e dice, come
se fosse il padrone del posto: Crateri della luna! Il posto pi
bello del mondo. Ci vivono solo serpenti a sonagli e insetti, e
qualche jack rabbit... Nessun altro ce la fa.
E i bisonti? chiedo. Quella razza particolare di bisonte?
Anche loro dice. E poi: Devi stare attento, qui. Se ti allontani
anche solo di qualche metro, magari ti perdi per sempre.
Si trovano dappertutto scheletri di gente che cercava di
uscire. Io e Abramo Lincoln conosciamo questo posto come
le nostre tasche.
I miei occhi fissano di nuovo la bocca di Dellwood Barker
che si muove, le sue labbra che formano le parole.
Le parole che avevo sulla lingua, sulle labbra erano: La
donna della fotografia  mia madre. La verit, Padre, pronta a
saltare dalla mia bocca alle sue orecchie.
Il posto dove stiamo andando io lo chiamo Buffalo Head,
Testa di Bisonte dice Dellwood. Non l'ha mai visto nessuno,
a parte me e Abramo Lincoln, Metaphor e gli indiani
berdache dei vecchi tempi.
Indiani berdache? ripeto.
b-e-r-d-a-c-h-e fa Dellwood, scandendo le lettere della
parola. Te lo dico dopo che cosa vuol dire.
Imbocchiamo un sentiero che entra ed esce dalle rocce e
non  pi largo di Abramo Lincoln, che  davanti a me. Non
era per niente un sentiero, per lo seguivamo comunque,
con una montagna da una parte, e dall'altra, gi in fondo,
sotto il mio piede penzolante, l'eternit.
Non c'era una sola cosa verde da vedere a parte gli occhi
di Dellwood Barker: non un albero, non un cespuglio, non
un filo d'erba.
In un punto del sentiero dove non si poteva neanche scoreggiare,
tanto era stretto, Abramo Lincoln scarta all'improvviso.
Adesso cadono tutti e due per sempre, penso: Dellwood
aveva la testa che penzolava nel cielo. Poi per Abramo Lincoln
si ricompone, e quando Dellwood torna in sella e il cavallo si
 calmato, indica una buca piena di crotali poco pi in l: serpenti
che si torcono e agitano i sonagli, un mucchio di code
che scacciano le mosche.
Metaphor si avvicina quatto quatto alla buca. Quando
Dellwood lo vede, caccia un urlo feroce e il cane va nella direzione
opposta con la coda tra le gambe.
Continuiamo a salire per tutto il resto della giornata. Quando
il sole  caldissimo, siamo davanti a un alto chaparral piatto
e luminoso. Dellwood si ferma di nuovo l di fianco e, riparandosi
gli occhi con una mano, indica con l'altra verso est.
Buffalo Head fa.
Anch'io mi riparo l'occhio buono e guardo. In lontananza,
sopra le onde di calore del chaparral, si vedeva una roccia: la
testa enorme di qualcosa che friggeva in una padella.
Dellwood sprona Abramo Lincoln e parte al galoppo. Princess
scatta per stargli dietro.
Al mio corpo non piaceva per niente quel che vedeva l'occhio
buono. Pi ci avvicinavamo pi volevo andare nella direzione
opposta.
Il sentiero scendeva in basso e scavalcava un arroyo. Giriamo
intorno a un cumulo di roccia lavica e ricominciamo a salire.
Quando alzo l'occhio, vedo la testona scura di un bisonte
cornuto che mi fissa.
Assomigliava pi che altro al diavolo.
Da quel momento in poi, pi ci avvicinavamo, meno assomigliava
a un bisonte e sempre pi a una torre di roccia lavica,
la pi grande che avessi mai visto.
Per questa era diversa.
Questa era stata costruita da qualcuno, da grandi mani
che avevano impilato le rocce a una a una in quel modo.
Abramo Lincoln e Princess parlavano sempre pi nel loro
linguaggio equino e battevano gli zoccoli. Metaphor avanzava
dietro di noi pancia a terra. A un certo punto Princess si
impenna e io devo aggrapparmi al suo collo. Abramo Lincoln
agita la coda avanti e indietro in una specie di danza.
Questo  il mio posto mi grida Dellwood. Buffalo
Head.
Raggiungiamo a cavallo la torre di roccia, ci giriamo intorno
in senso orario verso la punta pi a est. C'era un'apertura,
una bocca in cui nessuno sarebbe mai voluto entrare. Entriamo
nella bocca.
Dentro c'era solo buio. Buio come la pece nera. Buio per il
mio occhio buono ancora abituato alla luce del chaparral. Distinguo
a malapena Dellwood e Abramo Lincoln davanti a me.
Le mie orecchie continuano a sentire il vento. Chiedo a
Dellwood come sta Metaphor, e la mia voce  come cento voci.
Metaphor sta bene risponde Dellwood.
Bene. Bene. Bene. Bene.
La luce comincia a filtrare tra le rocce. Grossi pezzi di luce,
le lenzuola di Ida Richilieu stese al sole. Polvere sospesa nella
luce.
Passando attraverso una pozza di luce, Dellwood agita le
braccia e fa dei cerchi nella polvere. Polvere blu verde rosa
che segue il suo braccio.
Ricomincia la salita, ma non  ripida, e gira lentamente tra
le ombre e la luce.
Questa io la chiamo Round House, Casa Rotonda mi fa
Dellwood.
Eravamo in uno spazio cos grande che ci sarebbe stato
dentro tutto l'Ida's Place. La luce scendeva tutt'intorno. Potevi
avvicinarti e toccarla, appoggiarti a lei con tutto te stesso.
Su un lato della Casa Rotonda, il sole toccava la terra attraverso
un'apertura. Dellwood la raggiunge a cavallo,
smonta e inizia a togliere la sella e le briglie ad Abramo
Lincoln. Faccio lo stesso con Princess. Lasciamo i cavalli slegati
e mettiamo la sella, le briglie, le coperte e le nostre cose
vicino a un mucchio di fieno e a una catasta di legna.
Dove hai trovato tutto questo fieno e questa legna? gli
domando, ma Dellwood  gi uscito dall'apertura. Poi sento
una cosa che non mi aspettavo di sentire: rumore di acqua
che scorre.
Esco dall'apertura e torno alla luce. Il sole era a ovest e su
tutto il mio corpo. Anche il vento.
Metaphor beveva nella pozza d'acqua. Chiedo al mio occhio
buono se ci vede bene. Mi avvicino a Metaphor e, in effetti,
 proprio acqua quella che raccolgo con le mani: acqua
calda che esce da una sorgente tra due rocce alte pi o meno
quanto le spalle di un uomo alto. Giusto giusto per starci sotto.
Le rocce erano coperte di muschio verde e intorno alla
pozza cresceva l'erba: erba verde. Dellwood aveva agitato
l'acqua, che cos arrivava alle ginocchia. Non credo di aver
mai visto niente di pi bello.
Dellwood sorride come un idiota, tanto  orgoglioso del
suo posto. Mi prende sottobraccio e rimaniamo l a braccetto.
Da quel che potevo vedere con l'occhio buono, io e Dellwood
eravamo in piedi su uno sperone roccioso vicino alla torre
che formava la Testa di Bisonte. Dall'altra parte, a ovest, si vedeva
fin dove arrivava il mondo luminoso. Dappertutto
spuntavano rocce dal terreno, Braccia di Bisonte che uscivano
dalla Testa di Bisonte e si allungavano verso il tramonto.
In alto, una roccia liscia ci copriva le teste, e quella su cui
ci trovavamo era stata appiattita dal vento, dalla pioggia e
dalla neve.
Raggiungo il bordo e guardo in basso. C'era una distesa
bruno-rossiccia e grigio-argentata che correva verso ovest fin
dove si fermava tutto: verso quella linea, verso l'orizzonte.
Poi lo superava, l'orizzonte, la linea dell'orizzonte, e andava
al di l, nei milioni e milioni di azzurro, da cui provenivano
le grandi mani che avevano impilato le rocce, le grandi mani
che avevano messo una roccia sull'altra solo per gli indiani
berdache ai vecchi tempi, per Dellwood Barker e ora per me.
Quando sar il momento, verr qui a morire mi fa Dellwood.
Si dice che se vivi la tua vita rimanendo fedele a te
stesso, troverai un posto come questo per morire, e potrai
raccontare la storia della tua vita ad alta voce alla natura, che
ti ascolter. La morte dovr aspettare che tu abbia finito di
cantare e danzare, e di fare tutto quel che  necessario per
raccontare la tua storia.
Mentre racconti la tua storia, la conoscenza che hai diverr
comprensione. E non esiste sensazione pi bella.
Non potevi mai prevedere quello che usciva dalla bocca di
Dellwood Barker. Per questo mi piaceva cos tanto. Probabilmente,
per questo piaceva tanto a mia madre. Soprattutto,
per, mi piaceva l'idea che un tybo potesse essere un uomo
come lui, e che un uomo come lui potesse essere mio padre.
Per la verit, non riuscivo a immaginare un modo pi bello di morire. Ho capito subito che era l'unico modo per me,
anche se non ero sicuro di aver capito bene come funzionava,
con tutto quel discorso sulla conoscenza che diventava
comprensione.
Ma la cosa pi importante era che sapevo gi di avere il
mio posto. Il prato su Non-una-vera-montagna di Excellent
mi chiamava in modo forte e chiaro.
Per ti devo raccontare delle cose su questo posto mi dice
Dellwood Barker. Non  un posto come gli altri, soprattutto
al tramonto, e nel periodo della luna piena, come adesso.
Il sole stava ricacciando l'ombra dentro la testa del bisonte,
e il vento frustava tutte le cose.
Aspetto che lui mi dica perch questo non era un posto come
gli altri. Dellwood Barker continua a fissarmi con i suoi
occhi verdi.
Si toglie il cappello e slega il sacco di iuta che ha sulle
spalle. Poi si avvicina all'apertura in ombra per entrare in
quella che chiama la Casa Rotonda. Torna indietro con i cavalli.
Abramo Lincoln va dritta alla pozza d'acqua e beve.
Princess all'inizio si rifiuta perch l'acqua  troppo calda, ma
vedendo Abramo Lincoln che ci d dentro, decide che non 
il caso di tenersi la sete.
Il sole picchia forte e fra poco sar pi rovente dell'inferno.
Quando i cavalli finiscono di bere, Dellwood li guida di
nuovo nella Casa Rotonda. Io vado alla cascata con l'idea
di spogliarmi e farmi una doccia. Guardo Dellwood. Lui
era in piedi sullo sperone roccioso e fingeva di non guardarmi.
Lo avevo incontrato nudo, avevo cavalcato con lui nudo,
mi ero seduto con lui nudo in un fiume, mi ero coricato vicino
a lui due volte, avevo gi memorizzato tutte le parti del
suo corpo fin dove aveva tanti capelli grigi sulla testa, e in
quel momento mi vergognavo a togliermi la camicia.
Mi sfilo la camicia da notte. Vado sotto l'acqua e me la lascio
scivolare sul corpo. Rimango nella pozza d'acqua, sotto
la cascata, perch  molto piacevole, ma soprattutto perch
non so che cosa fare una volta uscito.
Lavo la camicia da notte, esco dall'acqua e la stendo al sole.
Mi siedo nella poca ombra che rimane e chiudo gli occhi.
Poco dopo sento Dellwood Barker che si toglie gli stivali e
poi i pantaloni. Che entra in acqua.
Entro nella Casa Rotonda, che era un po' pi fresca, ma
non di molto. Abramo Lincoln e Princess erano su uno spiazzo
sabbioso, uno di fronte all'altra, collo contro collo, e si
mordicchiavano a vicenda, scuotendosi per tenere lontane le
mosche. Prendo la coperta della sella, la stendo sulla sabbia e
mi corico. Metaphor mi si mette vicino. Princess si scrolla e
la polvere rimane sospesa nelle chiazze di luce. C'era quasi
buio, non pi come di notte, solo ombra.
Mi dico che sto facendo una cosa e invece ne faccio un'altra.
Mi dico che sto dormendo. Invece sto ancora pensando.
Buffalo Head, Testa di Bisonte.
Non era un posto qualsiasi.
I vecchi indiani berdache.
Una razza speciale di bisonte.
Una buca piena di serpenti a sonagli.
La dinamica della situazione.
Padre.
La conoscenza che diventa comprensione.
Tu che vai nel tuo posto per morire e la morte che aspetta
che tu abbia finito di raccontare la tua storia.
Il linguaggio della luna; il respiro, il cuore che batte.
Quando mi sveglio, tutto  oro e risplende da dentro.
Dellwood Barker  seduto sulla coperta della sella vicino alla
pozza d'acqua. Accanto a lui un mucchio di sterpi, un piccolo tepee, legna secca per il fuoco.
Avrei voluto poterlo guardare da una finestra. Avrei voluto
coricarmi nel suo grande letto di piume in una stanza
fredda. Poi lui sarebbe venuto a letto, io avrei contato fino a
mille e mi sarei rannicchiato vicino a lui.
Vado vicino all'acqua e mi sciacquo la faccia. La mano
grande, grandissima, di qualcuno affiora in me.
Il sole sta tramontando fa Dellwood Barker.
Il mio occhio pesto cominciava ad aprirsi.
Questo  un posto fantastico per guarire dice. Vieni
qui, fatti vedere.
Mi siedo vicino a lui. La sua storia di sesso da essere umano
glielo stava facendo diventare duro.
Il suo naso e le sue labbra non erano pi tanto gonfie e
l'occhio nero era diventato blu. I tagli si erano quasi rimarginati.
Fra pochissimo starai benone dice. Per non so se la
tua faccia ritorner mai come prima. Probabilmente l'occhio
rimarr un po' addormentato. Le ragazze lo chiameranno il
tuo occhio da letto mi fa.
Il grande essere dentro di me stava impilando le rocce. Le
mie braccia, le mie gambe, la mia pancia, le mie cosce e la
mia testa erano sempre pi alte.
L'occhio addormentato  il sinistro. L'occhio della tua
anima. La gente dice che gli occhi sono lo specchio dell'anima,
ma in realt  solo il sinistro. Il destro vede solo quello di
cui non ha paura. Per non preoccuparti, rimarrai comunque
un uomo splendido.
Mette la sua mano sulla mia.
Io la tiro indietro.
Hai visto dei bisonti? chiedo.
Non ancora risponde. Forse stasera.
Avevo lo stomaco grosso come la Casa Rotonda. Il corpo
pi grande dello Stato dell'Idaho - braccia, gambe, cazzo e testa
- catene di montagne che andavano in tutte le direzioni.
Ti senti bene, Shed? domanda Dellwood.
S, mi sento bene rispondo.
Questo posto ha un'altra particolarit dice. Qui bisogna
dire la verit, sempre e comunque.
La verit ripeto.
C'era la neve sulla cima della mia montagna, sulle mie
orecchie, sulla mia testa, venti freddi che diventavano sempre
pi freddi.
S, la verit! dice Dellwood, toccandomi la fronte con la
mano.
La sua mano mi faceva male, questa era la verit.
Padre, mi fa male.
Avevi detto che c'erano i bisonti gli dico.
Ci saranno ribatte lui. Dimmi la verit, Shed.
Gli allargo le gambe e le appoggio sulle mie spalle.
Vacci piano con me, figliolo dice.
Appoggio la punta del cazzo contro di lui, rimango duro
finch non entro nella sua spaccatura e lui si apre per me.
Quel che c'era stato tra noi era scomparso. Entro fino in fondo,
senza fretta, e continuo a entrare e uscire con una lentezza
che  un tormento. Quando lui  tutto mio, la dinamica
della situazione  solo io e lui,  solo la gratificazione di due
esseri umani che scopano bene, serpenti che si contorcono in
una buca, quella cosa grande dentro di noi che siamo troppo
grandi, pelle contro pelle sudata, occhio sinistro nell'occhio
sinistro, bocca nella bocca, e il linguaggio, una parola sola:
verit.
La prima cosa che avevo imparato da solo, senza l'aiuto di
Ida, di Dellwood, di Alma o di chiunque altro, la mia prima
verit era questa: scopare  come tutte le altre cose, tu credi
di fare una cosa e invece ne fai un'altra. Pensi di succhiare,
penetrare e baciare, abbracciare ed eiaculare. In verit, racconti
una storia.
Prima di tutto, per, devi sapere di avere una storia. Secondo,
devi sapere di doverla raccontare. Saperla raccontare bene
 importante, ma il segreto per scopare bene  saper ascoltare
bene. Scopare diventa bello solo quando due storie cominciano
a diventare la stessa storia - storia di sesso da esseri umani
- quando due corpi smettono di essere due corpi e cominciano
a essere il grande tormento, un unico cuore che batte.
La maggior parte degli uomini, dei poveri uomini, racconta
sempre la vecchia storia dell'eiaculazione del cazzo duro,
e devono essere sempre loro quelli che appoggiano se stessi.
La maggioranza delle donne, delle povere donne, racconta
questa storia, che in realt non  una storia: tu parli, io ascolto
e dimmi quando hai finito. Finiscono sempre per essere
quelle a cui si appoggiano i maschi. Non funziona cos quando
si scopa. Scopare bene  come un baratto, una lotta, uno
scambio continuo di racconti e bugie finch non si arriva alla
verit. Lass a Buffalo Head, quando mi sono appoggiato a
Dellwood Barker, l'uomo che credevo mio padre, ero un ragazzo
che scopava perch era il suo lavoro, anche se perfino
il diavolo lo sapeva, e anch'io lo sapevo, che non si scopa con
il proprio padre.
All'inizio ho fatto come ogni pover'uomo: gli ho raccontato
la storia che secondo me lui voleva ascoltare, e gliel'ho
raccontata con forza, appoggiando me stesso dentro di lui.
All'inizio facevo quel che credevo di fare: scopavo un uomo
che per puro caso era mio padre, scopavo il padre che mi
aveva abbandonato. Certe volte gli ho fatto male, non ci sono
andato piano con lui, come mi aveva chiesto, e gli ho fatto
male: gli ho sfondato il culo, ho sfondato il culo di mio padre
come Billy Blizzard aveva sfondato il mio.
Poco dopo per le cose sono cambiate. Poco dopo  cambiato
tutto. Ho cominciato ad ascoltare. Erano i suoi occhi
verdi, la sua pelle, la dolcezza delle sue carezze: Dellwood
Barker mi stava raccontando una storia di una sincerit a me
sconosciuta. Tra le mie braccia lui arrivava fin dove non arrivava
mai nessuno.
 da l che ho iniziato. Gli ho detto quel che avevo bisogno
di dire da quando ero nato. Dellwood Barker  stato la prima
persona a cui il mio corpo ha raccontato la mia vera storia.
Dellwood Barker  stato la prima persona che  rimasta abbastanza
a lungo da ascoltarla.
Per la verit, ben presto io e Dellwood Barker non eravamo
pi abbastanza in noi da avere delle storie, lui urlava, io
urlavo, ridevamo e facevamo rumori, ci baciavamo forte e ci
abbracciavamo.
Quando stava quasi per venire... sapete come succede a
volte quando si sta per venire: si vuole dire la cosa pi vera.
Quando Dellwood Barker  venuto, ha gridato forte: La
morte mi fa morire di paura, figliolo! e poi si  messo a gridare
alla luna.
Poi, quando abbiamo finito di scopare, Dellwood Barker
non ha cercato di svignarsela, non ha cercato di nascondersi.
Ho immaginato che era per quello che lo sceriffo Blumenfeld
lo odiava cos tanto. Quelli che devono nascondere un loro
bisogno odiano sempre e pi di ogni altra cosa quelli che
non lo nascondono.
Ho immaginato che intendesse questo, Dellwood, quando
diceva che lui era pi se stesso della maggior parte delle persone.
Le storie vere, le storie migliori.
Per c'era un'altra cosa, una cosa che non ho mai potuto
dimenticare.
Il diavolo l'avrebbe scoperto.
Io sapevo che, prima o poi, il diavolo l'avrebbe scoperto.
Questa era la verit.
Anche i genitori di Dellwood Barker erano stati assassinati:
sua madre e suo padre. Tutti e tre i Barker - madre, padre e
Dellwood - erano partiti dalla citt di New York con la Holiday
Line per andare a ovest, quando Dellwood aveva pi o
meno la mia et, quattordici o quindici anni. Appena a sud
di Fort Hall, lungo il fiume Portneuf, in un posto che chiamavano
Robber's Roost, il giaciglio del brigante, Dellwood
aveva fatto appena in tempo a sentire degli spari che sua madre
era a caduta a terra, uccisa da una pallottola nel naso, e
poi suo padre, con il panciotto insanguinato.
Tutto quel che Dellwood ricordava di lui prima del viaggio
verso ovest era che insegnava letteratura inglese e che
amava la poesia.
Per gli era rimasto impresso un episodio, la volta in cui si
era nascosto nello studio di suo padre.
Avevo osservato per ore quell'uomo immerso nella lettura,
immobile, tranne quando girava pagina. Ricordo di aver
pensato che era uno sconosciuto. Poi lui alza la testa e mi
guarda da sopra le lenti, mi fissa chiedendosi chi diavolo io
sia, chi diavolo sia quella persona nel suo studio. Quando alla
fine mi riconosce, fa: "Il mio cavaliere errante", proprio
cos. "Il mio piccolo portento", e poi "Il mio impavido eroe",
come se fossi sbucato da uno dei suoi libri.
Sua madre, mi spiega Dellwood, possedeva quel che lui
chiamava "la seconda vista" al pianoforte, cio perdeva ogni
contatto con questo mondo per raggiungerne un altro, mentre
suonava una musica che le tue orecchie non avevano mai
udito e non avrebbero udito mai pi da nessuna parte, continuando
a singhiozzare e a piangere da cavarsi gli occhi.
Fiumi di lacrime le scivolavano sulle guance mi racconta
Dellwood con le lacrime che scivolano sulle guance. Lacrime
infinite.
" da quando sono nata che mi porto dentro il dolore"
mi diceva sempre mia madre racconta Dellwood. Non ho
mai saputo perch era tanto triste. Forse perch viveva con
uno sconosciuto.
Dellwood Barker aveva ereditato la seconda vista al pianoforte
della madre.
Tutte le volte che sento un pianoforte, continuo a piangere
come un matto dice. Poi vado dritto alla tastiera e comincio
a fare un baccano infernale.
Quando i rapinatori ebbero finito, tutti i viaggiatori della
diligenza erano morti, compreso il vetturino e il suo secondo.
Tutti tranne Dellwood Barker e un vecchio di nome Bush
che sosteneva di essere un profeta mormone.
I rapinatori ci hanno abbandonati l a seppellire i morti.
Prima abbiamo sotterrato mia madre, poi mio padre e poi gli
altri. Finito il lavoro, il vecchio Bush si  seduto e ha detto
che stava avendo una rivelazione. E la rivelazione era che
stava per morire. Non appena l'ha detto, ha tirato le cuoia ed
 caduto a terra. Cos ho dovuto seppellire anche lui.
Mi trovavo completamente sperduto e avevo una paura
terribile. Ho seguito il fiume per tornare a Fort Hall, senza
un'arma, senza niente. Tre giorni dopo avevo gli avvoltoi alle
calcagna e anche un gruppo di coyote. Alla fine mi sono
arrampicato su un albero, sperando di trovare un posto sicuro
dove dormire. L'ultima cosa che ricordo  che sono caduto
dall'albero. Mi sembrava di non arrivare pi a terra. Forse
non ci sono mai arrivato davvero.
Quando si era svegliato, Dellwood era legato a una specie
di barella trascinata da un cavallo.
Mi sono messo a gridare come un maiale in un pantano
racconta. Poco dopo il cavallo si  fermato e una donna indiana
si  avvicinata per guardarmi. Mai vista una donna
tanto brutta in vita mia. Era grossa come un orso e aveva una
parte della testa rasata. Nei punti dove c'erano i capelli
spuntavano piume dappertutto. Aveva un occhio strabico, il
destro, e guardava all'indietro. Quello sinistro continuava a
rovesciarsi. Aveva solo un dente in bocca e braccialetti dai
polsi alle ascelle. Credevo che mi avrebbe mangiato, ero sicuro
di morire. "Mi chiamo Foolish Woman" dice in un inglese
indiano: Donna Stupida.
Allora non lo sapevo ancora, anche se l'avrei scoperto
presto, che Donna Stupida non era per niente una donna.
Era un maschio. Un uomo. Infatti Donna Stupida era un berdache.
Donna Stupida aveva portato Dellwood Barker sulla Testa
di Bisonte: lui era fuori di s, altrove, pelle e ossa, grondante
fiumi di sudore.
Non ho idea di quanto ci sono rimasto racconta Dellwood.
Qualche settimana, immagino. Anche Donna Stupida era
mezzo morto a furia di cercare di guarirmi e, all'improvviso,
una notte, la febbre  sparita e io mi sono alzato a sedere.
La conoscenza  diventata comprensione. Era l'estasi.
Tutto era chiaro.
Donna Stupida l'aveva baciato sulla fronte e poi aveva
puntato il dito.
Da un buco nel cielo argento luna, appena oltre il bordo,
in fondo all'orizzonte, stavano arrivando i bisonti, quella
razza particolare di bisonte, a migliaia, a milioni. Come nubi
galoppanti, correvano fieri e feroci nel cielo.
Io e Donna Stupida ci siamo seduti sul bordo e per tutta
la notte siamo rimasti a guardare i bisonti che correvano
racconta Dellwood. Allo stesso tempo, per, anch'io correvo
con loro, e anche Donna Stupida.
A Buffalo Head, quando abbiamo finito di scopare, cerco di
uscire da Dellwood, ma lui mi chiede di rimanergli dentro.
Dice di voler restare attaccato ancora un po'. Dice che  sempre
lui quello che lo deve mettere, e che  bello cambiare
ogni tanto. Dice che mi ama.
Cos rimaniamo distesi in quel modo, attaccati uno all'altro,
io e Dellwood, a parlare, anche se  soprattutto lui che
parla, mentre io ascolto.
Quella notte insieme all'uomo che diceva di amarmi, e poi
durante i giorni e le notti seguenti a Buffalo Head, ho imparato
molte cose. Cose che lui aveva imparato da solo vivendo
la sua vita e cose che aveva imparato da Donna Stupida.
Cose che si possono dire ad alta voce; cose che non si possono
dire ad alta voce. Per alcune esistono le parole, se vuoi
dirle ad alta voce, per altre no. Per ci sto ancora pensando
alla maggior parte delle cose che ho imparato, e probabilmente
non smetter mai di pensarci.
Per esempio ai berdache.
O all'Uomo Selvaggio della Luna.
O anche al Moves Moves.
Quel che ho capito del discorso di Dellwood Barker sui
berdache  questo: scopare tra uomini e tra donne  lo stesso
atto, comunque lo si chiami, qualsiasi lingua si parli, qualsiasi
parole si usino. Le parole che si usano nella lingua indiana
per indicare gli uomini e le donne che scopano sono diverse
da quelle che usano i tybo.
Sei tu a rendere le cose come sono a seconda di quel che
ne pensi mi ha detto Dellwood.
I tybo credono che  peccato, che scopare  un peccato,
non importa se lo si fa tra uomini, tra donne o tra uomini e
donne. Si pu scopare solo per avere figli e bisogna farlo il
pi in fretta possibile.
Quasi tutti gli indiani amano scopare, cos come amano
mangiare, respirare e farsi una bella cagata. Non  peccato e
non comporta nessuna dannazione eterna o fuoco dell'inferno,
 una parte del Grande Mistero.
La parte dello scopare.
Nella maggioranza delle trib indiane racconta Dellwood,
se eri berdache, la gente immaginava che siccome non assomigliavi
alla maggioranza degli uomini e neanche alla maggioranza
delle donne, allora eri diverso, e quindi speciale,
non cattivo. I berdache erano rispettati come guide spirituali e
guaritori. Anche se di solito vivevano soli, non erano emarginati.
Si prendevano cura dei bambini, preparavano il pane,
raccoglievano bacche, andavano a caccia e conciavano le pelli;
insomma, facevano tutto quel che facevano gli uomini e
anche le donne, a volte diventavano addirittura le seconde
mogli di un uomo, se lo consideravano degno.
A seconda del tipo di persona e di berdache che eri, potevi
vestirti da donna, se lo volevi, oppure rimanere con i bambini;
in tal caso eri cos e facevi quello. Se vivevi solo e il tuo tepee
era lontano dagli altri, ed eri abbastanza potente da coricarti
con un uomo diverso ogni notte, allora eri cos e facevi
quello. Certi berdache erano guerrieri temuti perch avevano
medicine potenti.
Una delle prime cose che i missionari cristiani hanno fatto
agli indiani  stato uccidere i berdache nel nome del loro
dio, perch sapevano che eliminando i berdache potevano distruggere
buona parte di quel che era indiano.
E ci sono arrivati molto vicini ha detto Dellwood.
Oltre ai berdache, c' un'altra cosa che ho imparato da
Dellwood Barker, su a Buffalo Head. Una cosa a cui penso
sempre, e cio l'Uomo Selvaggio della luna.
La storia dice che vive in fondo a un lago gi al Sud. Nelle
notti di luna piena pu afferrarti all'improvviso e attirarti in
fondo al lago con lui.
Non l'hanno visto in molti, ma quelli che l'hanno visto dicono
che  tutto coperto di peli e di fango color ruggine.
L'Uomo Selvaggio della luna non ama molto la gente: gli
indiani non gli piacciono granch, mentre i tybo li odia proprio.
Per lui va sempre in cerca di giovani maschi, di giovani
maschi speciali, tenta di farli sedere in riva al lago di notte
o di farli tuffare nudi nell'acqua.
Si dice che quando ti attira in basso ti porta a casa sua in
fondo al lago, e ti insegna a respirare l'acqua invece che l'aria.
Se non ti fidi di lui e non fai quel che ti dice, anneghi e allora
ti ritrovano a galleggiare in superficie il mattino dopo.
Ma se ti fidi e fai quel che ti dice, quando inizi a respirare
l'acqua, quel vecchio caprone peloso e infangato si trasforma
in un guerriero splendido e forte e ti insegna molte cose sulla
vera potenza dell'essere maschi.
Eravamo seduti vicino al fuoco, la luce della luna sopra il
buio intorno a noi. Dellwood Barker mi fa: Quando l'Uomo
Selvaggio della Luna ti attira sott'acqua, verso il fango peloso
color ruggine, ti sta portando al tuo buco del culo.
Dellwood dice:  il punto pi femminile di ogni uomo.  attraverso
il buco del culo che trovi la tua naturale potenza
maschile, non attraverso il cazzo. Trovi la tua prostata. C'
del fuoco sotto tutto quel fango, quei peli e quell'acqua. Trovi
in te stesso quel che la maggioranza degli uomini ama di
pi nelle donne: la loro estasi, il loro buco per entrare nell'altro
mondo. Ricevendo un uomo dentro di te, ricevendo un
uomo come una donna, scoprendo in te tutta la femminilit
che un uomo pu avere, se non anneghi, trovi lo splendido
guerriero che conosce entrambe le parti.
Gli uomini come noi sono fortunati. Noi abbiamo imparato
a respirare l'acqua.
Per non  stato facile, non lo  mai.
Anche se sei accettato dalla tua gente - come per esempio
accade tra gli indiani - quando l'Uomo Selvaggio della Luna
finisce il suo lavoro con te, sei una persona diversa, e quando
sei diverso sei diverso, lo sai tu e lo sanno tutti gli altri.
Sia ben chiaro, per, che per un padre indiano era un
grande onore affidare il proprio figlio agli insegnamenti di
un berdache, e un onore ancora pi grande essere scelto dall'Uomo
Selvaggio della Luna.
Per, si pu dire quel che si vuole, alla fine, un padre -
indiano, tybo o altro - vuole sempre che il figlio sia come lui. 
semplice.
Nella maggioranza dei casi, per, i giovani erano diversi
anche prima che l'Uomo Selvaggio della Luna li inghiottisse.
Perch, senn, se ne stavano seduti da soli in riva al lago di
notte? Probabilmente a scrivere poesie o chiss che cosa.
Una cosa  certa, per: non troverai mai un berdache degno
di quel nome con la prostata prosciugata, te lo garantisco.
Libero dal buco di donna.
p-r-os-t-a-t-a mi spiega Dellwood scandendo le lettere,
significa mettere davanti. Far stare in piedi.
Poi mi mostra dove si trova.
Poco dopo stavo respirando acqua.
e-s-t-a-s-i spiega Dellwood, significa uscire di s. Far
stare in piedi. Essere al di l della ragione e del dominio di s.
Non potevi mai immaginare che cosa gli saltava in mente
di dire subito dopo. Ecco perch rimanevo tanto con lui: per
vedere che cosa succedeva. Prima parlava di un uomo vecchio
e rugginoso che viveva in fondo a un lago e subito dopo
attaccava a parlare del buco del culo, della prostata e della
conoscenza e della comprensione al di l della ragione e del
dominio di s.
E poi c'era il Moves Moves, come si dice in tybo. Non conosco
la parola indiana. Significa ritenzione dello sperma:
cio raggiungere l'orgasmo senza eiaculare.
r-i-t-e-n-z-i-o-n-e spiega Dellwood scandendo le lettere,
significa trattenere lo sperma.
e-i-a-c-u-l-a-z-i-on-e dice significa schizzare sperma.
Sperma sapevo gi come si scriveva e che cos'era.
Gli indiani lo chiamano Moves Moves perch, come mi ha
spiegato Dellwood Barker, cos come gliel'aveva spiegato
Donna Stupida, Moves, cio movimenti, in indiano significa
"vita". Tutto quel che  vivo si muove. Tutto ha vita. Quindi
tutto si muove. Persino le pietre sono vive, e la terra. Persino
le travi e i tetti di lamiera sono vivi, anche se  pi difficile
vederli mentre si muovono. Per si muovono. Bisogna solo
essere capaci di vederli che si muovono.
Insomma, questa  la faccenda dei Moves, dei movimenti.
Moves Moves  quel che fa muovere i movimenti. Un movimento
 un battito del cuore. Moves Moves  quel che fa
battere il cuore: il tuo, il mio e quello di tutti gli altri.
La tua eiaculazione, il tuo sperma  il movimento che fa
muovere i movimenti, o almeno quel che si vede del Moves
Moves nell'uomo.
L'Uomo Selvaggio della luna fa il Moves Moves nel suo
lago.
Se non eiaculi e trattieni lo sperma, allora tu e il Moves
Moves e l'uomo Selvaggio della luna diventate una cosa sola,
un essere di potenza immensa, come quasi tutti i berdache.
Dellwood Barker mi parla di Moves Moves subito dopo
avermi parlato dell'Uomo Selvaggio della Luna. Eravamo
ancora distesi sul bordo della Testa del Bisonte con lo scroscio
della cascata nelle orecchie. Il piccolo tepee di legnetti a
quel punto era un fuoco che bruciava piano. Metaphor era
disteso l vicino, un tappetino di cane. La luna era grande e
in cima alle rocce, appoggiata su un braccio di bisonte che
spuntava dalla Testa di Bisonte. Luna sulle rocce, luna roccia,
mossa dolcemente dalla grande mano di un grande essere,
mossa dolcemente dal grande fiume del cielo, la luna di quel
colore, solo quello.
Dellwood allunga la mano e mi ripulisce la pancia dallo
sperma. Annusa lo sperma e me lo mostra.
Ti  uscita della roba buona e forte fa.
Non  uscita tutta da me ribatto.
Tutta da te dice.
Non  possibile insisto io. Non tutta.
Tutta dice.  sicuramente tutta tua, e sar meglio che
impari in fretta a venire senza venire, se non vuoi perdere
tutto il tuo Moves Moves.
Sei sempre venuto insieme a me, tutte le volte dico.
Certo che sono venuto fa lui. Ma non ho eiaculato.
Come cavolo fai? chiedo.
Siccome eravamo in un posto dove bisognava dire la verit,
Dellwood Barker me la dice.
Devi solo tracciare con il respiro mi spiega una linea
tra la bocca e le palle. Quando il respiro arriva alle palle, lo
ritiri dietro le palle e davanti al buco del culo, dove vive
l'Uomo Selvaggio della Luna. Poi porti il respiro lungo la
spaccatura del culo fino alla base della schiena. E da l su
per la schiena fino alla base del cranio. E poi su in cima alla
testa.
Quando la linea del tuo respiro scorre bene dalla bocca
fin sotto le palle, lungo la spaccatura del culo, la schiena e
poi di nuovo su fino alla base del collo e poi in cima alla testa,
vuol dire che ti sta per venire duro.
Appena prima di eiaculare, inspiri in fretta e crei una linea
fino alle palle. Poi prendi tutto lo sperma che l'Uomo
Selvaggio della Luna ha riscaldato per te nella prostata e che
non  ancora uscito e lo attiri lungo la spaccatura del culo fino
alla base della schiena e poi su fino alla base del collo e in
cima alla testa. Devi chiudere i pugni, contrarre il viso, trasformare
i piedi in artigli e stringere il buco del culo.
 in quel momento che vivi davvero. Sei morto e vai in
paradiso e vivi cos bene... Vieni ma non eiaculi. Cominci ad
assaporare la conoscenza che diviene comprensione. Vieni
messo davanti, in piedi, espulso dalla ragione e dal dominio
di s dice. Estasi.
Non potevi mai sapere che cosa diceva dopo. Quasi quasi
mi aspettavo che quelle rocce della Testa di Bisonte ci cascassero
addosso perch quella storia del Moves Moves non mi
sembrava per niente vera in quel posto di verit, anzi la
stronzata pi grossa che avessi mai sentito.
Le rocce non sono cadute.
Quando io e Dellwood ci ritroviamo di nuovo duro contro
duro, abbasso la testa vicino al suo cazzo e ci rimango, cos
sono sicuro di vedere tutto quel che succede. Dopo un po'
Dellwood ha stretto i pugni, aveva i piedi come artigli, una
smorfia in faccia, e nel suo buco del culo non ci poteva entrare
neanche il mio mignolo. Ben presto Dellwood Barker  andato
al di l della ragione, nel tormento, fuori controllo, fuori
di s, gemeva d'estasi e gridava il mio nome e qualcosa
che mi sarei aspettato da Alma Hatch.
Neanche una goccia.
Neanche una goccia di Moves Moves.
Poi il cazzo gli si affloscia. Dellwood ansima, ride e mi bacia
dappertutto, come si fa sempre.
In quel momento ho deciso che dovevo cominciare a credere
in qualcosa. Cos ho cominciato a credere in Dellwood
Barker.
Poi  toccato a me. Ho cominciato a respirare come mi
aveva detto di fare lui. Ho portato il respiro alle palle, poi
sotto, poi lungo la spaccatura e su per la schiena fino al collo,
e poi in cima alla testa. Quando il respiro scorre bene, Dellwood
comincia a succhiarmi e a guidarmi allo stesso tempo.
Al momento giusto serro i pugni, contraggo i piedi come
artigli, torco la faccia in una smorfia e stringo il buco del culo.
Dellwood grida: Pensa solo a quello! Respira a fondo!
Proprio cos! Esatto! Attento! Tira dentro il buco del culo! La
schiena  la parte pi difficile! Adesso la testa!.
Nella testa sento il corriere: cos tanto che mi viene voglia
di cadere. E infatti cado. E tutto il mio Moves Moves scivola
nella gola di Dellwood Barker.
Ci vuole esercizio dice, sorridendo e ripulendosi i baffi
con una mano. Io ci ho messo anni.
Io e Dellwood Barker rimaniamo su a Buffalo Head finch i
cavalli non finiscono tutto il fieno. Il nostro cibo era finito il
terzo giorno circa e noi siamo rimasti per altri due giorni almeno.
La nostra ultima notte insieme lo sapevamo tutti e due che
era l'ultima. Dellwood mi teneva il braccio sotto la testa e io
avevo la faccia nella sua ascella. Appena dopo il tramonto,
senza bisogno di un pianoforte, Dellwood si  messo improvvisamente
a piangere. Singhiozzava cos forte che  venuto
da piangere anche a me.
Mi dico di non piangere e non piango; cio almeno finch
lui non mi prende la mano, la mano destra nella mano destra,
l'unica maniera in cui gli uomini bianchi usano toccarsi
tra loro, si stringono la mano, si offrono amicizia.
I singhiozzi di mio padre erano anche i miei. Non potevo
distinguere i miei dai suoi, erano suoi, erano miei, erano anche
di suo padre, di ogni uomo.
Di Metaphor, che ulula come una tempesta.
Il mattino dopo, quando arriviamo al punto in cui lui andava
in una direzione e io nell'altra, Dellwood disegna per me una
mappa sulla sabbia. Mi mostra dove cominciavano le montagne,
e la strada pi veloce per raggiungere il Kally's River. Mi
d il suo fucile automatico calibro 22. Mi parla di Bliss Station,
nell'Idaho, dell'emporio dove mi sarei potuto procurare
dei vestiti decenti e mi dice di non far vedere a nessuno tutti i
soldi che ho quando pagher. Mi spiega anche come arrivare
al Sage Hill Ranch, se per caso avessi cambiato idea.
Il mese prossimo la luna piena  nelle cosce dice. Mi
piacerebbe molto essere l con te.
Guardo Metaphor sotto di me. Mi stava guardando con
quei suoi occhi da cane che dicevano che se non andavo con
loro gli spezzavo il cuore.
Non riesco a parlare, quindi giro Princess verso ovest.
Dellwood Barker continua a salutarmi con il braccio finch
non  che un puntino e io posso solo immaginare che mi sta
salutando.
Princess non era meno triste di me per la separazione,
continuava a strafare, a camminare di sbieco - per pura testardaggine
- e a soffiare dal naso.
Ci metto tutto il pomeriggio a capire che sono indolenzito,
ma non tanto per le botte dello sceriffo. Il dolore  nel cuore,
nel posto del pianto, dietro gli occhi, e soprattutto nel punto
di contatto tra me e la coperta del cavallo.
Il sole  grande, e il vento vuole sollevarti in aria e portarti
via con lui. Io e Princess proseguiamo. Gli dico tutti i miei
nomi ad alta voce, gli racconto di mia madre, di come  morta
e di Billy Blizzard. Gli parlo di Ida Richilieu e di Alma
Hatch. Gli dico la verit. Gli dico quel che avevo detto a
Dellwood Barker con il corpo, ma senza parlare.
E cio tutto.
Il diavolo non avrebbe mai sentito niente da me ad alta
voce, se non davanti al mio cavallo. L'unica persona al mondo
a cui puoi dire forte le cose vere  il tuo cavallo.
Dellwood Barker aveva fatto praticamente di tutto perch
gli raccontassi la mia storia. Gli avevo detto che se aprivo la
bocca dovevo dire la verit e che se la dicevo erano guai per
tutti e due, e che quindi era meglio se stavo zitto.
Per le cose importanti gliele avevo dette. Gli avevo fatto
conoscere il mio cuore. L'avevo lasciato guardare nel mio occhio
sinistro e scavare fin dove voleva. Avevo fatto in modo
che il mio corpo fosse tutto l con lui e non ci fossero ostacoli
tra noi. Gli avevo fatto capire come i miei occhi lo vedevano
e come le mie dita sentivano la sua pelle. Con ogni linguaggio
gli avevo detto tutto.
Pi di una volta fermo Princess, lo faccio girare e lui si impenna
per tornare indietro, per continuo a dirmi che devo
trovare i bisonti, che devo scoprire che cosa significa il mio
nome, Duivichi-un-Dua, anche se il mio nome - quel che significava
- non era pi tanto importante ora che avevo trovato
Dellwood Barker.
 cos che fa l'uccello corriere: ho trovato la parte tybo di
me proprio quando cercavo quella indiana.
Per il momento, per, avevo perso quel che ero. Io e Princess
eravamo persi in un mondo piatto, e non stavamo andando
da nessuna parte, ci stavamo solo allontanando da
Dellwood Barker.
Immaginavo che se ero riuscito a trovare mio padre in una
prigione di una terra tanto piatta, avrei potuto trovare qualsiasi
cosa. Per era una bella sensazione essere quel che ero,
anche se ero perso.
La prima notte che passo da solo, preparo un grosso fuoco
e dormo con la schiena contro un masso e Princess a neanche
mezzo metro di distanza. Per non dormo veramente. Rimango
seduto a gambe incrociate con il fucile calibro 22 di
Dellwood sulle ginocchia.
Il giorno dopo era come quello prima. Princess metteva
un passo dopo l'altro. La terra era piatta uguale, meno sassosa
e con pi artemisia. Per avrei potuto trovarmi ovunque.
Tra le migliaia e i milioni di posti che ci sono al mondo, io
ero soltanto nel posto dove mancava lui, Dellwood Barker.
Come avevo potuto scopare con mio padre?
Come avevo potuto lasciarlo?
Scopi con le donne? gli avevo domandato durante la nostra
ultima notte.
S aveva risposto.
Ti piace di pi che con gli uomini? gli avevo chiesto.
Di solito no, ma dipende dalla donna.
Fai il Moves Moves anche con le donne? gli avevo chiesto.
Si deve fare soprattutto con loro mi aveva detto, a meno
che non vuoi diventare padre. Senn le donne sono le
creature peggiori a cui dare il Moves Moves, perch sono gi
due volte pi forti degli uomini, figurarsi se diventano il posto
dove i maschi mettono il loro Moves Moves. Ben presto si
appropriano di tutto quel che appartiene agli uomini.
Succede lo stesso tra maschi? avevo chiesto. Cio,
un uomo pu impossessarsi del Moves Moves di un altro
uomo?
S aveva detto Dellwood, quella roba  oro per qualsiasi
berdache degno di questo nome.
Mai stato innamorato? gli avevo chiesto.
Lo sono adesso aveva risposto.
... voglio dire prima.
S, una volta.
Di una donna?
S.
Hai eiaculato dentro di lei?
S.
Era la stessa donna della fotografia che tieni nel fagotto
per la notte?
S.
Come si chiamava?
Umori di Bisonte.
Ha partorito un figlio?
Gemelli. Un maschio e una femmina.
Gemelli!?
Gemelli aveva detto lui. Un maschio e una femmina. Li
ho visti appena nati, per undici giorni.
Che cosa  successo?
Vivevamo vicino a Fort Lincoln, Era la fine dell'autunno.
L'inverno non era lontano e io volevo avere pi carne di cervo
da affumicare. Sono andato a caccia intorno a Pocatello,
Idaho, e poi  scoppiata la tempesta pi tremenda che abbia
mai colpito questa regione. Ci ho messo due settimane a tornare
indietro. Umori di Bisonte e i gemelli erano scomparsi.
La gente mi disse che era venuta a cercarmi. Non ho mai pi
rivisto n lei n i gemelli.
Poi, Dellwood Barker era rimasto zitto per molto tempo.
Alla fine, aveva detto: Adesso che ti ho raccontato tutto
quello che c'era da raccontare su di me, perch non mi parli
un po' di te?.
Sono morti? gli avevo chiesto.
Pare che siano morti di freddo aveva risposto lui Tutti
e tre.
Pensi mai ai gemelli?
Ci penso sempre.
E l'amavi quella donna, Umori di Bisonte?
Pi di qualsiasi cosa al mondo.
Solo sulla pianura, mentre io e Princess vagavamo senza
scopo in mezzo al vento, pensavo ai gemelli. Pensavo a pi di
qualsiasi cosa al mondo.
Il quarto giorno la roccia lavica aveva abbandonato le valli e
spuntava a lastre dalle montagne, eserciti di guerrieri indiani,
stanchi e malconci, ma ancora fieri. Le lastre laviche fissavano
Princess e me pronte a tenderci un'imboscata, mentre
tracciavamo il nostro minuscolo cammino sulla sabbia che
rotolava sul terreno nella valle.
Mi fermo a Bliss Station e mi compro dei vestiti: un cappello,
un paio di calze, stivali, pantaloni e una camicia rossa.
All'inizio il proprietario dell'emporio non voleva neanche
farmi entrare, siccome lui era tybo e io indiano ed ero rimasto
in quegli spazi aperti per tanto tempo, mezzo nudo e con la
faccia da pazzo, credo, a furia di esercitarmi con il Moves
Moves.
Ma quando gli ho sventolato davanti una banconota da
venti dollari, ha cambiato idea. All'improvviso gli indiani
non erano poi cos malvagi, e con un cambio di vestiti nuovi
il mio aspetto sarebbe migliorato di venti dollari.
Il villaggio di Bliss Station - se si poteva chiamarlo villaggio
- era composto da due edifici. Il primo era sia un emporio
che un bar, l'altro una stalla. Bliss Station era un villaggio solo
perch la diligenza doveva pur fermarsi da qualche parte.
C'erano cowboy dappertutto e mi guardavano con quel
sorrisetto da assassini di indiani. Quasi quasi restavo l.
Avrei guadagnato una fortuna fuori nella baracca.
Il quinto giorno attraversiamo il fiume Portneuf e in certi
punti ci impantaniamo. A mezzogiorno io e Princess ci fermiamo
vicino a un torrente pieno di trote perch eravamo
sfiniti e annoiati a morte a furia di andare avanti e basta. Ci
accampiamo vicino a degli arbusti e a un boschetto di salici
che crescevano vicino all'acqua. Catturo una grossa trota, mi
faccio una nuotata e la sera cuocio e mangio il pesce, dopo di
che mi siedo nella radura in mezzo all'erba che mi arriva fino
al collo a guardare miglia e miglia di terra. Si vedeva solo
l'erba di palude che ondeggiava al vento dell'Idaho che non
sa mai quando  il momento di fermarsi.
Fissavo il mondo. Ascoltavo il vento che soffiava nell'erba
alta. Di bisonti neanche l'ombra.
Non era difficile capire che si poteva impazzire a furia di
fissare e ascoltare le cose, soprattutto dopo aver fumato erba
come un pazzo.
Il sole che tramonta per te - una bellezza che non puoi
neanche sognare o pensare - ti colpisce le palle degli occhi e
la pelle, ti attraversa tutto, ti entra negli occhi, ti sbatte i suoi
colori nella testa fino in fondo e poi sbuca fuori e corre all'infinito
dietro di te e intorno a te. Poi l'erba di palude sfodera
le sue tinte d'oro, rosa e rosse, secondo il capriccio del vento.
La palla rovente che va gi. La palla fresca che sale nell'azzurro
e nel nero, nel vestito azzurro come quello di Ida;
stelle di taffett.
Intorno a me la luce della palla fresca. La maledetta luna
che fa ululare. L'erba di palude argentata dal respiro scuro e
dal cuore che batte. Il fuoco  bassissimo, solo rosso sotto il
nero: un guizzo ogni tanto.
L'uomo pu impazzire se rimane seduto: Dellwood
Barker pu impazzire seduto, a guardare come sono le cose,
le ombre, la luce, la bellezza, cerca di sapere, impazzisce nello sforzo di capire.
Il mattino dopo stavo ancora guardando. Non mi ricordavo
se a un certo punto avevo smesso o no. Potevo aver sognato
di guardare. Ma se avevo sognato, allora avevo dormito.
E se avevo dormito, allora dovevo essermi svegliato.
Non mi ero mai svegliato. Avevo solo guardato: la palla
fresca che scendeva, la palla rovente che saliva di nuovo.
All'alba le ombre della palla rovente erano lunghe: le ombre
di un uomo e di un cavallo, un'ombra che si spostava sull'erba
di palude, l'erba di palude che ondeggiava al vento.
Quando il sole  rovente e le ombre sono dentro le cose, io
e Princess arriviamo in un posto dove tutt'intorno la terra sale
ripida e poi si appiattisce di nuovo. Quando saliamo in cima,
le cose cambiano.
Gli indiani, la gente di mia madre, l'"io" di non-io e i bisonti
non erano lontani.
...
.
...
Parte seconda.
...
.
...
Penna di Gufo.
...
.
...
La prima cosa a Fort Lincoln erano gli alberi. Grandi alberi
tutti in fila come i lampioni di Owyhee City. Erano allineati
su entrambi i lati della strada, e la strada arrivava fino a una
casa di mattoni a due piani che era la scuola. Io e Princess
siamo andati fino in fondo alla strada, camminando tra gli
alberi, mentre il vento faceva dire alle foglie dei pioppi cose
simili a quelle che dicevano i pioppi di Excellent. Per c'era
qualcosa che non andava. Fermo Princess, mi guardo intorno e ascolto. Anche Princess lo sentiva.
Gli alberi sembravano spaventati.
Erano l tutti dritti in mezzo alla pianura desolata. Siccome
nessun albero sano di mente si sognerebbe mai di crescere
in un posto come quello, qualcuno doveva averli costretti,
e io ho pensato che si fossero messi insieme per affrontare la
cosa come farebbe una famiglia, standosene l alti e fieri e
portando l'ombra in un deserto che non ne aveva per niente.
Se erano i lampioni a stare in fila uno due tre quattro cinque
non era un problema, ma se cominciavano a farlo gli alberi
doveva per forza esserci qualcosa che non andava.
Quando ho guardato l'edificio mi sono spaventato anch'io.
Sembrava pi un castello che una scuola: c'erano le
sbarre alle finestre e un cancello di ferro sulla porta davanti.
Sul muro di pietra sopra la porta stava scritto: "Saint Anthony's Academy".
Dietro la scuola c'erano altri alberi schierati. Quando ho
girato l'angolo, i miei occhi hanno visto una cosa che non sapevano
che cosa fosse e quindi non potevano dirmi niente.
Erano gente - donne, credo - vestite di nero con dei cuscini bianchi e rigidi in testa.
Le Donne Cuscino erano tre. Avrebbero potuto essere diavoli
se non fossero state cos buffe. Una era in piedi sulla
porta. Le altre due erano pi vicine a me, e avevano un gruppo di bambini ciascuna.
Pi i miei occhi guardavano, pi cose io vedevo, oltre alle
Donne Cuscino. Una di loro era insieme a delle bambine indiane
e l'altra a dei maschietti indiani.
Quando ho visto i bambini indiani, maschi e femmine, il
mio cuore ha smesso di avere paura e ha cominciato a battere
in un altro modo. Poi i miei occhi hanno fatto fatica a vedere
perch erano i primi indiani veri che vedevo: era la prima
volta che vedevo la gente di mia madre.
Le tre Donne Cuscino rimangono ferme al loro posto. Non
so se mi vedono o no, comunque fanno finta di niente. Quella
con le femmine guarda le femmine. Quella con i maschi
guarda i maschi. Quella sulla porta guarda tutti quanti.
Le bambine erano divise da un affare teso in mezzo a loro e
tiravano la palla da una parte all'altra senza mai farla cadere.
I bambini indiani aspettavano in fila il loro turno per tirare
una palla che un altro ragazzino indiano faceva rotolare a
terra. Si tirava la palla e si correva. Altri bambini cercavano
di prenderla, oppure di fermare il bambino che correva con la palla.
Prima di diventare grande, l'avevo avuta anch'io una palla.
Era pi piccola di quella delle ragazzine e dei ragazzini indiani.
La mia era rossa, blu e bianca. Un mattino mi sono svegliato
e non c'era pi. Doveva averla portata via un mio cliente.
I miei occhi ci hanno messo un po' a capire che cosa mancava.
Le bambine indiane stavano al loro posto, come le
Donne Cuscino. I maschietti in fila. Tiravano la palla, la prendevano a calci.
Quel che mancava era che le mie orecchie non sentivano niente.
Erano anche vestiti tutti uguali. Le femmine identiche. I
maschi identici. Erano ragazzini che sembravano fotografie
di ragazzini. Tutti la stessa bambina o lo stesso bambino.
Non correvano dappertutto, non si agitavano e non urlavano, non ridevano come bambini.
Io e Princess li fissavamo. Gli alberi erano in fila, l'edificio
con i muri rossi aveva le finestre sbarrate, le bambine indiane
rimanevano al loro posto, e i bambini indiani in fila, una
Donna Cuscino sorvegliava le femmine, l'altra i maschi. Poi
la Donna Cuscino sulla porta che guardava tutti quanti solleva
una campanella e la suona venti volte. Non ero l'unico a
contare perch al quindici tutte le ragazzine indiane e tutti i
ragazzini indiani si sono girati verso la porta e si sono messi
in marcia, femmine a destra e maschi a sinistra, per entrare alla Saint Anthony's Academy.
Io e Princess ce ne andiamo, passiamo davanti a una
chiesa-castello che era ancora pi grande della scuola-castello, con
una torre alta e una grossa croce sopra, gli alberi spaventati in
fila tutt'intorno. Poco dopo eravamo in cima a una salita.
Ed eccolo l: Fort Lincoln. Sapevo che era Fort Lincoln perch
era proprio come Dellwood Barker me l'aveva descritto:
Cinque case che si guardano intorno in cerca di una citt.
Non c'era un solo albero laggi, n un fiume, n niente.
Solo quelle cinque case, le loro ombre, i binari della ferrovia,
una grande nuvola di polvere e il vento dell'Idaho.
Princess non voleva avvicinarsi di pi. Veramente neanch'io,
ma poi abbiamo parlato un po' e alla fine siamo andati
avanti. Il cuore di Princess batteva forte come il mio. Pi ci
avvicinavamo alle cinque case pi si sentiva un odore nell'aria
che il mio naso non riconosceva. C'era anche un rumore -
ogni tanto - una voce stridula, forse un bambino che gridava.
Dico al mio naso di continuare ad annusare e alle mie
orecchie di continuare ad ascoltare finch non riuscivano a capire, e poi di farmi sapere.
La polvere proveniva da carri, cavalli e gente radunati
dietro una grossa casa di legno con il tetto di lamiera. Lego
Princess a un palo davanti a una baracca di legno con due finestre
e una porta in mezzo dipinta di bianco e una veranda
lunga che per arrivarci bisognava salire in alto. Il cartello sopra
la porta diceva: "Licensed Government Traders", commercianti con licenza governativa.
Appoggio la testa alla spalla di Princess e parlo ancora un
po' con lui: gli dico che torno presto e di non preoccuparsi
per me. Mi carico in spalla il fodero di cuoio con il fucile automatico
calibro 22 di Dellwood Barker e vado verso la polvere, verso la folla.
Dovevano essercene a centinaia - centinaia di indiani - l
in mezzo alla polvere della strada, sotto il sole. Non c'era un
filo d'ombra. Erano tutti girati da una parte, verso la grossa
casa di legno con il tetto di lamiera, verso il cartello della casa
con la scritta: "United States Government Commodity
Outlet", spaccio del governo degli Stati Uniti. Sotto c'era un
altro cartello: "Loading Dock", banco di carico.
Di nuovo, come era successo con i bambini alla scuola-castello,
le mie orecchie mi dicono che quella folla in piedi sulla
strada rovente non fa il rumore di una folla. Solo la paura
fa quel rumore. E poi c'erano quelle grida che chiss da dove arrivavano.
Mi viene il dubbio che sia morto qualcuno. Sembrava tutto morto, dall'odore che c'era.
Sul bordo della folla c'erano soldati a cavallo in uniforme
blu. Ce n'erano anche al banco di carico. Mi stavano guardando
molto bene, me e il mio fucile calibro 22. Quando i tybo
ti guardano in quel modo vuol dire che gli sta succedendo
una di queste due cose: o  la loro storia di sesso che li fa andare
fuori di zucca, oppure  l'altra cosa. Pi che scopare,
quelli volevano ammazzare. Per gli uomini tybo non c' tanta
differenza tra scopare e ammazzare.
Pi mi guardavo intorno, pi i miei occhi capivamo come
mai i soldati facevano cos tanto caso a me. Avevo addosso i
miei vestiti nuovi: gli stivali e il cappello che avevo comprato
a Bliss Station. Ero di una spanna pi alto del pi alto della
folla e vestito come un cowboy in ghingheri, e avevo l'aria
ben nutrita. Non sembravo un cane bastonato. Avevo ancora
le palle e il cervello abbastanza a posto da non perdere pezzi.
Sembravo un essere umano non tybo: una cosa che i tybo odiano vedere.
La maggior parte degli uomini indiani del popolo di mia madre
portava vestiti tybo della misura sbagliata. Le donne erano
avvolte in tessuti da capo a piedi: potevi vedere solo gli occhi
sbarrati. Per ce n'erano anche di svestite - la testa scoperta, gli
abiti strappati, le tette di fuori, ubriache - tutte sporche di vomito
sul davanti. Uomini distesi nella terra trasformata in fango
dai liquidi che uscivano da loro. Tutti ricoperti di mosche.
A un lato dello spaccio governativo c'era un portone aperto.
Gli indiani ci entravano, alcuni con cavalli da soma, pochi altri
con dei carri, la maggioranza con delle ceste in mano.
Neanche i neonati piangevano. Fissavano le nuvole di polvere
dalle loro culle fatte di legno e di stoffa attaccate alla schiena
della madre, oppure, se erano in braccio, fissavano la madre
come lei fissava lo spaccio governativo.
Mi faccio strada tra la folla per raggiungere la porta. Due
guardie in uniforme blu bloccavano l'entrata. Non mi volevano far entrare.
Devi aspettare che chiamino il tuo nome dice uno, dopo
di che tiri fuori la tessera annonaria.
Tessera annonaria: lo sceriffo Blumenfeld di Owyhee City
mi aveva chiesto la tessera annonaria la notte che mi aveva portato in prigione.
Mi faccio da parte e rimango vicino alla porta. Riesco a vedere dentro.
C'era una strada che passava tra due banchi di carico e attraversava
tutto il capannone fino a un portone aperto in
fondo. I banchi di carico arrivavano pi o meno all'altezza
della vita. Un tybo non in uniforme, in piedi su un banco,
gridava ordini a due indiani che portavano sacchi, scatole e lattine
agli altri indiani che aspettavano sulla strada.
Un soldato sul portone grida un nome. Il carro della famiglia
con quel nome va sulla strada in mezzo. Di solito era la
donna pi anziana a tirare fuori il borsellino con le perline e
a mostrare, con la mano tremante, la tessera annonaria al tybo.
Poi gli davano un sacco di qualcosa, una scatola di qualcosa,
carne affumicata e lattine varie. La famiglia usciva dalla
porta in fondo e poi chiamavano un altro nome.
Mi allontano dalla porta e mi faccio di nuovo strada tra la
folla, tra la gente di mia madre. Metto il mio corpo tra loro,
annuso il loro sudore che sa di acqua di fuoco, birra e pelle
di daino, metto la mia pelle vicino alla loro pelle, lascio che le mie mani sfiorino le loro.
I miei occhi nel loro occhio sinistro. Nessuno ricambia il mio sguardo.
Non mi vedono. Mi guardo il corpo. Non sono scomparso.
Commodity Day, il giorno dei rifornimenti, sento dire.
Mi giro e vedo un uomo. Era a torso nudo, scalzo, un paio di
mutandoni tenuti su con uno spago. Aveva i capelli tirati indietro
da un fazzoletto rosso. Sembrava vecchio di faccia, ma
si muoveva come un giovane. Aveva in mano un sacchetto di
carta con dentro una bottiglia da cui beveva. Non mi stava
guardando. Non sapevo se stava parlando con me o no. Poi
mi passa il sacchetto, sempre senza guardarmi. Il vino era
dolce e aveva lo stesso odore del suo fiato.
Charles Smith mi fa.
Cosa? dico io.
Charles Smith ripete lui, e allunga la mano per riprendersi la bottiglia.
Alcuni mi chiamano Shed dico, altri no. Un sorso e gli restituisco la bottiglia.
Charles Smith beve a lungo, il vino gli cola dagli angoli
della bocca. Si ripulisce con l'avambraccio e poi rutta. Il
bianco dei suoi occhi non  bianco. Perde un po' l'equilibrio e poi si riprende.
Arriva una volta al mese, come alle donne mi fa. Il Commodity Day, il giorno del rifornimento.
Che cosa? chiedo. Che giorno sarebbe?
Charles Smith abbassa la bottiglia e mi squadra con occhio
da falco, poi scoppia a ridere. Il giorno in cui ci danno da mangiare a noi indiani.
In che senso? Chi  che vi d da mangiare? domando.
L'America mi fa Charles Smith. Mi porge la bottiglia.
Un altro sorso?
Prendo il sacchetto e bevo quel che rimane.
Sto cercando i bisonti dico.
I bisonti? mi fa Charles Smith.
Quel che resta dico.
Possiamo comprarci dell'altro vino mi fa Charles Smith.
Costa un dollaro. Hai un dollaro?
Un dollaro  un po' tanto per una bottiglia di vino dico.
Ma che razza di indiano sei? domanda Charles Smith,
facendo un passo indietro e squadrandomi da capo a piedi
con i suoi occhi rossi. Questa  la riserva. Una bottiglia di
vino costa un dollaro, certe volte di pi. Anche due dollari.
Qual  l'indiano che non sa cos' il Commodity Day? Quale
indiano andrebbe mai a cercare i bisonti?
Siccome non so che cosa rispondergli, gli dico: Ce l'ho, un dollaro.
Lui continua a guardarmi. Il suo occhio sinistro mi odia.
Poi mi fa: Seguimi. Lo seguo.
Attraversiamo di nuovo la folla, quella gente che aspettava
i venti rintocchi della campanella, che si passava le bottiglie,
che aspettava tenendosi stretto il borsellino con le perline.
Sam Vero Tiratore! gridava il tybo. Annie-Nei-Boschi!
Benjamin Henry! Moses Cane con la Faccia!
Io e Charles Smith andiamo verso nord e verso est, lungo
una strada su cui camminano altri indiani con le loro ceste
piene di rifornimenti per il mese, i loro cavalli da soma, i loro
carri tirati da muli mezzi morti. Prima penso che camminano
cos perch sono tutti ubriachi come Charles Smith: sembra
che conoscano solo quel passo.
Per non erano solo ubriachi. Erano stanchi, facevano un
passo alla volta, come se non fossero sicuri di poterne fare
un altro. La gente di mia madre era arrivata a questo: una
strada polverosa su cui non rimaneva pi niente se non il
passo che facevano. E poi un altro passo. E un altro ancora.
Pi ci avvicinavamo alla casa di pietra pi le grida diventavano
forti e anche l'odore. Charles Smith mi dice che  il macello.
Carne per l'uomo bianco dice.
Tagliamo per un campo di erba fienaiola morta e bottiglie
vuote di vino, ci arrampichiamo su un cancello di legno e
saltiamo gi dall'altra parte. Siamo su un passaggio circondato
da recinti pieni di vacche tutte ammassate. Le mucche
mi guardano, vogliono parlare, vogliono trovare un umano
con cui parlare, e aspettano. Una mucca ha le corna impigliate
sotto un recinto e il naso a terra, soffia aria e muco, ha gli
occhi in fiamme, si sta chiedendo perch. Altre vacche la
spingono. C' uno che fa schioccare la frusta. Uno sportello
si chiude di scatto. Dagli animali esce merda liquida e verde,
sono tutti rinchiusi nel recinto, urlano, vanno al macello,
senza nessuna speranza di uscire.
Nei recinti c'erano anche altre bestie. Guardo in uno e,
quando vedo i maiali, il mio naso e le mie orecchie finalmente
capiscono. L'odore che sentivo era quello del sangue. Il rumore
era quello di questi animali che morivano.
Charles Smith apre la porta di metallo del macello ed entra.
Il mio corpo mi dice di non seguirlo, ma io lo faccio lo stesso.
Appena entrato, mi  tornata in mente la volta che avevo
ucciso un cervo. Quando ero corso dal cervo e l'avevo visto
l caldo e morto, avevo gridato a mia madre: Uccidere  sicuramente sbagliato!.
In realt, tutti noi mi aveva detto mia madre, gli animali
con quattro zampe, con due, con le ali o striscianti, i pesci...
siamo solo spiriti intrappolati in un corpo, che implorano di essere liberati.
Dentro il macello le mie labbra dicono la parola "liberi"
ma non era quella la parola che avevo nel cuore.
Fino a quel momento della mia vita avevo sentito parlare
del diavolo - com'era, che non dovevi mai dirgli il tuo nome,
che gli occhi vedevano una cosa e il cuore un'altra - ma fino
a quel momento, anche se mia madre era stata assassinata e
Billy Blizzard mi aveva sfondato il culo, non ero mai arrivato
cos vicino a quell'odore, a quelle urla, cos vicino alla follia che  il diavolo.
Charles Smith mi dice di rimanere sulla porta e di non
muovermi di l. Lui attraversa la stanza rossa e urlante fino a
una porta e poi scompare. Io rimango l nel macello - rimango
l con tutto me stesso - i miei occhi, le mie orecchie, il mio
naso, la mia pelle cercano di scappare, i miei piedi di correre,
il respiro entra ed esce forte da me, il mio cuore!
Uomini indiani in perizoma, occhi morti come quelli di un
maiale morto, scalzi in uno stretto passaggio pieno di merda
di porco, legano le zampe posteriori di un maiale con una
corda, lo sollevano, il maiale caccia il grido che ho sentito da
mezzo miglio di distanza, il maiale cerca di far ritornare diritte
le cose, con le zampe ormai inutili, tozze, che si arrampicano
nell'aria senza rispetto. Un altro indiano sta su una
piattaforma pi in alto con un coltello in mano. Occhio umano
in occhio di porco, conficca il coltello, lampo di luce, nella
gola del maiale: il rosso, l'odore del rosso, la morte di sangue
che schizza sull'uomo, sul maiale, nel canale di scolo, nel canale
di sangue. Quando il sangue smette di uscire a fiotti,
quando sgocciola e basta, il maiale viene trascinato con la testa
indietro e la gola aperta - una bocca spalancata in un grido
troppo grande per qualsiasi cuore - su un tavolo dove altri
indiani tagliano, sventrano e affettano: zampe di porco in
uno scivolo, testa in un altro, interiora in un altro ancora.
Poi si apre uno sportello e un altro maiale urlante viene
spinto dentro, sollevato, il lampo del coltello che affonda
nella gola, nell'urlo in gola, il sangue.
Non ero io quello che riusciva a rimanere ancora in quel
posto. Il mio stomaco cercava di salire in alto e uscire dalla
bocca, e la bocca cercava di farlo rimanere gi al suo posto.
Prima di rendermene conto, mi ritrovo nella stanza accanto,
dov'era andato Charles Smith. Era in piedi vicino a un altro
indiano con il corpo nudo ricoperto di sangue. Sento uno
sparo e il mio corpo crede di essere morto. Faccio per prendere
il fucile calibro 22 che ho sulla schiena, per vedo che era
morta una mucca, non io. Mi giro appena in tempo per vedere,
alla luce della finestra in alto, la mucca che si accascia dopo
lo sparo, una danza splendida che finisce sul pavimento.
L a terra, morta, la vacca era solo un mucchio di roba.
Libera.
Senza Moves Moves non siamo niente.
In un angolo c'erano altri uomini che tiravano delle corde.
Le mucche scivolavano su un tavolo in movimento, con le
quattro zampe dritte in aria, la pancia rivolta al cielo. Le teste
erano girate in modo sballato: avevano distolto lo sguardo
dalla morte, gli occhi aperti.
Occhi dico ai miei occhi, non guardate quegli occhi.
Esco di corsa dalla porta sul retro. Prendo il mio corpo e lo
getto a terra, affondo la faccia nella terra, prendo la terra con
le mani, me la schiaccio sul cuore, la mangio.
Quel che ho nello stomaco esce dalla mia bocca. Mi giro e
guardo il cielo, guardo il cielo steso su quel marrone polveroso,
in quell'oro secco. Prego di poter volare via da questo
sogno, dal sogno del diavolo.
Non volo via. Rimango l disteso e guardo.
Charles Smith esce dalla porta sul retro e mi cerca. Non
pu vedermi dove sono. Attraversa i recinti e va davanti all'edificio.
Non so se il mio corpo mi far avvicinare ancora cos tanto
al macello, per mi alzo, prendo il fucile e torno indietro.
Quando giro intorno al macello, vedo delle donne indiane
radunate intorno a un buco nel muro su un lato dell'edificio.
Mentre le guardo, dal buco esce un mucchio di interiora che cade
in un trogolo tutto insanguinato che c' sulla strada. Le donne
si chinano e raccolgono in fretta le interiora con le mani nude,
le braccia nude... il rumore delle loro mani e delle loro braccia.
Mettono le interiora dentro scatole di legno, sacchi, lattine.
Le portano ai carri e ce le scaricano dentro. Si sentono le mosche.
C'erano budella che penzolavano dai buchi delle fiancate
del carro, budella sulle ruote, budella sugli assi delle ruote.
Charles Smith sta parlando con una donna. Quando comincia
a parlare anche lei, indica con un braccio insanguinato
verso lo spaccio del governo. Guardo la sua bocca che parla.
Non capisco niente. Poi dice: Penna di Gufo.
Quando Charles Smith vede che sono dietro di lui, mi viene
incontro. Mi dice che dobbiamo andare da Penna di Gufo.
Da un uomo chiamato Penna di Gufo.
Quando Charles Smith vede Princess attaccato al palo davanti
al Licensed Government Traders fa un sorriso grande:
probabilmente uguale a quello che ho fatto io la prima volta
che ho visto il mio cavallo.
Poi, quando vado da Princess e lui vede che  il mio cavallo,
il sorriso si trasforma in qualcos'altro.
Dove hai rubato quel cavallo? mi chiede.
Non l'ho rubato dico io. L'ho comprato.
Stronzate fa Charles Smith. Gli indiani non hanno tutti
quei soldi. Te l'ha dato il governo, vero? Che cosa hai dovuto fare?
Non ho dovuto fare niente per il governo dico io. E poi: Me l'ha comprato mio padre.
E anche i vestiti? domanda Charles Smith. Gli stivali, il
cappello, il Winchester: ti ha regalato anche quelli?
Charles Smith mi stava facendo delle domande che non
erano assolutamente affari suoi. Stavo per dirglielo chiaro e
tondo, per quando l'ho guardato nell'occhio sinistro, la mia
bocca non  riuscita a dire le parole che voleva dire, perch
attraverso gli occhi di Charles Smith ho visto mia madre che
mi guardava, e la gente di mia madre.
Ho detto solo: S.
 un bianco, tuo padre mi fa Charles Smith. Vero?
La maggior parte di me voleva che Charles Smith chiudesse
la bocca. Nelle mie orecchie suonavano venti campanelle
e i miei occhi si guardavano intorno in cerca di qualcosa da
ficcargli in quella bocca maledetta.
Sembri un indiano, per non lo sei mi fa. Non sei abbastanza
pazzo. Hai troppi soldi grazie al pap bianco e non
hai le palle di un indiano.
Charles Smith ha sorriso quando ha detto: Le palle di un indiano.
Non stava scherzando.
Faccio un sorriso uguale al suo, come uno che scherza senza scherzare.
Dov' questo Penna di Gufo? chiedo, mentre attacco il fucile
alla sella, obbligo i miei occhi a guardare le mie mani e le
mie mani a rimanere ferme in modo che possa fare un nodo.
Charles Smith si avvicina a Princess allungando la mano.
Il cavallo non vuole avere niente a che fare con lui e scarta di
lato. Salgo in sella. Princess si impenna.
Nella polvere vedevo il cavallo morto di Billy Blizzard che
sanguinava dall'occhio sinistro.
Abbasso una mano, Charles Smith me la afferra, mette un
piede su una staffa e si issa dietro di me.
Princess parte al galoppo. Io sono rimasto in sella per miracolo,
figurarsi Charles Smith che era attaccato a me.
Dal fabbro! grida Charles Smith. Proviamo ad andare l!
Rideva aggrappato a me. Giro le redini dove stava indicando
lui, verso i binari della ferrovia.
Charles Smith allunga una mano e mi stringe le palle per
un secondo, ridendo per la battuta. Quella che avevo le palle
di un bianco e non da indiano era una battuta.
La strada andava un po' in discesa mentre ci avvicinavamo
ai binari. Sulla collina davanti a noi c'era una baracca di
lamiera con il fumo che usciva dal comignolo. Andiamo sul
davanti e, tra l'artemisia e le erbacce, vediamo pezzi di ferro
ritorto, proprio come quelli che c'erano intorno alla bottega
di Thord Hurdlika a Excellent. C'erano altre cose di ferro: binari
di ferrovia, mucchi di lattine, pezzi di carro dappertutto.
Il sole picchiava cos forte sulla lamiera che era difficile
vedere bene. La palla infuocata era cos infuocata che bisognava
girarsi. Poi, quando riuscivi a guardare, l'interno della
casa era pi scuro della notte. Nero dentro, ganci e catene
penzolanti. Troppo chiaro fuori, troppo scuro dentro.
Sul cortile davanti alla casa di lamiera c'era un carro sollevato
con un cricco. Le mie orecchie sentivano il rumore del
ferro che batte sul ferro.
Sotto un grosso cespuglio di artemisia c'erano degli indiani
accovacciati come si sedeva mia madre. Charles Smith si
stringe pi forte a me. Uno degli indiani aveva addosso una
bombetta, altri due dei cappelli a tesa larga. Mi accorgo che
Bombetta porta i capelli corti come i tybo.
Princess era ancora spaventato, per camminava con le
zampe e la coda alte.
Qualcuno di quegli indiani indossava una camicia bianca
con cravatta. Bombetta-dai-capelli-corti portava un completo
da bianco, panciotto e scarpe. Tutti gli altri avevano addosso
delle coperte. Fermo Princess proprio davanti a loro.
Charles Smith parla in una lingua indiana con loro e, tra
una battuta e l'altra, era tutto uno scintillio di braccialetti,
pendenti, collane, borsellini di perline, conchiglie argentate
sulla loro pelle grigio polvere, bruno-rossiccia, schizzi di luce
e acqua in una tempesta di polvere.
I loro occhi mi guardavano senza guardarmi.
Poi un fucile si mette a sparare e i colpi piovono dappertutto.
Princess si impenna e Charles Smith scivola gi dal cavallo.
Princess cerca di non calpestarlo, non sa dove andare.
Neanch'io riesco pi a stare in sella, cos cado a terra sbattendo
forte il culo, con le redini ancora in mano. Altri colpi di
fucile, altri pallettoni. Charles Smith corre pi come un jack
rabbit che come un essere umano tra i cespugli di artemisia.
Ero caduto vicino agli indiani. Lascio andare le redini,
rotolo fin dove erano accovacciati e poi salto in mezzo a loro,
coprendomi la testa e tenendo il culo basso.
Quando torno in me abbastanza da pensare, alzo gli occhi e
i miei occhi vedono un grosso tybo pelato con la barba nera e
una canottiera bianca annerita dal nero che aveva sulle mani e
sulla faccia, nero dalla vita fino agli stivali neri, bianco solo intorno
agli occhi e sotto le ascelle quando alza le braccia.
Dopo gli spari le mie orecchie sentono gli indiani che ridono.
Si rotolano a terra e ridono. Poi le mie orecchie sentono il
bianco quasi tutto nero che impreca o recita la Bibbia, non si
capisce bene se l'una o l'altra cosa.
Ges Cristo, Charles Smith, maledetto ladro indiano, tieni
il tuo maledetto culo di fariseo ladro indiano lontano da qui!
Charles Smith stava ancora correndo, scavalcando i cespugli
di artemisia. Gli indiani stavano ancora ridendo.
L'uomo bianco nero mette un'altra pallottola nel fucile e lo
chiude di scatto. Si gira e viene verso di me. Gli indiani si tolgono
di mezzo in fretta, lasciandomi l da solo. Lui  sempre
pi vicino, passo dopo passo.
Di nuovo il diavolo.
Vedo Princess con la coda dell'occhio e mi sento meglio. Le
mie orecchie mi sentono gridare come la mia bocca non aveva
mai fatto prima: non era un grido tybo e neanche indiano.
Era l'urlo dei maiali - la bocca spalancata - la fine di ogni
speranza. Il corriere seduto sul nido, senza pi trucchi da fare,
con le ali pronte a volare incontro a quel che l'aspetta.
L'uomo bianco nero alza il fucile e me lo punta alla fronte.
I piedi mi portano pi vicino al mio fucile.
Smettila! gli urlo. Smettila di ucciderci.
L'uomo bianco nero abbassa il fucile. Gli indiani non stavano
pi ridendo e gli spari erano finiti in cielo. Rimanevano
solo il rumore del respiro e del battito del cuore, e degli stivali
dell'uomo bianco nero che calpestavano forte la terra
per raggiungermi. Mi guarda nell'occhio sinistro.
Neanche a me piace uccidere mi fa l'uomo bianco nero.
Ho ucciso gi troppo. La Bibbia dice: "Non uccidere"
Mi chiamo Zacharias Ward, figliolo dice, porgendomi la
mano. E quel Charles Smith  un ladro bastardo, un fariseo.
 da dieci anni che mi deruba, credimi.
Gli stringo la mano. Alcuni mi chiamano Shed dico.
Altri no. Cerco un uomo di nome Penna di Gufo. Mi hanno
detto che sa dove trovare i bisonti e comprare una bottiglia di whisky.
Il whisky non fa bene, figliolo dice Zacharias Ward. Soprattutto
a voi indiani.  contro il comandamento di Dio che
dice di guardarsi dalle bevande alcoliche.
Conosci questo Penna di Gufo? domando.
Hai sentito quel che ti ho appena detto? mi dice Zacharias Ward.
S, ti ho sentito rispondo.
Be'? dice lui. Non sai riconoscere la parola di Dio?
Conosci questo Penna di Gufo? domando.
Vi credete di essere tanto furbi, voi indiani dice Zacharias Ward. Siete fatti tutti della stessa pasta.
Penna di Gufo ripeto.
Eh s, lo conosco fa Zacharias Ward. Per non so dov'.
Doveva venire qui questo pomeriggio, per non  ancora arrivato.
Forse questi indiani ti sanno dire dov'.
Zacharias Ward punta il fucile verso l'artemisia.
Da dove mi trovo il cammino per raggiungere gli indiani
seduti  il pi lungo che abbia mai fatto. Guardo i miei stivali nuovi che calpestano la terra dura davanti alla casa del
fabbro. Guardo la mia ombra che non si allontana da sotto di
me. Il mio corpo cerca di diventare grande e di scomparire al
tempo stesso. Poi mi trovo davanti alla gente di mia madre e
non so cosa dire, cos la mia bocca parla per conto suo.
Qualcuno di voi conosce un tizio di nome Penna di Gufo? domando.
Mai visto uomini come loro in vita mia. Due avevano pi
o meno la mia et. C'era Bombetta-dai-capelli-corti, con un
completo da tybo, scarpe nere, senza calzini, una camicia
bianca di un colore ormai marrone-rossiccio a furia di stare
vicino alla terra, e una cravatta nera. L'altro giovane aveva
una treccia lunga sulla schiena e i capelli sopra la testa dritti
come gli aculei di un porcospino. Portava una camicia larga,
pantaloni di pelle di daino e mocassini.
Oltre a questi due ce n'erano tre dell'et di Dellwood
Barker. Avevano cappelli a tesa larga, con i capelli lunghi, lisci,
lucenti e neri, oppure ondulati per esserseli intrecciati
bagnati come faceva mia madre. Uno aveva una pelle d'animale
intorno alla vita e collane intorno al petto. Guardo le
perline della collana molto da vicino. Perline minuscole cucite
insieme con i colori della bandiera americana: rosso, bianco e blu.
Dove hai rubato il cavallo? chiede Bandiera Americana.
Non l'ho rubato rispondo.
Allora te l'ha dato il governo fa lui. Che cosa hai dovuto fare?
Sei diventato cristiano? domanda Porcospino.
No rispondo io.
Sei andato a scuola?
No rispondo.
Sei stato adottato da una famiglia di mormoni?
No rispondo.
Ti sei tagliato i capelli?
No rispondo.
Il Wild West Show di Buffalo Bill?
No rispondo.
Hai dato la tua terra al capo della riserva?
No rispondo. Me l'ha comprato mio padre.
Chi  tuo padre?
Teddy Roosevelt rispondo.
Indiani ignoranti dice Zacharias Ward, scuotendo la testa,
quando mi sente dire Teddy Roosevelt. Poi si avvicina al carro
sollevato con un cricco e torna a lavorare all'asse della
mota. Non appena Zacharias Ward se ne va, gli indiani si mettono a ridere.
Chi  tua madre? domanda Porcospino. La regina Vittoria?
Gli indiani ridono di nuovo.
No rispondo, mia madre era Princess. Era Bannock. Si
chiamava Umori di Bisonte. L'avete conosciuta o avete mai sentito parlare di lei?
Gli indiani non mi rispondono, guardano avanti. Io ero seduto
sotto l'artemisia con loro. Mi aspettavo altre parole, altre
risate. Niente. Rimaniamo l seduti a guardare dritto davanti
a noi e ad ascoltare il vento che attraversa l'artemisia.
Penna di Gufo sar qui fra poco? chiedo.
Siete veramente indiani?
Qui c'erano veramente un milione di bisonti?
O si sono dimenticati all'improvviso la lingua tybo o  di
nuovo la mia bocca che non funziona, oppure sono scomparso,
perch nessuno di loro mi risponde e non d neanche segno di avermi sentito parlare.
Poi Porcospino dice: Penna di Gufo verr.
Bandiera Americana dice: Siamo Bannock... puro sangue.
Bombetta dice: I bisonti qui non si potevano contare.
E poi: Il tuo cavallo.
Be'? chiedo.
Ti conviene andarlo a prendere. Senn va a finire che
qualche indiano te lo frega dice Bombetta.
Come si chiama quello stallone nero? chiede Bandiera Americana.
Princess rispondo.
Gli indiani si sganasciano dalle risate.
Vado incontro a Princess dall'altra parte dei binari della ferrovia.
Ti avevo detto di non preoccuparti gli dico, poi mi guardo
intorno. Charles Smith era sparito da un pezzo.
Quando il carro  pronto per partire, Zacharias Ward chiama
gli indiani. Porcospino corre dietro la bottega e oltre la
collina diretto in citt. Bombetta si alza e raggiunge il carro
seguito dagli altri. Afferra la ruota e la scuote.
Resister! dice Zacharias Ward.
Bombetta dice qualcosa in indiano agli altri uomini. Uno
dopo l'altro scuotono la ruota. Parlano ancora un po' tra loro.
Bombetta prende un borsellino con le perline dalla tasca
della giacca e mette delicatamente un dollaro d'argento sulla
grossa mano unta di Zacharias Ward. Questo lo solleva, lo rigira e lo guarda da vicino.
Porcospino arriva al galoppo su un cavallo e trascinandone un altro.
Qualcosa mi dice di osservare i cavalli. Quel qualcosa  il
fatto che sono una pariglia ben assortita, bestie sane dalle ossa
grosse. Fino a quel momento a Fort Lincoln avevo visto
solo roba che sembrava ottenuta con l'elemosina, in prestito,
rubata o mezza morta. Allora scruto il carro. Anche quello
nuovo di pacca, dipinto di rosso.
Quando mi giro dopo aver osservato il carro c' un vecchio accanto a me.
Tutte le facce degli altri uomini erano racchiuse nella sua.
La fronte, le rughe, gli zigomi, il mento erano la stessa terra
piatta di polvere soffiata dal vento su cui avevo viaggiato
dopo aver lasciato Excellent, Idaho. La sua pelle ricopriva un
cranio tondo come la luna. I suoi occhi non erano occhi, ma
buchi nella testa da cui usciva la luce che era in lui. Luce di
luna. Luce solare riflessa. Gli occhi di un bambino: nulla mi
impediva di caderci dentro a capofitto.
Sono Penna di Gufo mi dice, e tossisce. Stai cercando me?
Passeri spaventati sorvolano la trave del tetto della baracca
di lamiera. La mia mente non sa pi chi sono, perci rimango l a guardare e basta.
Mi serve una bottiglia di whisky dice la mia bocca.
Whisky? dice Penna di Gufo. Non stavi cercando il bisonte?
S, il bisonte risponde la mia bocca.
Vuoi cercare il bisonte ubriaco di whisky? mi chiede Penna di Gufo.
No dice la mia bocca.
Prima vuoi trovare il bisonte e poi ubriacarti di whisky?
mi chiede Penna di Gufo.
S risponde la mia bocca.
Fai sempre cos quando cerchi il bisonte? mi chiede.
Non ho mai visto un bisonte dice la mia bocca.
Allora avrai bisogno di un po' di whisky dice Penna di
Gufo. Dovrai venire con me.
Poi dice a Porcospino: Prendi del whisky per questo giovanotto.
E poi ancora a me: Ce li hai due dollari?.
Infilo la mano nel borsellino, tiro fuori due dollari - facendo
attenzione a non far vedere a nessuno quanti soldi ho - e
li do a Penna di Gufo. Lui li d a Porcospino, e Porcospino
corre di nuovo al di l della collina.
Dove hai rubato il cavallo? mi chiede Penna di Gufo.
Gli indiani bardano la pariglia e l'attaccano al carro. Preparano
un posto speciale per Penna di Gufo con le loro coperte
e poi lo sollevano e lo caricano sul carro. Una volta sistemato
Penna di Gufo, si siedono intorno a lui. Io tolgo la sella a
Princess e la metto dietro la schiena del vecchio in modo che
ci si possa appoggiare. Porcospino arriva di corsa con il whisky
quando stiamo per partire. Lego Princess dietro al carro.
Zacharias Ward esce dalla sua baracca scura con un grosso
libro in mano proprio mentre ci mettiamo in moto. Stava leggendo
di peccato, dannazione eterna e fuoco.
Osservo Zacharias Ward e la sua bottega luccicante di lamiera
che diventano sempre pi piccoli. Guardo le mie gambe
e i miei piedi che penzolano dal carro, la terra polverosa
bruno-rossiccia che scorre sotto di me. La terra che passa di
sotto e il carro che si muove lentamente su distese con l'orizzonte
tutt'intorno che ti fanno sentire piccolo e solo, con il
tuo respiro e il tuo cuore che batte.
Poi sento una mano. Era la mano di Penna di Gufo. Era la
mano di Dellwood Barker. Era la mano umana che fa cos bene
quando ti tocca da farti soffrire per tutte le volte che non
l'hai sentita.
Ti piace il carro nuovo di Lupo Bannock? mi chiede
Penna di Gufo. Non aspetta la mia risposta.  quello che sta
guidando. Quello con la bombetta. Si chiama Lupo Bannock.
L'ha ricevuto l'altro ieri dal governo americano perch si 
tagliato i capelli e si  messo quei vestiti nuovi. Dopo due
giorni si  rotto. Gli indiani non hanno fortuna con la roba
dei bianchi. La settimana scorsa Lupo Bannock  stato battezzato
dai mormoni. Dice di voler combinare qualcosa nella
vita. Il governo degli Stati Uniti gli dar una casa, una di
quelle con mezza finestra. Chiss perch,  il massimo della
finestra che gli Stati Uniti sono disposti a mettere nelle case
indiane: met finestra. Vuole anche darsi un nome da bianco.
Dice che sta pensando a Brigham. Brigham Hall Smith Jones,
Brigham Wayne, Brigham O'Connor: uno di questi Brigham.
Lupo Bannock combiner qualcosa nella vita. Basta cambiare
vestiti, cambiare nome, tagliarsi i capelli, farsi battezzare
e darsi all'agricoltura.  facile combinare qualcosa nella
vita. Chiedilo a Charles Smith: te lo dir lui com' facile. Si
chiamava Falco Rosso prima di ricevere il suo carro con la pariglia di cavalli.
Penna di Gufo comincia a tossire, tutto il suo corpo tossisce.
Di solito non riesco a parlare tanto tutto in una volta mi
fa, mentre cerca di riprendere fiato.
Io ti ho detto il mio nome, qual  il tuo? chiede, dopo essersi calmato.
Duivichi-un-Dua rispondo.  il nome indiano che mi
ha dato mia madre. Lei si chiamava Umori di Bisonte. Era
Bannock. Mio padre non so di preciso chi . Un cliente di mia
madre. Mi chiamano Shed, che  un diminutivo di Out-in-the-Shed,
Fuori-nella-Baracca, perch  l che lavoro dico.
Sai che cosa significa questo nome, Duivichi-un-Dua? gli domando.
Torno a guardare le mie gambe che penzolano dal bordo
del carro e la terra bruno-rossiccia che mi passa sotto lentamente.
Quella polvere era il sapore che avevo in bocca da
quando avevo lasciato Dellwood Barker. Fort Lincoln era
scomparso, e anche l'odore e le grida. La strada procedeva
tra i cespugli di artemisia. Princess camminava dietro con le
redini molli. Lo guardo e gli voglio un bene immenso.
Duivichi-un-Dua fa Penna di Gufo. Non  la mia lingua.
Questi uomini e io siamo tutti Bannock. Il tuo nome non
 nella nostra lingua. Questa  la lingua Shoshone. Sei sicuro
che tua madre fosse Bannock? mi chiede Penna di Gufo.
Cos credevo dico.
Nella riserva ci sono indiani di molte trib diverse: Shoshone,
Shoshone del Nord, Bannock, alcuni Nez Perc. Penna
di Gufo dice: Siamo finiti tutti qui perch non c'era pi
posto, cos siamo andati dove l'America ci ha mandati. Ci
hanno messo dentro un quadrato come le case quadrate che
costruiscono per noi e da cui guardiamo, attraverso una
mezza finestra, la Terra che era nostra madre e che adesso 
il posto dove abitiamo. Viviamo in un posto recintato, mentre
un tempo potevamo andare dove volevamo.
Poi Porcospino dice: In autunno pescavamo i salmoni a
Nord. Cacciavamo il bisonte, l'alce, l'alce delle terre del
Nord, l'antilope. In primavera raccoglievamo semi, bacche,
radici della prateria di Camas e cacciavamo animali pi piccoli.
E poi c'erano i pinoli.
Su al fiume Bear dice Bandiera Americana c'era l'accampamento invernale degli Shoshone.
Bombetta dice: Gli Shoshone portavano la carne essiccata
e le bacche e i semi, e facevano una bella vita con nostra madre
nei tepee. Noi Bannock a volte andavamo l a fare dei
giochi invernali con loro: corse di cavalli, hockey e danze.
Penna di Gufo ricomincia a tossire, con le gambe che sobbalzano
e le braccia che sbattono dappertutto. Porcospino e Bandiera
Americana lo devono tenere, senn cadrebbe dal carro.
Poi  arrivato il generale O'Connor dice Porcospino, e
da l  cominciata la rovina. Lui e le sue truppe hanno ucciso
gli Shoshone, il popolo indiano, tutti, nel Massacro del fiume
Bear: uomini, donne e bambini, tutti. Duecentocinquanta
corpi morti. Tagliavano la gola alle donne mentre le violentavano.
La neve era rossa di sangue. Le acque del fiume erano rosse.
Hanno ucciso il capo Cacciatore di Orsi dice Penna di
Gufo. Un soldato americano ha arroventato la sua baionetta
nel fuoco e poi gliel'ha conficcata in un orecchio fino a farla uscire dall'altro.
D'allora gli Shoshone non sono pi gli stessi dice Bandiera Americana.
Hanno ancora la baionetta rovente nel cranio dice Penna di Gufo.
Tutti noi ce l'abbiamo.
Poi: Ora il nemico  in noi e ci ammazziamo da soli dice Penna di Gufo.
Duivichi-un-Dua dice Penna di Gufo.  un nome Shoshone.
Da quel che ne so io, significa qualcosa come "un ragazzo di un ragazzo".
Un ragazzo di un ragazzo dico.
Credo che sia cos dice. Un ragazzo di un ragazzo: ha senso per te? domanda.
Ha senso rispondo. Sono berdache. Ho scelto la cesta e la zucca.
Il boa di piume!
Penna di Gufo strabuzza gli occhi. Bombetta per poco non cade dal carro. Gli uomini che non mi stavano guardando, mi guardano.
S dice Penna di Gufo. Allora s che ha senso, il nome.
La casa di Penna di Gufo con mezza finestra era un quadrato d'ombra nella luna. La luna, bassa sull'orizzonte, una mezza
finestra anche lei, un occhio assonnato che ci guardava cercando di vedere.
Sotto di noi, bambini, cani e gatti che corrono in tutte le direzioni, tutti che cercano di avvicinarsi a Penna di Gufo.
Quando lo aiutiamo a scendere dal carro, quando ha entrambi i piedi a terra, tutti gli esseri viventi - bambini, cani e
gatti - trovano il modo di farsi toccare da lui. Li tocca con la mano aperta, sorride e parla, saluta tutti quanti, guardandoli negli occhi.
Quando finisce di toccare e salutare, Porcospino e Bandiera
Americana lo sollevano e lo portano dietro la casa e lo
mettono a sedere su un tronco d'albero sotto un paio di olmi rinsecchiti.
Bombetta prende la sella di Princess, se la getta in spalla e mi d la coperta.
Seguimi mi dice.
Lo seguo verso un fienile che si trova al di l di una collinetta.
Fienile del governo americano dice Bombetta. Per non
se ne accorgeranno mai dice, quindi per stanotte puoi tenere
lo stallone Princess nel fienile del governo americano.
Il fienile era rosso e circondato dal filo spinato. C'era un
cartello: "Propriet del Governo degli Stati Uniti". Un altro
cartello diceva: "Vietato l'accesso". Bombetta guida me e
Princess attraverso un buco nel filo spinato. La porta del fienile si apre subito.
 come se fosse nostro dice Bombetta.
Lego Princess in un box, lo spazzolo e gli parlo, mentre
Bombetta gli porta acqua fresca e fieno: il fieno del governo americano.
Bombetta guarda in bocca a Princess e gli controlla i denti.
Dice solo: Teddy Roosevelt.
Appoggio il fodero con il fucile calibro 22 al palo vicino a
Princess, e poi io e Bombetta torniamo alla casa quadrata, lui
zitto e io pure. Le rane gracidavano cos forte che si sentivano solo loro.
Il cielo pi che nero era blu scuro. Le stelle, perle di sudore
schizzate dalla mano enorme di un essere enorme. Il fuoco
dietro la casa quadrata bruciava alto nel blu intenso. Vicino
alla casa c'era un tepee - un vero tepee - e della gente seduta intorno al fuoco.
Pi ci avvicinavamo al fuoco pi li sentivamo ridere.
Qualcuno parlava in indiano e poi tutti ridevano. Altre parole
indiane e altre risate. Oltre alle parole, alle risate, al fuoco
e alle rane, c'erano i miei stivali e le scarpe nuove di Bombetta
che calpestavano la terra, i cani che abbaiavano, un gatto
che strepitava contro un altro gatto e i bambini.
Penna di Gufo era seduto su un dondolo con una coperta
sulle gambe vicino al ceppo dove l'avevano messo all'inizio.
Quando mi vede, mi fa segno di sedermi l sopra.
Stasera possiamo mangiare dice. Sono tutti contenti
quando si mangia. Agli indiani piace molto mangiare.
Nella casa quadrata c'era una lampada a cherosene. Grandi
ombre e voci di donne che parlavano in fretta in lingua indiana,
tagliavano cose e friggevano il grasso. Poco dopo si sentiva
odore di cipolle e carne. Quando l'odore  dappertutto, i
bambini smettono di correre e di fare baccano. Si siedono a
terra in silenzio vicino alla veranda della casa quadrata. Nei
loro occhi alla luce del fuoco vedo che non ho mai avuto fame.
Vecchi intorno al fuoco. Ogni tanto uno si allontana e torna
con della legna. I vecchi fumano e guardano dentro le
fiamme. Parlano a bassa voce e siedono uno vicino all'altro.
Giovani intorno al fuoco, pi in ombra, gli occhi spiritati,
non parlano, ascoltano i vecchi.
Penna di Gufo osserva i giovani. Fuma e ci guarda. L'aria 
calda e pesante e non c' vento. C' un tale silenzio che gli
scoppiettii del catrame di pino ti fanno sobbalzare. In tutto il
mondo rotondo, e anche pi in l, io con il mio nome, con la
gente di mia madre, seduto vicino a un tepee intorno al fuoco.
Quando le donne portano la pentola piena di stufato, la
posano sui sassi di fiume che ci sono a terra e mettono i piatti,
le ciotole e i bicchieri l vicino. Poi arriva un mucchio di
pane fritto e l'acqua in una grossa brocca di vetro.
Le donne si siedono, coprendosi le gambe con le gonne.
Penna di Gufo si alza in piedi. Non  facile per lui. Guarda in
alto e spalanca le braccia al cielo, rivolgendosi a est, a nord, a
ovest e a sud: la sua preghiera in indiano  come un pianto
solitario.
Tutto  in ascolto nella notte.
Penna di Gufo abbassa le braccia e si rimette a sedere, e
tutti dicono forte la stessa parola e poi si buttano sullo stufato:
prima i bambini, poi i vecchi, quindi i giovani uomini e
infine le donne.
Mai assaggiato un cibo cos buono. Pezzi di carne con patate,
carote e sedano, il pane fritto inzuppato nello stufato.
Svuoto la mia ciotola in un baleno. Fai pure il bis mi dice
Penna di Gufo.
Il mio stomaco  d'accordo con Penna di Gufo, e i miei
piedi stanno per raggiungere la pentola di stufato quando
vedo la bambina chinata sulla sua ciotola.
Un mese  lungo da aspettare per mangiare.
Decido di accendermi una delle sigarette di Porcospino.
I cani erano tutti schierati seri e in silenzio, i gatti si tendevano
con le costole di fuori, cos magri che si vedevano i polmoni
in movimento.
Penna di Gufo dice qualcosa alla bambina con la faccia
sulla sua ciotola. La piccola sorride, posa la ciotola e corre
nella casa quadrata. Torna indietro con gli ossi. Ne d uno a
ogni cane e a ogni gatto.
Quando arriva il momento di lavare i piatti, non c' molto
da fare perch era stato leccato tutto. Mi alzo per dare una
mano. Penna di Gufo dice qualcosa e tutti gli indiani ridono.
Ci potrai aiutare pi tardi mi dice una donna massiccia.
Gli indiani ridono di nuovo.
La stessa donna esce dalla casa rotonda con una grande
torta al cioccolato e una grande brocca con una crema di bacche
di qualche tipo e li posa sul ceppo dove ero seduto io. Sistema
il coltello vicino al dolce. Penna di Gufo taglia la torta,
la mette nella ciotola gi utilizzata per lo stufato e poi la passa
alla donna, che ci mette sopra la crema di bacche. Serve
prima i bambini, leccandosi le dita tutte le volte che pu.
Mentre distribuisce le fette di torta, Penna di Gufo comincia
a parlarmi ad alta voce in modo che tutti possano sentire.
Mia moglie Hazel dice che potrai dare una mano pi tardi
dice Penna di Gufo.  molto felice che ci sia di nuovo un
berdache da queste parti.  da trent'anni che nessun indiano
lo confessa. Dubito persino che i miei figli sappiano che cosa
significa. Forse s.  difficile non sapere che cosa sia un berdache
anche se non ne parla mai nessuno.
Abbiamo smesso di parlare delle nostre tradizioni antiche
e dei berdache. Avevamo paura che l'America ci portasse
via il cibo o la terra, che ci facesse tagliare i capelli o ci costringesse
ad abbandonare la nostra religione. Per l'ha fatto
lo stesso, anche se noi non abbiamo detto niente sui berdache.
Forse adesso persino i miei figli sarebbero capaci di deriderti.
Mio figlio Charles Smith lo farebbe di certo. Questo lo so.
E credo che, tra tutti i figli che ho, sia proprio lui il berdache.
Sai, anni fa, essere un berdache era una benedizione. Guardalo adesso, invece. Era Falco Rosso e adesso  Charles Smith,
uno stupido ubriacone. Avrei dovuto fare di pi per lui.
Penna di Gufo ha un attacco di tosse. Hazel gli toglie il
piatto con la torta dalle mani e aspetta. Quando finisce di
tossire, Penna di Gufo riprende a distribuire la torta al cioccolato
con la crema di bacche.
Dunque, a mia moglie Hazel non dispiacerebbe che tu
l'aiutassi a lavare i piatti, per quel che le serve di pi  che
scopi con me stanotte, cos la smetto di dare fastidio a lei.
Persino i cani scoppiano a ridere. Le risate sono forti e durano
a lungo. Tutti si sganasciano dalle risate.
Hazel dice qualcosa in indiano e tutti ridono di nuovo, persino
pi forte di prima, se  possibile, soprattutto le donne.
Hazel dice che spera che tu sia abbastanza uomo da darmi
fastidio la met di quanto io pretendo di fare con lei dice
Penna di Gufo.
Io e le donne laviamo i piatti. Nella casa quadrata con
mezza finestra, le donne e il loro odore, le loro braccia nell'acqua
insaponata, erano Ida Richilieu, erano le puttane con
cui ero cresciuto, erano mia madre, erano Alma Hatch.
Quando mi siedo di nuovo vicino al fuoco, gli uomini
stanno bevendo birra e facendo girare una bottiglia di whisky.
Anche le donne si siedono per bere la birra. Alcune bevono
qualche sorso di whisky.
Quando la bottiglia arriva a Bombetta, lui la passa al vicino
senza bere. Quando arriva a Penna di Gufo, lui la guarda
e dice: Io non bevo perch il mio cuore mi dice di non farlo.
Lupo Bannock non beve perch la chiesa dei mormoni gli dice
di non farlo.
Penna di Gufo mi passa la bottiglia di whisky. A te, invece
mi dice, conviene berne un bel po'. Stai per vedere il tuo
primo bisonte.
La bottiglia fa un giro e poi un altro. Io faccio girare l'erba.
I vecchi prendono dei tamburi e cominciano a cantare canzoni
e a battere il ritmo. I tamburi erano il linguaggio della luna,
il battito del mio cuore, il mio respiro.
Penna di Gufo si china e mi tocca di nuovo. Ho chiesto in
giro. Nessuno tra questa gente ricorda una donna chiamata
Umori di Bisonte. Sei sicuro che tua madre era Bannock e
non Shoshone? mi chiede Penna di Gufo. Il nome che ti ha
dato - Duivichi-un-Dua -  Shoshone. Visto che ti ha dato un
nome Shoshone doveva essere Shoshone. O forse era Nez
Perc, o di un'altra trib... Cree, magari.
Non lo so dico, pensando a quel che ricordavo di lei.
Non rattristarti troppo se non saprai nulla di lei dice
Penna di Gufo. Il popolo indiano  come stato investito da
un vento gigante che l'ha scaraventato in ogni direzione per
anni e anni di seguito. Ha ammazzato quasi tutti, questo
vento gigante, e poi ha abbandonato gli altri come morti.
Quando i vivi, come tua madre, cercavano di tornare a casa
propria, non la trovavano pi, e non trovavano nemmeno le
montagne e le valli dove erano vissuti. Gli indiani sono stati
scaraventati in giro cos a lungo e si sono abituati alla miseria
e alla morte al punto da non sapere pi neanche perch
vivevano. "Perch viviamo? Perch viviamo?" si domandavano
a vicenda. Per non se lo ricordava nessuno. Avevano
la baionetta rovente conficcata nel cervello, da orecchio a
orecchio, e non ricordavano. C' un limite alla sofferenza che
la mente umana  in grado di tollerare; superato quello, si
comincia a dimenticare. Ben presto la sofferenza diventa tua
madre. La perdita  tua madre. La sofferenza e la perdita sono
la tua casa. Prima di trovare la strada per tornare a casa
devi sapere chi sei e perch vivi.
La gente di mia madre era seduta intorno al fuoco, gli uomini
battevano i tamburi, gli uomini, le donne e i bambini
cantavano l'urlo del coyote. Intorno a loro, fuori dalla luce
del fuoco, nell'oscurit, c'era la terra piatta, solo artemisia e
vento. Intorno a loro c'erano i recinti, la riserva e, pi in l,
nel buio, c'era "Vietato l'accesso", c'era la "Propriet del Governo
degli Stati Uniti", intorno alla gente di mia madre c'era
l'America.
Fuoco davanti ai miei occhi, bevo un altro sorso dalla bottiglia
di whisky.
Io ero Duivichi-un-Dua, un ragazzo di un ragazzo.
Vivevo perch dovevo scoprire chi ero e trovare il bisonte.
Mi alzo in piedi.
Voglio vedere il bisonte dico.
Dietro il fienile d'America dice Penna di Gufo. Dove
hai legato lo stallone Princess.
I miei piedi escono dalla luce del fuoco e vanno verso le
rane che gracidano e le stelle. Io mi avvio - le canzoni indiane
sulla notte, intorno a me il buio - verso il buio del fienile
d'America.
Dietro il tetto del fienile splendeva la luna. Passo nel buco
del recinto di filo spinato e apro la porta. Non mi fermo per
toccare Princess con la mano. Vado dietro il fienile, dal bisonte.
Esco dalla porta in fondo, dove c'era la luna. Dove c'era
il recinto quadrato. Dove c'era il filo spinato.
Alla luce della luna, dietro il fienile d'America, nel recinto,
trovo il bisonte. Una femmina, vecchia e solitaria. Il suo respiro
 affannoso, la sua pelliccia arruffata, la sua testa china,
alza la coda e caga merda liquida. Nel recinto quadrato dietro
il fienile d'America, il bisonte, la gente di mia madre, in
piedi davanti al recinto a guardare fuori: cerca di capire
dov' la sua casa, perch viviamo, cerca di ricordare com'erano
le cose quando ci muovevamo liberamente.
I miei piedi vanno dritti dal bisonte. Rimango l fermo, i
miei occhi guardano dentro gli occhi ciechi del bisonte, poso
le mani sulla sua testa. L'animale sbuffa, china la testa e si allontana
zoppicando.
Sento Princess. Sento che c' qualcosa che non va. Raggiungo
la porta di dietro del fienile e la apro lentamente. C'
uno sparo e il mio orecchio sente la pallottola calibro 22 entrare
nel legno, tanto  vicina. Mi butto a terra e rotolo. Altri
spari. Princess scalcia nel box e grida come gridano i cavalli.
Poi sento: Brutto figlio di puttana con il padre bianco e ricco,
senza le palle di un indiano.
Princess! grido.
Si apre la porta del fienile, Princess  un'ombra, e anche
Charles Smith. L'ombra salta su Princess. Il fucile calibro 22
nella sua mano  un'ombra. Esco dalla porta e mi lancio contro
Princess e la gamba di Charles Smith. Sono a cavallo dietro
Charles Smith, con una mano gli stringo forte le palle indiane
e con l'altra gli tiro indietro la testa finch manca un
soffio perch il suo collo si spezzi. Princess sfonda di corsa il
recinto e corre verso il fuoco.
Poi siamo circondati da uomini e donne, e io e Charles
Smith siamo a terra, io non l'ho ancora lasciato andare, lui
non  pi un'ombra e grida per il dolore alla testa e alle palle.
Penna di Gufo mi tocca di nuovo. Non dobbiamo ammazzarci
a vicenda, Duivichi-un-Dua! Lascialo andare! mi dice.
Il mio nome. Mollo la presa. Mi alzo.
Penna di Gufo prende il fucile dalle mani di Charles
Smith, suo figlio. Penna di Gufo posa l'arma a terra. Charles
Smith si mette le mani tra le gambe e piange. Piangeva come
avrei sempre voluto fare io, di vergogna, perch non avevo
pi nome e avevo perso la mia terra. Le rane tacevano. Il
fuoco era la luce. Il fuoco era il suono. Charles Smith che
piangeva era il suono.
I miei occhi guardano e io vedo il bisonte dietro Charles
Smith, la luce del fuoco, la luce negli occhi del bisonte. Rimaniamo
tutti in silenzio mentre il bisonte si allontana da Charles
Smith trascinando la zampa ferita, passa davanti a Princess
e va verso la casa quadrata con mezza finestra, poi si
ferma, si gira e si dirige verso il fuoco, le sue corna e la sua
gobba un'unica ombra. Si ferma, scuote la testa, arretra, raspa
la terra con la zampa, si gira di nuovo e poi esce dal cerchio
di luce per tornare nel buio.
Torna nel suo recinto dice Penna di Gufo.
L'urlo: all'inizio le mie orecchie credono che la mia bocca
sia impazzita di nuovo. Ma l'urlo non era mio, non era del
bisonte. L'urlo era di Charles Smith. Era in piedi, gli occhi
fuori dalla testa che guardavano altrove. Penna di Gufo era a
terra. Il fucile calibro 22 era tra le mani di Charles Smith. Solleva
il fucile e spara nell'occhio sinistro di Princess, che cade
a terra lentamente e con grazia.
Senza Moves Moves non siamo nulla.
Guardo dritto nella canna del fucile quando Charles
Smith spara. La pallottola mi entra dentro, mi entra nel cuore.
Guardo il sangue sul mio petto. Alzo di nuovo la testa.
Gli occhi fuori dalla testa di Charles Smith erano gli occhi
del diavolo. Il suo sorriso era quello della gola tagliata del
maiale, il lampo della baionetta rovente che gli attraversava
il cervello da orecchio a orecchio.
Charles Smith punta il fucile contro di s. Si ficca la canna
in bocca. Spara schizzando il suo cervello in aria.
Poi c' il mio respiro, il mio cuore.
Poi non c' pi.
Charles Smith mi aveva ucciso.
Niente luce, solo buio.
...
.
...
Fine Parte 1.